Il presidente della società che, con la squadra femminile, si è issata sul tetto d’Europa è un fiume in piena: «Senza ascolto e programmazione siamo destinati a fallire per sempre. Pensavo che il risultato dello scorso anno potesse cambiare qualcosa e invece…»
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Dal tetto d’Europa alla Serie B nel giro di pochi mesi. La parabola della Smile Cosenza, detentrice della Conference Cup e reduce da un campionato di Serie A1 femminile di pallanuoto chiuso con tanto di playoff scudetto, ha purtroppo preso una piega diversa da quella sperata.
La società bruzia ha, infatti, deciso di rinunciare sia alla massima competizione nazionale che a quella europea, ripartendo dalla Serie B. Una scelta maturata, secondo la società, davanti a condizioni economiche, organizzative e strutturali che non avrebbero consentito di affrontare un’altra stagione ai massimi livelli.
Ne ha parlato ai nostri microfoni, con tanta amarezza e altrettanta frustrazione, il presidente Francesco Manna: «Abbiamo raggiunto risultati davvero importanti nel panorama della pallanuoto. È vero che abbiamo vinto questa Coppa europea, ma è anche vero che siamo saliti in Serie B con la squadra maschile. Abbiamo in dote le due migliori compagini della Calabria».
«Capiamo che i costi di gestione per mantenere una struttura come la piscina comunale scoperta siano onerosi – prosegue il presidente della società bruzia - ma non abbiamo ricevuto nessun tipo di segnale.
C’è stato un silenzio assordante sul futuro di questa società e questo ci ha lasciati senza parole. Lo sport è fatto di programmazione, di crescita, della tranquillità che - se ingaggio una ragazza – questa deve avere la possibilità di allenarsi in un determinato modo. Stiamo parlando della massima serie e di giocatrici che hanno vinto un campionato europeo».
«Non possiamo competere allenandoci due ore al giorno» L’assenza di rassicurazioni ha costretto, dunque, la Smile a fare un passo indietro: «Non avere questo tipo di garanzie – prosegue Manna – e navigare a vista per tutta la stagione, ci ha spinto a ripartire da capo».
Il numero uno dell’Asd cosentina respinge così anche l’idea che la disponibilità dell’impianto prospettata nei mesi scorsi fosse sufficiente a garantire alla squadra le condizioni necessarie per affrontare la A1 e la competizione europea. «Il gestore ci ha assicurato la disponibilità della piscina per un’ora e mezza la mattina e un’ora la sera. Parliamo, in tutto, di due ore d’acqua al giorno. Noi, invece, abbiamo bisogno di un impianto adeguato e disponibile con continuità. Per organizzare una tappa della competizione europea, poi, serve poter contare sulla piscina all’aperto per più giorni e con tempi compatibili con un evento di questo livello».
Le alternative, sul territorio, sono poche. C’era la possibilità di trasferire l’attività a Crotone, ma una soluzione del genere avrebbe avuto conseguenze pesanti anche sul piano economico.
«Diventava difficile – spiega Manna - trovare sponsor disposti a starci vicino sapendo che avremmo dovuto giocare così lontani da casa. A Crotone – dove, tra l’altro, è stato spostato il centro federale (e anche questo è un messaggio) - ora dovremo giocarci comunque, ma la Serie B ha costi diversi». Il confronto con il passato, a questo punto, diventa inevitabile. Già nel 2018, infatti, il Cosenza aveva rinunciato alla A1: «In quell’anno morì mio padre, e quell’evento determinò in maniera decisiva ciò che accadde- ricorda il presidente della società bruzia -. Ripartimmo dalla B anche se, in realtà, fummo poi ripescati in A2. Nel 2018, però, ci fu uno sforzo da parte delle amministrazioni per cercare di mantenere l’impianto della piscina scoperta. In questi mesi, invece, nessuno ha mosso un dito».
Dall’Europa allo smantellamento: «Però le nostre ragazze sono rimaste in A1: qualcosa vorrà dire» La Smile, infatti, si era inizialmente iscritta al campionato di A1, nella speranza (poi vana) che qualcosa si muovesse: «Ci siamo iscritti al campionato di A1, abbiamo provato a trattenere le ragazze per un mese. Poi, non avendo avuto segnali, hanno iniziato a prendere in considerazione le offerte di altre squadre. Loro sono state molto corrette».
E così il patrimonio costruito in una stagione irripetibile si è disperso in un battito di ciglia: «Abbiamo perso un patrimonio umano, oltre che sportivo. Però, voglio dire una cosa, a testimonianza del grande lavoro fatto. Due di loro sono già due a Roma, una a Padova, un’altra a Rapallo e un’altra in Grecia. Sono tutte in A1, questa per me è una piccola-grande vittoria». Questa constatazione, al tempo stesso, lascia maggiormente l’amaro in bocca: «La città di Cosenza non è pronta per competere ad alti livelli. E non soltanto per motivi sportivi – sottolinea Manna -. Abbiamo perso la possibilità di organizzare una tappa continentale nella nostra Cosenza: per quattro o cinque giorni sarebbero arrivati da tutta Europa. Inoltre, tutte le squadre del Nord e del Sud che venivano a giocare qui si fermavano almeno uno o due giorni. Si è perso così un indotto importante per la città, anche in termini di visibilità».
Il punto, dunque, non è soltanto tornare a giocare una partita di A1. È creare le condizioni perché un progetto possa esistere, crescere e resistere nel tempo. Per Manna, senza una struttura dedicata, il rischio è quello di continuare a inseguire l’emergenza: «Se non si ha una piscina dedicata soltanto all’agonismo, che siano i tuffi, il nuoto o la pallanuoto, alla fine diventa difficile orbitare in alto». E il problema riguarda anche la capacità di attrarre nuovi talenti: «Se non ci sono programmazione e progettualità, Cosenza viene scavalcata facilmente da altre mete – afferma con forza Manna -. Le giocatrici di alto livello, così come le straniere che abbiamo avuto, sono venute perché hanno creduto nel progetto. Tant’è che abbiamo vinto la Coppa europea, l’unica conquistata in Italia nella pallanuoto femminile. Pensavo che un risultato del genere potesse sbloccare qualcosa, ma evidentemente non è bastato».
Resta allora la Serie B, con l’auspicio di ricominciare con atlete talentuose e costruire nuovamente, con tempi e ambizioni inevitabilmente diversi, un percorso verso l’alto: «Ci auguriamo di ripartire in un certo modo, ma chissà quanto tempo ci vorrà per rivedere una pallanuoto così».
La Smile, dunque, vede crollare il castello che aveva costruito e perde quel sorriso che porta scritto nel suo stesso nome. Una dinamica che va oltre la pallanuoto e che, nello sport come in molti altri ambiti, racconta una difficoltà più ampia: quella di una Calabria che continua a fare fatica a trattenere, valorizzare e far crescere le proprie eccellenze. Cosenza, questa volta, ne è semplicemente lo specchio rivelatore.
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