C'è un momento, prima che il fischio d'inizio rompa il silenzio, in cui lo stadio appartiene ancora a tutti. Ieri pomeriggio, al San Vito-Gigi Marulla, quel momento è stato qualcosa di speciale con centinaia di bambini delle società di settore giovanile del territorio cosentino che hanno intonato l'Inno di Mameli a squarciagola, con la voce spezzata dall'emozione e dagli occhi puntati sul campo dove stavano per scendere i loro eroi in maglia azzurra. Non professionisti navigati, non campioni di Champions League. Ragazzi di diciotto, diciannove anni. Ma con la maglia della Nazionale addosso, e questo bastava e avanzava.

L'Italia Under 19 di Alberto Bollini ha battuto la Slovacchia 3-0, bissando il successo di mercoledì contro l'Ungheria e confermandosi a punteggio pieno nel Gruppo 6 della Fase Elite di qualificazione al Campionato Europeo. Le reti portano la firma di Mattia Mosconi (Inter), Mattia Liberali (Catanzaro) e Federico Coletta (Benfica), con gli azzurrini che si presentano ora all'ultima giornata con sei punti e sei gol segnati. Ma la notizia più bella, quella che rimarrà impressa nella memoria di chi era presente, non stava sul tabellone del risultato. La straordinaria partecipazione del pubblico al San Vito-Gigi Marulla è stata resa possibile grazie al coinvolgimento del Settore Giovanile e Scolastico tramite il Coordinamento federale regionale Calabria SGS, con la collaborazione dell'ufficio scolastico regionale del MIM, del Coni regionale e del CR LND Calabria, per permettere un'ampia partecipazione di club, istituti scolastici e associazioni sportive del territorio. Un'operazione di sistema, silenziosa e preziosa, che ha trasformato una partita di qualificazione giovanile in una festa di popolo.

E i numeri parlano con il “Marulla” che ha fatto registrare il record stagionale di presenze con oltre tremila spettatori sugli spalti. In una città che sta attraversando un momento calcisticamente difficile con la sua squadra di club, vedere lo stadio così pieno e così vivo è stato un segnale potente. Lo ha colto subito il ct Bollini, che a fine gara non ha trattenuto la sorpresa e la gratitudine definendo Cosenza un vero e proprio «posto di calcio», sottolineando come vedere tremila persone, soprattutto famiglie e ragazzi giovani, sia «un segnale importante» e non numeri banali.

I bambini delle scuole calcio e delle società giovanili locali, quelli che ogni sabato mattina corrono dietro a un pallone sognando chissà cosa, ieri erano lì, in tribuna, con le sciarpe azzurre, con le bandiere del tricolore nazionale e le voci che non si tenevano. Quando sono partite le prime note dell'inno, qualcosa si è spezzato nell'aria, in senso buono. Cori spontanei, mani sul cuore, occhi brillanti. Il tricolore, quando si indossa o anche solo quando si guarda indossare, fa sempre il suo effetto. Non importa l'età, non importa la categoria, non importa il momento.

In campo, gli azzurrini hanno rispettato i favori del pronostico con personalità. Al 37' Idrissou ha scattato in profondità servendo un assist perfetto per Mosconi (Inter), che di sinistro ha sbloccato il match. Nel recupero del primo tempo, Liberali (Catanzaro) ha raddoppiato dal limite dell'area con un piazzato di pregevole fattura. A chiudere i conti ci ha pensato Coletta (Benfica) al 72', girandosi in area da vero attaccante e concludendo di destro alle spalle del portiere slovacco. Il tutto condito da qualche momento di nervosismo avversario con Lajciak che ha rimediato due gialli in un minuto lasciando la Slovacchia in dieci, con l'espulsione anche dell'allenatore Ancic per proteste. L'Italia non ne ha approfittato in modo esasperato, continuando a giocare con la stessa spensieratezza richiesta dal tecnico. Stessa sorte anche per l’azzurro Sala che ha riequilibrato i numeri in campo.

Con sei punti e una differenza reti di +6 contro il +2 della Turchia, anch'essa a punteggio pieno dopo aver battuto l'Ungheria 3-2, gli azzurrini si qualificherebbero per la fase finale in Galles anche con un pareggio nello scontro diretto di martedì al Ceravolo di Catanzaro. Bollini ha già chiarito che non si faranno calcoli, si giocherà per vincere. Ma martedì, qualunque cosa accada in campo, c'è già una certezza, anche a Catanzaro ci sarà un pezzo di Calabria a spingere questi ragazzi. E se sarà come ieri al “Marulla”, con i bambini che cantano l'inno, le famiglie sugli spalti, il calore di una terra che il calcio ce l'ha nel sangue, allora l'Italia ha già vinto qualcosa di più grande di una qualificazione. Perché quando si tratta del tricolore, tutto è più bello. Sempre.