Ma da queste profonde ferite usciranno farfalle limpide”. Su una delle pareti della palestra realizzata all’interno della casa circondariale di Castrovillari campeggia il verso di una poesia di Alda Merini: un messaggio potente di resilienza, rinascita e speranza. Deve averlo scelto il direttore Giuseppe Carrà, ostinato com’è a mostrare sempre “il volto umano” del carcere. 

L’area benessere (inaugurata nei giorni scorsi) è frutto della collaborazione tra il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e il Soroptimist International d’Italia, che promuove i diritti delle donne, l’uguaglianza e l’empowerment femminile. La presidente del club di Cosenza Rosita Paradiso spiega: «La sinergia con il carcere di Castrovillari risale al 2019, con la creazione di una biblioteca dedicata alle detenute. A settembre, partirà un corso per gelataie, grazie al sostegno dell’azienda Fabbri».

La palestra, invece, s’inserisce nell’ambito del progetto nazionale denominato “Donne e Sport”. La presidente Rosita Paradiso continua: «L’obiettivo è quello di curare sia il corpo che la mente, non a caso i colori scelti sono il blu e il giallo, che hanno un forte impatto dal punto di vista psicologico».

Il 99% delle carceri italiane è pensato per la popolazione maschile: da qui, la necessità (meglio l’urgenza) di migliorare l’ambiente detentivo femminile. Il direttore della Casa circondariale di Castrovillari Giuseppe Carrà non potrebbe essere più chiaro: «Oltre alla libertà personale, le detenute rischiano di perdere anche la dignità di donne. Ogni detenuto ha il proprio vissuto, le proprie speranze e le proprie esigenze. Significa - questo il monito del direttore Giuseppe Carrà - che è l’esecuzione della pena a doversi adattare alla persona, e non il contrario».

Inevitabile un riferimento al sovraffollamento, un fenomeno che, secondo il direttore Giuseppe Carrà, deve essere affrontato e risolto partendo da un presupposto: «Il 30% della popolazione carceraria è costituito da detenuti psichiatrici che dovrebbero trovarsi altrove. Emblematico il caso di un detenuto che è rimasto nella Casa circondariale di Castrovillari oltre un anno e mezzo, soltanto perché in REMS (Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza, ndr) non c’era posto. Il 20% invece è rappresentato da stranieri ai quali è ascrivibile la maggior parte dei danneggiamenti che si verificano all’interno delle Case di reclusione».