Un milione e trecento mila euro per farlo ripartire, per riaccendere quella volta costata fior di quattrini all’epoca Occhiuto, e lasciata alle ortiche fino ad ora. Il Planetario di Cosenza, antica visione di Mancini, inaugurato con decine di migliaia di euro spesi in fuchi d’artificio, al momento è classico totem nel deserto, calato in un’area che poteva essere e non è stata la riproduzione in piccolo della zona valenciana dedicata alla Scienza.

Dopo una brevissima primavera, il Planetario ha conosciuto un lunghissimo inverno fatto di pochi disgeli, concomitanti a notizie che parlavano di ripartenze e nuovi fondi, fino ai due furti che, a distanza ravvicinata, lo hanno devastato nel suo cuore.

«Entro un anno il Planetario sarà di nuovo operativo, ve lo assicuro; il mio è impegno» parola di Francesco De Cicco, vulcanico assessore cosentino, ora anche assessore regionale, che è abituato a fare quasi prima che a dire. «Dopo i furti l’ho fatto ripulire e sorvegliare dalle telecamere che sono attive 24 ore su 24. Niente più ladri, niente più distruzioni».

Sul tavolo un milione e trecentomila euro che arrivano dal project financing di illuminazione e efficientamento energetico, intensificati sulla struttura su cui tante aspettative si erano formate negli anni passati. «Abbiamo contattato e parlato a lungo con i tecnici di Zeiss, per quanto riguarda lo Starmaster ZMP della Zeiss, capace di proiettare nella cupola fino a 4000 stelle, riporteremo tutto all’antico splendore e anche di più».