Storica firma del Quotidiano del Sud, ha vissuto per anni sotto protezione per le sue inchieste sulla criminalità organizzata. Il cordoglio dell'editore del network LaC Domenico Maduli e di tutta la redazione
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Se n’è andato questa mattina Michele Albanese, storica firma del Quotidiano del Sud e tra i giornalisti più determinati nella lotta alla criminalità organizzata. Aveva 63 anni ed era ricoverato da mesi per complicazioni seguite a un infarto. Nativo di Cinquefrondi, lascia la moglie Melania e le figlie Maria Pia e Michela. Per oltre un decennio, la sua vita ha incarnato dedizione al mestiere e impegno civile. Le sue inchieste e reportage andavano oltre la cronaca: smontavano reticenze, complicità e omertà attorno alla ‘ndrangheta, rivelandola non solo come criminalità, ma come un «sistema di potere che condiziona economia, politica e società», un «stato parallelo» che paventa l’informazione libera più di ogni istituzione.
L’impegno di Albanese non restò impunito. Dopo aver denunciato pubblicamente minacce esplicite dalle famiglie mafiose della Piana di Gioia Tauro, dal 2014 visse protetto da forze dell’ordine e scorta, un’ombra che ha segnato gli ultimi anni della sua esistenza professionale e personale.
Non si trattò di rassegnazione, ma di resistenza quotidiana: continuare a svelare intrecci tra economia legale e illegale, dare voce a vittime e cittadini in cerca di giustizia e legalità. Per lui, il giornalismo era missione civica.
Alla famiglia di Michele Albanese la vicinanza e il cordoglio dell'editore Domenico Maduli, del direttore editoriale Maria Grazia Falduto, del direttore responsabile Franco Laratta e di tutto la redazione del network LaC.
«Esprimo le più sentite condoglianze alla famiglia Albanese, - ha dichiarato l'editore Domenico Maduli - la Calabria oggi perde un cronista che del suo mestiere ne ha fatto una seria scelta di vita».
Occhiuto: «La Calabria perde un validissimo professionista»
«A nome della Giunta regionale esprimo profondo cordoglio per la scomparsa di Michele Albanese e mi stringo alla sua famiglia e alla comunità del ’Quotidiano del Sud’. Michele è stato un giornalista arguto, mai banale, capace di trattare temi estremamente delicati con rigore ma allo stesso tempo con grande amore per la sua Calabria. Con lui avevo un rapporto franco e schietto, con periodici confronti sul futuro della Regione, sulle opportunità di crescita, e sullo sviluppo del Porto di Gioia Tauro. La Calabria perde un validissimo professionista. Mancherà tanto a tutti noi». Così Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria.
Irto: «La Calabria perde un giornalista coraggioso e di verità»
«La scomparsa di Michele Albanese colpisce la Calabria nel profondo. Con lui se ne va un giornalista libero, coraggioso e puntuale, che ha interpretato l’informazione come servizio alla verità e alla comunità. La nostra regione perde una voce autorevole e indipendente, che ha subito molto dalla ’ndrangheta e che non ha mai ceduto di fronte alle intimidazioni e alle difficoltà». Lo afferma in una nota il senatore Nicola Irto, segretario del Pd Calabria.
«Michele – sottolinea il parlamentare – ha pagato un prezzo molto alto per il suo impegno civile e professionale. Ha vissuto sotto tutela e ha sopportato pressioni e sacrifici personali, ma ha mantenuto la schiena dritta e la potenza della parola. Ha raccontato la Calabria con coraggio, equilibrio e amore, senza sconti e senza timori. In un contesto difficile, Michele ha difeso la dignità del giornalismo e il diritto dei cittadini a essere informati. Per me – aggiunge Irto – la sua scomparsa è anche un dolore personale. Perdo un amico, una presenza leale, una persona di grande umanità e onestà intellettuale. Alla sua famiglia va il mio abbraccio più sincero. La Calabria – conclude il senatore dem – gli deve molto e ha il dovere di custodirne la memoria e l’esempio».
Libera: «Michele Albanese un vero cronista di strada»
«Con la scomparsa di Michele Albanese, la Calabria perde un giornalista tutto d'un pezzo, un vero cronista di strada che ha saputo leggere il territorio e le dinamiche del potere mafioso». Così Libera ricorda Michele Albanese.
«Il suo impegno contro le mafie - è scritto in una nota - è stato il naturale frutto dell'amore per la sua terra, i suoi articoli, come lo scoop inchino della statua della madonna delle Grazie alla casa del boss Giuseppe Mazzagatti a Oppido Mamertina, restano un esempio di informazione approfondita e coraggiosa. Ciao Michele, ti abbracciamo nella vicinanza a tutte le persone che ti hanno voluto bene a cominciare dalla tua splendida famiglia, a cui va una carezza affettuosa».
Ruotolo: «Punto di riferimento per tutti noi»
«Michele Albanese era uno di quei giornalisti veri, giornalisti-giornalisti, che lavorano in silenzio nelle terre più difficili del Paese. Nella piana di Gioia Tauro ha raccontato con coraggio ciò che molti preferivano non vedere, pagando un prezzo altissimo: per una sua inchiesta la 'ndrangheta lo aveva messo nel mirino. La sua morte ci addolora profondamente. Come comunità del Partito Democratico siamo vicini alla sua famiglia e a quanti gli hanno voluto bene. Michele era uno dei 29 giornalisti sotto scorta, tra i primi a essere protetti dallo Stato. Ha vissuto lontano dai riflettori, affrontando ogni giorno le difficoltà di chi continua a fare informazione libera in una piccola comunità sotto tutela e sotto pressione. Il suo impegno per la legalità e per il diritto dei cittadini a essere informati è stato un punto di riferimento per tutti noi. Sta anche a noi, oggi, non disperdere il valore del suo lavoro e continuare la battaglia per la verità e la libertà di stampa». Cosi' Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segreteria nazionale del Pd ed europarlamentare.
Wanda Ferro: «Giornalista dalla schiena dritta»
Il sottosegretario all’Interno Wanda Ferro esprime profondo cordoglio per la scomparsa di Michele Albanese, «un giornalista dalla schiena dritta, libero e coraggioso, che ho sempre stimato per la sua integrità e per la passione con cui ha raccontato la nostra terra. Profondo conoscitore delle dinamiche criminali della Calabria e della Piana di Gioia Tauro, ha pagato personalmente il prezzo del suo impegno instancabile contro le organizzazioni mafiose, costretto da anni a vivere sotto scorta. L’ho sempre considerato un riferimento autorevole con cui confrontarmi e collaborare sui temi della legalità e della prevenzione dei fenomeni criminali. Alla moglie, alle figlie e ai colleghi giunga la mia più sincera vicinanza».
Polimeni: «Albanese giornalista con la schiena dritta»
«Michele Albanese era un giornalista con la schiena dritta, rigoroso e appassionato, che ha raccontato la criminalità in Calabria senza piegare la testa, incurante delle minacce di morte ricevute dalla ‘ndrangheta che lo costringevano a vivere sotto scorta da più di 10 anni. La sua scomparsa priva la nostra terra di un professionista serio e tenace, un vero esempio di senso civico e legalità. Alla famiglia rivolgo le più sentite condoglianze». Lo ha detto il presidente della commissione regionale contro la ‘ndrangheta, la corruzione e l’illegalità diffusa Marco Polimeni.

