Un’aula magna piena, un tema che incrocia passato recente e futuro prossimo, e una frase destinata a far discutere. Al Centro Congressi “Beniamino Andreatta” dell’Università della Calabria, a Rende, l’economista Carlo Cottarelli è stato protagonista dell’evento promosso dal Rotary Club Rende (Distretto 2102), ricevendo l’Encomio Speciale alla Carriera.

Al centro della lectio magistralis, dedicata a “L’economia italiana nell’ultimo quarto di secolo e le prospettive future” e moderata dal professor Francesco Aiello, una rilettura delle principali fasi attraversate dal Paese e, soprattutto, del ruolo che l’Europa ha avuto nel momento più delicato: la crisi pandemica.

Dal passato “pesante” alla svolta della pandemia

Cottarelli ha ricostruito gli errori che, a suo giudizio, hanno segnato la traiettoria dell’Italia: dall’aumento della spesa pubblica alla perdita di competitività. Poi il passaggio chiave: la risposta europea al Covid, con strumenti come Next Generation EU e Pnrr, indicati come un sostegno decisivo per la ripresa.

Ma, nel ragionamento dell’economista, c’è un punto che viene prima di tutto il resto: la Banca Centrale Europea.

«La Bce è diventata il bancomat dello Stato italiano»

«Il primo annuncio decisivo è stato quello della Banca Centrale Europea», ha spiegato Cottarelli, richiamando la politica straordinaria di acquisto di titoli pubblici. E poi la frase che riassume il senso di quella fase: «Per due anni la Banca Centrale Europea è diventata letteralmente il bancomat dello Stato italiano».

Per dare la misura dell’intervento, Cottarelli ha riportato il concetto di deficit con parole semplici: «È la differenza tra quello che lo Stato spende e quello che incassa». Quindi i numeri: nel 2019 il deficit era 26 miliardi, nel 2020 è salito a circa 160 miliardi, un balzo definito senza precedenti in tempi di pace.

Quasi 190 miliardi dall’Europa: spinta e controspinte

Dentro quel quadro, l’afflusso di risorse è stato enorme. «Sono arrivati circa 170 miliardi dalla Banca Centrale Europea, più 20 miliardi dall’Unione Europea con il programma SURE», ha sottolineato, per un totale di circa 190 miliardi, quindi – come evidenziato – più del fabbisogno stesso.

Una “abbondanza” che, secondo l’economista, ha avuto un doppio effetto. Da una parte, ha impedito che l’Italia scivolasse in una crisi ancora più profonda. Dall’altra, ha aperto la strada a misure molto espansive: «Con tutti questi soldi abbiamo fatto anche delle cose che poi ex post erano un po’ esagerate», osservazione accompagnata dall’esempio più noto, il Superbonus 110%.

La crescita più forte della media Ue e la lezione finale

Nonostante le criticità, Cottarelli riconosce l’impatto complessivo di quella fase: «Questo ha dato una grande spinta all’economia italiana». Tra il 2020 e la metà del 2022, l’Italia ha registrato una crescita superiore alla media europea, invertendo – almeno temporaneamente – una tendenza storica di rallentamento.