Prosegue a Cosenza il processo Recovery, il procedimento della Dda di Catanzaro che contesta al clan degli “italiani” un presunto sistema di narcotraffico e altri reati nell’area urbana cosentina. Nell’ultima udienza, celebrata nell’aula della Corte d’Assise davanti al collegio presieduto da Paola Lucente, è stato sentito il collaboratore di giustizia Giuseppe Zaffonte. L’esame è stato condotto dal sostituto procuratore antimafia Filomena Aliberti, competente per il circondario di Cosenza.

Le accuse sul “sottobanco” e la richiesta da 50mila euro

Nel racconto reso in aula, Zaffonte ha parlato di un episodio che riguarda un parrucchiere di Rende. Secondo quanto riferito, l’uomo avrebbe “fatto sottobanco” e, una volta scoperto, sarebbe stato punito dal gruppo. «Superbo e Porcaro, quando lo scoprirono, gli spaccarono la testa imponendogli la somma di 50mila euro», ha dichiarato il collaboratore. Sempre in tema di “sottobanco” ha parlato di Antonio Abruzzese, alias “Strusciatappine”. «Ne fece uno da 200mila euro...».

Gli approvvigionamenti: la “Piana” e altri canali

Ampio spazio è stato dedicato alla droga e alle presunte filiere di rifornimento. Zaffonte ha spiegato: «Prendevo droga e la consegnavo a gente di Crotone, recandomi sul posto. Abitavo lì vicino». E, sui canali di approvvigionamento, ha aggiunto: «Approvvigionamento cocaina e marijuana da Pelle-Vottari, la zona della Piana, fatta da Marco D’Alessandro, gruppo Di Puppo». In realtà, è storicamente noto che il clan Pelle-Vottari opera nella zona di San Luca, ovvero nella Locride.

Secondo la sua ricostruzione, ci sarebbero stati anche altri riferimenti: «Altri canali approvvigionamento? Strangio, zona della Piana (cosca in verità collocata sempre a San Luca, ndr), contatti presi da Marco D’Alessandro, che prendeva la droga anche da un soggetto di Paola e uno di Messina». Quanto ai pagamenti, ha precisato: «D’Alessandro in alcune occasioni non pagava subito la droga, in altre pagava contanti».

Sulla durata dei rapporti, Zaffonte ha affermato: «Ho fatto parte del gruppo Di Puppo dal 2013 al 2019, anno in cui ho iniziato a collaborare».

I rapporti attorno a Bruno Bartolomeo e la compagna Erra

Nel controesame dell’avvocato Mario Scarpelli, è stato affrontato il tema dei contatti e delle frequentazioni. Zaffonte ha riferito che «Bruno Bartolomeo si era avvicinato prima a Porcaro e poi a D’Alessandro». E ancora, sulla figura di Immacolata Erra, ha aggiunto: «Era la compagna di Bartolomeo, una volta parlò con Porcaro. La conobbi forse ai colloqui, prima della mia collaborazione».

Sempre su questo punto, il collaboratore ha collocato un passaggio a casa della coppia: «Poi Marco D’Alessandro andò a casa loro e io l’accompagnai: era il periodo in cui Bruno si trovava in carcere. Mi sembra che lui avesse un debito con Marco, debiti per droga».

«Non ho commesso reati con…»

Nel corso delle domande, il collaboratore ha anche escluso coinvolgimenti diretti in specifiche condotte con alcune persone: «Non ho commesso reati con Bruno Bartolomeo». E, parlando di Salvatore Ariello, su domanda posta dall’avvocato Fiorella Bozzarello, ha ribadito: «Ariello l’ho conosciuto tramite un orologiaio di Cosenza che poi si era messo a spacciare anche lui. Con Ariello non ho commesso reati».

Sempre in riferimento all’orologiaio, non imputato nel processo Recovery, il collaboratore ha detto: «Era originario di Cosenza, da ragazzo acquistavo droga da lui. Avevo 17-18 anni». Quindi ha ricordato un episodio: «Un giorno, quando eravamo nel suo negozio, arrivò la Polizia, in quel momento all’interno c’erano soggetti del calibro di Michele Bruni e Salvatore Ariello, con il quale ripeto non ho avuto rapporti».

A margine, la difesa ha chiesto un approfondimento invocando l’escussione dell’orologiaio.

La collaborazione e i precedenti

Quanto al percorso collaborativo, Zaffonte ha collocato l’avvio nel 2019: «Collaborai nel 2019 recandomi dal maresciallo Parisi: da quando entrai nel programma di protezione passarono circa 20 giorni».

Ha poi ricordato alcune sue vicende giudiziarie: «Sono stato condannato per rapina, poi sono stato condannato nel processo Factotum e infine a Reset».

La distanza dal padre e le risposte al collegio

Su domande del presidente Lucente, il collaboratore ha ricostruito il suo contesto personale: «Ho studiato fino al terzo superiore dell’Alberghiero. Da sposato stavo un po’ a Cosenza e un po’ a Crotone». E, sul rapporto con il padre, ha aggiunto, rispondendo all’avvocato Giancarlo Greco: «Ebbe un problema con Adolfo D’Ambrosio, il quale venne denunciato per estorsione. Con mio padre non ho rapporti dal 2000».

Le prossime udienze

Il processo prosegue con le nuove escussioni. La prossima udienza è stata fissata per l’11 maggio: sarà sentito Ernesto Foggetti.