Le parole di Nicola Gratteri sul referendum scuotono il quadro politico nazionale e aprono un fronte di polemica che coinvolge istituzioni, partiti e associazioni forensi. In un’intervista al Corriere della Calabria, il procuratore della Repubblica di Napoli ha affermato che al voto «voteranno per il “No” le persone perbene», mentre per il “Sì” «gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente».

Dichiarazioni che hanno immediatamente provocato una reazione compatta da parte dei partiti di maggioranza, schierati per il “Sì”, e acceso il dibattito pubblico.

La reazione delle istituzioni

Il presidente del Senato Ignazio La Russa si è detto «basito» per una dichiarazione che «offende milioni di cittadini che non voteranno come lui» e che «fa alzare di parecchio i toni dello scontro politico».

Sulla stessa linea il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Sono una persona perbene, non sono massone, non sono indagato e voterò convintamente sì. Le parole del procuratore sono un attacco alla libertà e alla democrazia che offende milioni di italiani».

Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, ha parlato di «dichiarazioni indegne», mentre il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto ha definito le affermazioni «etichette infamanti» e una «delegittimazione grave e inaccettabile».

Il Comitato per il Sì e le Camere Penali

Il Comitato nazionale “Sì Riforma” ha chiesto al magistrato di «chiedere scusa immediatamente ai milioni di italiani che voteranno Sì», giudicando «insopportabile» ogni presunzione di superiorità morale nel confronto referendario.

Durissima anche la presa di posizione dell’Unione delle Camere Penali Italiane, che in una nota parla di «insulto» e di parole che «oltrepassano il limite». Secondo l’UCPI, dichiarazioni di questo tenore «inquinano il confronto democratico» e rischiano di compromettere la credibilità dell’istituzione giudiziaria.

L’intervento di Occhiuto

Sulla vicenda è intervenuto anche Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e vice segretario nazionale di Forza Italia, che ha parlato di affermazioni «estremamente gravi, che infangano la Calabria e che gettano un’ombra ingiusta su un’intera comunità».

«Ci sono tantissimi calabresi perbene – me compreso – che voteranno “sì” al referendum, perché vogliono una giustizia più giusta, più efficiente e meno politicizzata», ha aggiunto Occhiuto, invitando a evitare una contrapposizione morale tra «buoni» e «cattivi» che, a suo dire, «non rende un servizio né alla Calabria né all’Italia». Non sono esclusi provvedimenti disciplinari.