Il Crati e il Busento attraversano il cuore della città, ne segnano la storia, ne definiscono la forma e restano, nella quotidianità, luoghi abbandonati. I cicloni che si sono susseguiti all’inizio di questo 2026 ce lo hanno ricordato nel modo più duro: le esondazioni, i danni, le famiglie evacuate non sono fatalità. Sono il prodotto di anni di manutenzione trascurata e di un rapporto con il fiume, interrotto ormai molto tempo fa, che nessuno ha avuto la costanza di ricostruire.

Questa consapevolezza, però, anziché scoraggiarci, dovrebbe spingerci a immaginare qualcosa di diverso. L’intuizione giusta era già nata: un lungofiume vivibile, animato, capace di diventare luogo di incontro, cultura ed economia, un’idea che strizzava l’occhio a modelli come i Navigli di Milano. Oggi però quell’idea è stata abbandonata. La politica degli schieramenti ha la memoria corta: cancella ciò che è stato fatto prima, senza chiedersi se fosse giusto e, ahinoi, i danni, come sempre, li pagano i cittadini. In questo contesto i giovani, di cui oggi ci si riempie la bocca, guardano, giudicano e traggono le loro conclusioni.

Quell’idea, dunque, non deve restare un ricordo né un appuntamento stagionale, deve diventare un progetto strutturale. Bisogna avere la capacità di immaginare una fascia lungo il Crati, dalla confluenza con il Busento verso il centro storico, che torni a essere uno spazio pubblico di qualità: percorsi pedonali e ciclabili, illuminazione, aree di sosta e spazi verdi sempre curati. Un contesto nel quale possano aprirsi attività commerciali: piccoli locali, spazi culturali, laboratori artigianali, punti di ristoro.

Un luogo che nei mesi estivi diventi naturalmente il centro della vita cittadina e nei mesi invernali rimanga comunque vissuto e presidiato. Una zona che, finalmente, colleghi il fiume al centro storico invece di tenerli separati da incuria e indiPerenza. Questo non è solo un progetto di abbellimento, è prima di tutto un progetto di sicurezza. Un lungofiume curato e frequentato è un lungofiume che si conosce: gli argini vengono ispezionati, la vegetazione viene gestita, le criticità vengono segnalate prima che diventino emergenze. Il miglior presidio contro le emergenze è la presenza quotidiana, non il cantiere d’urgenza.

Il resto viene da sé, la città diventa più attrattiva, sorgono nuove opportunità per chi vuole investire e i giovani acquisiscono nuovi motivi per restare invece di cercare altrove ciò che la loro città potrebbe dargli. I fiumi non si gestiscono solo quando esondano, si governano ogni giorno e ogni giorno possono raccontare una città che ha scelto di volersi bene. Un buon presente costruisce un prospero futuro.

*Giovane cosentino, impegnato nel sociale e nel mondo dell’associazionismo, Dottore in Giurisprudenza presso l’Università della Calabria