«Non mi fido molto di lui, e così sono venuto a verificare di persona come ha utilizzato i soldi che ho devoluto alla sua associazione». Dario Brunori regala una boutade a quanti si attardano sull’ingresso. Poi, stringe in un abbraccio fraterno Sergio Crocco, e il presidente della Terra di Piero si sente già un po’ più tranquillo. L’orologio dell’antica torre illuminata di viola dice che c’è ancora un po’ di tempo, prima che lo spettacolo abbia inizio.

«Collaboriamo da tempo con la Compagnia teatrale Porta Cenere che gestisce il teatro in cui ci troviamo, e questo è un paese che ci sta particolarmente a cuore». Due buoni motivi che hanno spinto Sergio Crocco a scegliere Mendicino per l’anteprima nazionale dello spettacolo teatrale “Picchì e Però – tra le corde dell'altalena”, tratto dall’omonimo libro scritto dal presidente de La Terra di Piero. «Il protagonista di nome Buh è un ragazzino realmente vissuto nel mio quartiere di via Popilia. La storia è vera fino a un certo punto, poi ho lavorato di fantasia, perché volevo portare in scena la libertà delle persone disabili».

Buh, infatti, è affetto dalla sindrome di Tourette, una malattia del neurosviluppo, che si manifesta con movimenti e suoni involontari. «Correvano gli anni Settanta, e in un quartiere popolare come quello di via Popilia, era inevitabile che un bambino come lui venisse discriminato e preso in giro». Inutile chiedere a Sergio Crocco il vero nome di Buh. «L’ho perso di vista all’età di undici anni. Ricordo soltanto il cognome, ma non intendo svelarlo. Qualcuno mi ha chiesto: perché non lo cerchi, per dirgli che hai scritto un libro che parla di lui? Ma io preferisco sperare che quel ragazzino abbia avuto un’esistenza come quella che ho immaginato per Buh».

Una storia che sarebbe rimasta confinata tra le pagine di un libro, se non fosse stato per il regista Marco Silani. «Quando ho proposto a Roberto Giacomantonio di interpretare il ruolo di un bambino, mi ha risposto che non sarebbe riuscito a calarsi nella parte, invece alla fine ci è riuscito benissimo. Roberto ha avuto il coraggio di mettersi completamente al servizio di un personaggio difficile, delicato, intenso, senza cercare l’effetto, con una sincerità che arriva dritta al cuore». 

Dimenticate le risate a crepapelle di “Consativicci” e la parodia di quei cerchi divenuta un tormentone. «Tornerò presto a fare il buffone – promette Sergio Crocco – stavolta però il mio obiettivo principale non è quello di far divertire il pubblico. Il libro e il testo teatrale si sviluppano intorno a via Popilia, dove sono nato e cresciuto. Un quartiere complicatissimo, specie negli anni settanta e ottanta, che però trasudava umanità. È da lì che provengono i valori che ispirano nella mia vita».

Tra i personaggi portati in scena dal regista Marco Silani, c’è Margherita, la vicina di casa che Buh, dopo il trasferimento a Genova, ricorderà con nostalgia: «Margherita era mia madre – confessa con un pizzico di commozione Sergio Crocco – e questo rappresenta il mio omaggio per lei». Rispetto agli spettacoli precedenti, anche il ricorso al dialetto è sporadico. «L’idea è quella di portare questa rappresentazione nei teatri di Genova. Ho già preso contatti in tal senso, e il dialetto avrebbe di certo compromesso la comprensione dei dialoghi». 

Simpatici Muppets - creati da Tiziana della Cananea - commentano da un angolo del palcoscenico le azioni dei protagonisti. Il regista Marco Silani svela: «Picchì si chiede il perché di tutto quello che accade, mentre Però è sempre pronto a fornire una valida giustificazione». Saranno proprio i battibecchi tra i due pupazzi – complici le espressioni dialettali di Picchì – a strappare al pubblico, assiepato nel suggestivo teatro di Mendicino, risate autentiche, intervallate da intensi momenti di commozione.   

A completare la magia, le scene virtuali realizzate da Media Stage_Lab e le coreografie di Alessia Ciappetta e Martina Molinaro. «Ogni sorriso, ogni silenzio, ogni lacrima e ogni applauso ci hanno ricordato il motivo per cui continuiamo a fare teatro. Io credo profondamente che il teatro non cambi il mondo da solo. Ma credo anche che possa cambiare una persona. E quando cambia una persona, un pezzetto di mondo è già cambiato. Grazie a tutti voi per aver spinto, insieme a me, quell’altalena. Perché, se Buh oggi ha imparato a volare, è solo perché ognuno di voi gli ha regalato un pezzo di cielo». Con queste parole il regista Marco Silani ha ringraziato il pubblico, che ha salutato la fine dello spettacolo con una lunga standing ovation. 

«È andata in scena una poesia durata 80 minuti. Ve lo giuro: nemmeno io mi aspettavo che il prodotto teatrale arrivasse sulle tavole del teatro di Mendicino in una maniera cosi delicata. Non avevo dubbi sulla bravura dei ragazzi e su quel fenomeno attoriale di Roberto Giacomantonio. Nutrivo, com'era giusto che fosse, alcune perplessità su come un mio scritto, che tratta un argomento duro, potesse "bucare" la scena. In questo Marco Silani e Marianoemi Gervasi sono stati stratosferici.

Io oltre al testo del libro, ho messo poco. Marco ha compreso quanto fosse importante che emergesse, ad esempio, la figura di Margherita, che era mia madre, ma soprattutto rappresenta un esempio di vita vissuta con coraggio. Gli ho chiesto inoltre di valorizzare i miei ragazzi di Affavorì, che hanno dato ancora una volta dimostrazione di gioia in tempi di odio sociale. La loro purezza è il miglior premio per Picchì e Però. La vostra standing ovation mi è entrata nella pelle. Buh vi ringrazia e vi aspetta giovedi 23 al Teatro Italia, per farvi rivivere l'emozione di una poesia lunga 80 minuti», ha invece detto Sergio Crocco.