Il progetto europeo MYTHiC presenta i dati su hate speech e discriminazioni: il 71,6% dei casi rilevati emerge online
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Il contrasto ai discorsi d’odio passa dalla capacità di riconoscerli, misurarli e farli emergere, soprattutto nei territori in cui discriminazioni e violenze restano spesso sommerse. È questo il cuore dell’incontro pubblico “Invisible Hate Speech – Dati ed esperienze in Calabria”, che si è svolto ieri, 18 giugno 2026, all’University Club dell’Università della Calabria, a Rende.
L’iniziativa, promossa in occasione della Giornata Internazionale contro i Discorsi d’Odio, rientra nel progetto europeo MYTHiC – Mobilize Youth Tackling Hate in Calabria, finanziato dall’Unione Europea e coordinato da Fondazione L’Albero della Vita, in partnership con Dataninja e Centro Calabrese di Solidarietà ETS.
All’Unical il confronto su odio, discriminazioni e pregiudizi
Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali della professoressa Elvira Brunelli, prorettrice dell’Università della Calabria con delega alle Pari Opportunità e al Benessere, e di Manuela Viola, referente regionale di Fondazione L’Albero della Vita.
Entrambe hanno sottolineato il valore di un impegno condiviso tra istituzioni, università e realtà del territorio per promuovere una cultura fondata sull’inclusione, sul rispetto delle differenze e sul contrasto a ogni forma di discriminazione.
L’incontro ha rappresentato un momento di confronto tra università, istituzioni, terzo settore, operatori sociali e cittadinanza sul tema dei discorsi d’odio, delle discriminazioni e dei crimini motivati da pregiudizio. Fenomeni sempre più diffusi, ma ancora difficili da intercettare, soprattutto nei contesti territoriali del Mezzogiorno.
La ricerca MYTHiC e il caso Calabria
Al centro dell’appuntamento è stata presentata la ricerca “Mapping Hate and Discrimination in Italy: Structural Invisibility, Multi-Source Monitoring and the Calabrian Case Study”, curata dalla professoressa Giovanna Vingelli, docente dell’Università della Calabria e direttrice del Centro Women’s Studies UNICAL.
Lo studio, realizzato nell’ambito del progetto MYTHiC, restituisce un quadro significativo. Il principale spazio in cui oggi si manifesta l’odio è il digitale, dove si concentra il 71,6% dei discorsi d’odio rilevati. Il restante 28,4% emerge invece nei contesti fisici, come scuole, luoghi di lavoro e spazi pubblici.
Nel solo 2024, il sistema UNAR ha registrato 17.640 segnalazioni complessive, di cui il 93,7% emerse dal monitoraggio del web e dei media. Un dato che conferma quanto l’ecosistema digitale sia diventato uno degli ambienti più esposti alla diffusione di linguaggi discriminatori.
L’invisibilità strutturale delle discriminazioni in Calabria
Il focus dedicato alla Calabria è uno degli aspetti più rilevanti della ricerca. Il territorio viene definito come un caso di “invisibilità strutturale”: non perché discriminazioni e violenze siano meno presenti rispetto ad altre aree, ma perché risultano meno denunciate, meno monitorate e più difficili da intercettare.
Questa condizione, secondo lo studio, è legata a diversi fattori: elementi culturali, sfiducia nelle istituzioni, normalizzazione di alcune forme di discriminazione e fragilità delle reti di emersione e supporto.
Il dato pone una questione centrale: senza strumenti adeguati di ascolto, segnalazione e presa in carico, molte forme di odio rischiano di restare invisibili, continuando però a produrre effetti concreti sulla vita delle persone colpite.
Il confronto con terzo settore e comunità
Il dibattito, moderato dalla giornalista Maria Rita Galati, ha visto la partecipazione della professoressa Giovanna Vingelli, di Silvio Cilento, presidente di ARCI Cosenza APS e coordinatore del CAD LGBT Cosenza, e di Stefania Bevilacqua, vicepresidente UCRI – Unione delle comunità Romanès in Italia.
Cilento ha posto l’attenzione sulla crescita delle violenze e delle discriminazioni nei confronti delle persone LGBTQIA+, mentre Bevilacqua ha condiviso una testimonianza diretta sulle discriminazioni multiple vissute da chi appartiene a minoranze etniche e di genere.
Il confronto ha messo in evidenza la necessità di un approccio capace di unire raccolta dei dati, esperienze sul campo e capacità dei territori di attivare risposte coordinate. Perché l’odio, online e offline, non riguarda solo il linguaggio, ma incide sui diritti, sulla sicurezza e sulla partecipazione alla vita sociale.
MYTHiC, giovani e strumenti contro l’odio online
Il progetto MYTHiC nasce con l’obiettivo di contrastare hate speech e hate crime coinvolgendo direttamente le nuove generazioni attraverso percorsi educativi, formazione e partecipazione attiva.
Ad oggi, il progetto ha già coinvolto oltre 840 studenti, formato 80 operatori territoriali e più di 30 docenti, costruendo una rete regionale di soggetti impegnati nella prevenzione delle discriminazioni e nella promozione di comunità più inclusive.
«Con MYTHiC stiamo costruendo in Calabria strumenti concreti per riconoscere e contrastare l’odio online, investendo sulle nuove generazioni e sulla capacità dei territori di rispondere in maniera coordinata ai fenomeni discriminatori», ha sottolineato Lara Colace, EU Project Coordinator di Fondazione L’Albero della Vita.
La fase più importante del progetto, ha spiegato Colace, si aprirà nei prossimi mesi: «La fase più importante si aprirà nei prossimi mesi con l’attivazione di laboratori sul campo e di un innovativo sistema di referral che consentirà alle vittime di discriminazione di segnalare in maniera protetta gli abusi subiti, attivando una rete di presa in carico e supporto».

