Il dottore forestale Simone Valentini denuncia iter lunghi e opere mai partite: «Non è solo clima». Proposte su mappatura del rischio, snellimento autorizzazioni e interventi su alvei e boschi
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La foto dei Laghi di Sibari si riferisce ai giorni precedenti
Se il fango è l’immagine più immediata dell’emergenza, la “seconda onda” – quella che resta quando l’acqua si ritira – ha un nome preciso: ritardi, carte, iter. È su questo crinale che si inserisce la denuncia di Simone Valentini, dottore forestale ed esponente di Patto Civico per Castrovillari, che lega maltempo e dissesto a una responsabilità umana: «La tragedia non è attribuibile solo ai cambiamenti climatici e all’abbandono del territorio, ma viene aggravata dalla burocrazia che “fa annegare” il territorio ancor prima delle piogge».
Il “caso Grondo”: progetto, autorizzazione e lavori mai partiti
Al centro dell’analisi c’è l’esempio che Valentini definisce emblematico: il torrente Grondo nel Comune di Altomonte. Patto Civico ricorda che un progetto esecutivo di sistemazione e manutenzione idraulica fluviale era stato presentato con Prot. generale SIAR n. 225964 del 28/06/2018, con l’obiettivo di mettere in sicurezza oltre 2.500 metri di alveo.
Il problema, nella ricostruzione, è diventato l’iter: «tre anni di estenuanti passaggi burocratici» per arrivare al decreto regionale di autorizzazione del 2021. La domanda che Valentini pone è diretta: com’è possibile che, nonostante quell’autorizzazione, «i lavori non siano mai stati eseguiti»? La risposta, per Patto Civico, sta nelle inefficienze amministrative e nelle carenze economiche dei Comuni. E l’effetto, viene ricordato, è stato concreto: il torrente sarebbe esondato lo scorso 6 febbraio, con danni a infrastrutture e territori.
Da Sibari a Castrovillari: «Una ferita aperta»
Valentini allarga poi il quadro alle esondazioni del fiume Crati, che – secondo il testo – hanno colpito Laghi di Sibari e Lattughelle (Cassano all’Ionio e Corigliano-Rossano), oltre ai comuni di Tarsia e Cosenza. A questo si aggiunge «il dolore per la perdita di un nostro concittadino di Castrovillari», vittima di uno smottamento. Il messaggio è che l’emergenza non è isolata, ma ricorrente, e che senza prevenzione il territorio paga ogni volta un prezzo più alto.
Le cause “sistemiche” indicate da Patto Civico
Nella lettura del movimento, la fragilità deriva da una somma di fattori: lo spopolamento delle aree montane e l’abbandono delle attività agrosilvopastorali, la cementificazione e le occupazioni delle pertinenze fluviali, la mancanza di interventi selvicolturali nei boschi e l’assenza di pulizia degli alvei e di opere di sistemazione idraulica e prevenzione. Il risultato, sostiene Patto Civico, è un territorio più fragile, con deflussi ostacolati e rischi amplificati di frane e smottamenti.
La proposta: mappatura del rischio e “burocrazia agile”
Patto Civico non si limita alla denuncia. Tra gli obiettivi indicati da Valentini ci sono un monitoraggio reale del rischio idrogeologico a scala comunale e provinciale, lo snellimento dei tempi di autorizzazione e l’assunzione negli enti pubblici di profili specialistici senior selezionati per merito.
A questi si affiancano interventi di resilienza forestale con azioni selvicolturali mirate, opere di sistemazione idraulica e fluviale e un maggiore controllo del territorio, con l’idea di costruire in modo più consapevole ed ecocompatibile e promuovere in agricoltura modelli produttivi più sostenibili.
Il richiamo al 1959: «Serve lo stesso coraggio»
Valentini chiude ricordando un precedente storico: dopo l’alluvione di Cosenza del 1959, lo Stato intervenne con Leggi speciali che portarono in Calabria al rimboschimento di 180.000 ettari e alla sistemazione di 320.000 ettari di bacini montani. Patto Civico chiede oggi lo stesso coraggio: trasformare l’emergenza in una nuova coscienza civica e in una strategia di prevenzione, «prima che le prossime piogge diventino l’ennesima tragedia».

