Dall’esordio più vincente di sempre per un ct (il 5-0 all’Estonia) fino allo shock della sconfitta ai rigori in Bosnia, la parabola del tecnico di Corigliano scelto come «simbolo del calcio italiano»
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Gennaro Gattuso Head Coach of Italy during Italy vs Israel, European Qualifier, Group I, matchday 8, game at Bluenergy stadium in Udine (UD), Italy, on October 14, 2025.
Il calcio italiano attraversa un periodo di crisi profonda. Dopo la sconfitta ai calci di rigore contro la Bosnia‑Erzegovina a Zenica, che ha sancito l’esclusione dell’Italia dai Mondiali 2026 per la terza edizione consecutiva, il commissario tecnico Gennaro Gattuso ha annunciato le sue dimissioni dal ruolo di allenatore della Nazionale. La decisione arriva a poche ore dall’addio del presidente della FIGC, Gabriele Gravina, e del capo delegazione Gianluigi Buffon, due figure che avevano creduto fermamente nella scelta di far sedere «Ringhio» sulla panchina più “calda” del Belpaese.
Gattuso, 48 anni, nato a Corigliano ex centrocampista campione del mondo nel 2006, era stato nominato ct nel giugno 2025, dopo la turbolenta separazione da Luciano Spalletti, con l’obiettivo dichiarato di riportare l’Italia in un Mondiale dopo le delusioni del 2018 e del 2022.
Arrivato dieci mesi fa come scelta di emergenza, era stato chiamato da Gabriele Gravina anche in quanto «simbolo del calcio italiano». L'obiettivo era provare a risollevare - soprattutto col suo carisma, dando una scossa emotiva al gruppo - un ciclo azzurro che nelle qualificazioni ai Mondiali 2026 si era incagliato con il 3-0 rimediato a Oslo contro la Norvegia.
Le prime parole per la Calabria
Alla conferenza stampa di presentazione, il tecnico calabrese volle sottolineare il legame con le sue radici e la famiglia di Schiavonea: «La Calabria è una terra incredibile, la mia infanzia lì è stata bellissima. Quando sentivo l’inno chiudevo gli occhi e sentivo la voce di mamma che mi chiamava dal balcone e le partite infinite». Rivolgendosi ai giovani, aggiunse: «Devono seguire la strada giusta: quella dello studio, fare le persone perbene».
Dal 5-0 all’Estonia fino allo shock in Bosnia
L’esordio di Gattuso arriva a settembre 2025, con un 5‑0 contro l’Estonia, il miglior debutto di sempre per un ct azzurro. Seguono vittorie contro Israele e Moldavia, che consentono all’Italia di accedere ai playoff, nonostante il primo posto nel girone fosse già compromesso dalla superiorità della Norvegia, capace di infliggere agli Azzurri una pesante sconfitta interna per 4‑1 a San Siro, la prima di Gattuso come ct.
Nei playoff, l’Italia vince con difficoltà contro l’Irlanda del Nord a Bergamo, prima di affrontare la Bosnia‑Erzegovina a Zenica. Qui gli Azzurri passano in vantaggio con Moise Kean, ma l’espulsione di Bastoni complica la partita, portando alla sconfitta per 4‑1 ai rigori. Le lacrime di Gattuso a fine partita simboleggiano il peso di un fallimento collettivo che si è assunto in prima persona: «Non avendo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati, ritengo conclusa la mia esperienza sulla panchina della Nazionale – ha dichiarato Ringhio – la maglia azzurra è il bene più prezioso che esiste nel calcio, per questo è giusto agevolare sin da subito le future valutazioni tecniche».
L’addio «col dolore nel cuore»
Visibilmente commosso, Gattuso aveva già espresso subito dopo la partita: «Io chiedo scusa, non ce l’ho fatta a portare l’Italia al Mondiale, ma sono orgoglioso dei ragazzi». Durante il suo mandato, aveva spesso ribadito concetti chiave come l’assenza di paura: «La parola paura non deve esistere», e prima dei playoff aveva dichiarato: «È la partita più importante della mia carriera, dormo poco ma penso in grande».
L’esperienza di Gattuso alla guida della Nazionale, durata nove mesi e mezzo, si conclude quindi «col dolore nel cuore», segnando la fine di un’avventura vissuta con generosità e coraggio, tratti che lo avevano contraddistinto anche quando correva per tre giocatori in mezzo al campo. La FIGC ora dovrà individuare un nuovo commissario tecnico, con nomi come Antonio Conte e Massimiliano Allegri già accostati alla panchina azzurra, chiamati a ricostruire una Nazionale pronta a tornare competitiva e magari conquistare la qualificazione al Mondiale 2030.


