Con il suo Dance Studio a Rende fu tra le figure che dagli anni Ottanta costruirono la cultura della danza nell’area urbana. La Compagnia Skanderberg, il Rendano, la televisione, i musical. Ma nei messaggi di chi l’ha conosciuta torna soprattutto una parola: disciplina
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«La bambina a scuola di danza potrà non diventare mai una ballerina professionista, ma la cortesia e la disciplina, così come la gioia del movimento, la toccheranno per sempre». La frase firmata Helen Thomson è ancora appesa nella scuola di danza Castriota. Fu lei, la “signora Mirella” che se n’è andata all’età di 92 anni (i funerali saranno domani 27 agosto nella chiesa di Sant’Aniello), a scegliere quella frase da incorniciare e sistemare nel crocevia di corridoi tra camerini e sale prove.
Le bambine, con gli chignon alti e tirati-tirati, come li voleva lei, la leggevano entrando, e con le scarpette intrise di pece sgambettavano per la lezione che cominciava sempre con puntualità svizzera.
Raccontare Mirella Castriota significa anche tornare dentro la memoria di generazioni di bambine e bambini cresciuti tra Cosenza e Rende tra gli anni Ottanta e Novanta. Le mamme affollavano, già dai primi di settembre, le segreterie delle uniche due scuole di danza che all’epoca si contendevano il duopolio: la Castriota e la Sisca, una combo che rimandava a una vaga, quanto leggendaria, rivalità simile all’eterno duello fra Heather Parisi e Lorella Cuccarini da combattere a colpi di spaccate e grand plié.
Il body rosacipria, le calze spesse, la sbarra, il riscaldamento, le coreografie, i saggi al Rendano, tutto era nel segno del rigore e della disciplina soprattutto verso i più piccoli che dovevano imparare da subito che danzare non era un passatempo.
Il Dance Studio di Mirella Castriota, a Roges di Rende, era già pienamente attivo nel 1982: classico, moderno e tip tap (la grande innovazione per i tempi) e la successiva partecipazione degli allievi alla Compagnia Skanderberg, segnarono la storia della città.
Chiamarla semplicemente scuola di danza restituisce solo una parte della storia.
Per chi l'ha frequentata era, come scrive oggi un'ex allieva sui social, «praticamente una seconda casa». Ed era una casa con regole precise.
«La sua severità, le sue critiche, il suo assenso, la sua disciplina sono stati per tante e tanti di noi pane quotidiano», si legge in uno dei messaggi di cordoglio. Poi un ricordo che restituisce perfettamente l'atmosfera di quegli anni: «Oggi prove alla presenza della Signora!». E «subito calava il gelo», mentre tutte cercavano la sua approvazione.
La Signora era lei.
Mirella Castriota, la lady di ferro del dégagé, col capello corto biondo e cotonato, capace di incutere soggezione a chiunque, inculcando un'idea della danza nella quale talento e divertimento non potevano prescindere dal lavoro rigoroso. Quella severità, raccontano oggi le ragazze diventate adulte, allora poteva sembrare persino eccessiva. Poi arrivava il saggio di fine anno, si apriva il sipario e il senso di mesi di prove diventava evidente.
Il Dance Studio, negli anni, diventò infatti nel tempo qualcosa di più grande. La Compagnia di balletto Skanderberg, diretta da Castriota, portò il lavoro costruito quotidianamente nelle sale prova sui palcoscenici cittadini e oltre i confini regionali.
Nel 1985 allievi del Dance Studio parteciparono a Piccoli Fans, programma Rai condotto da Sandra Milo; nel 1992 la Skanderberg portò Coppélia al Morelli e al Teatro Rendano. Negli anni Novanta nella scuola arrivarono inoltre professionisti come Stefano Forti, Steve La Chance e Garrison per stage destinati agli allievi.
Il Dance Studio diventò anche Scuola d'Arte, trasformandosi in una piccola fucina dello spettacolo. Nel 2013 Mosè arrivò al Rendano con più di venti interpreti e undici ballerini: la regia era affidata a Patrizia Castriota e Luca Ziccarelli, la direzione artistica restava saldamente nelle mani della signora Mirella.
Seguirono produzioni che spaziavano dalla commedia musicale al repertorio internazionale: Alleluja brava gente, Rugantino, Se il tempo fosse un gambero, Il Re Leone, Un paio d'ali, Rinaldo in campo. Nel 2015 proprio Rinaldo in campo registrò il tutto esaurito al Garden di Rende.
E ancora nel 2019 la Skanderberg e la Scuola d'Arte erano sul palco con una produzione costruita intrecciando danza classica e contemporanea, tip tap, hip hop, canto e recitazione.
Le generazioni cresciute «dalla Castriota»
I nomi di chi è passato da quelle sale raccontano forse meglio dei numeri quanto sia durata quella storia. La continuità familiare passa soprattutto attraverso Patrizia Castriota, figlia di Mirella, maestra, regista e presenza centrale nelle produzioni della scuola e della compagnia.
Ma oggi sono soprattutto le parole delle ex bambine della scuola a ricomporre il ritratto più intimo della “signora”.
«Oggi piango la fine della mia infanzia, adolescenza e giovinezza. Ma gioisco per la fortuna che ho avuto nel viverla nella scuola e nella vita privata», scrive una di loro.
Un'altra torna invece a quei pomeriggi apparentemente infiniti: «Tutti i pomeriggi lì, dalla Castriota, tra amicizie che si stringevano, musica, lezioni, pece da mettere sotto le scarpette, riscaldamento, coreografie da imparare».
Molte delle bambine entrate nella sua scuola non sono diventate ballerine professioniste. Era scritto, del resto, proprio su quel cartello che incontravano ogni giorno.
Sono diventate medici, insegnanti, impiegate, professioniste, madri. Ma a distanza di trenta o quarant'anni ricordano ancora come si prepara uno chignon, l'odore della sala, la cera sulle scarpette, la paura delle prove «alla presenza della Signora».
Forse è questa la parte della frase di Helen Thomson che allora era più difficile capire.
Una bambina può non diventare mai una ballerina.
Ma qualcosa di ciò che ha imparato alla sbarra continuerà a portarlo con sé.
Per sempre.


