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Speciale: Come nasce una bandiera (III parte)

Speciale: Come nasce una bandiera (III parte)

Gigi De Rosa parla di Nello Parisi come se fosse un suo compagno di squadra. Usa parole figlie di un tempo ormai andato e che vive soltanto in capitani come quello del Cosenza.

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Parisi entra a far parte del ristrettissimo club dei calciatori con almeno 200 presenze

La parola bandiera nel calcio significa molto. Non è solo un drappo con due colori e uno stemma. E’ un tratto identificativo di una città, di un club e di una tifoseria che la sventola negli stadi di tutta Italia. Proprio per questo alcuni calciatori, degli eletti, vengono definiti così. Bandiera è un modo per associare un nome e un cognome, due piedi e una testa, con una compagine calcistica. Nello Parisi raggiungerà quota duecento con il Cosenza. Sarà uno dei pochi.
L’ORGOGLIO. Gigi De Rosa spiega con filosofia cosa significhi per uno sportivo essere accostato ad una intera città. “Il primo sentimento che avverti e che ti travolge è l’orgoglio. Sei sempre sotto esame perché più indossi una casacca di calcio, più ti identifichi in essa. Sei sempre sotto esame perché devi essere un trascinatore ma è normale che se hai nel cuore due colori importanti dai sempre il massimo. Devi essere bravo e sbagliare poco e devi lavorare bene fuori e dentro al campo. Queste sono qualità che non molti hanno. Quando però raggiungi quota duecento partite con una squadra sai che hai la stima non solo della tifoseria ma di una intera città. E’ proprio questo che ti rende orgoglioso e felice. Solo così puoi essere fiero di aver fatto qualcosa di importante nella tua carriera. Nello Parisi? Il suo profilo corrisponde pienamente a ciò che ho appena detto. E’ un grandissimo professionista. Un calciatore esemplare nel vero senso della parola. E’ lui che segue spesso i giovani e non solo. E’ il capitano del Cosenza che nei momenti difficili è sempre riuscito a trainare il gruppo facendo capire all’ambiente che anche nelle situazioni complicate si può tirar fuori qualcosa di positivo”. Anni e anni in mezzo ad un campo servono a studiare tutti gli aspetti che permettono ad una squadra di dare il massimo. Sono spesso i giovani a poter dare qualcosa in più. A dare ad un undici quella forza e quella spensieratezza che solo uno che sogna San Siro può immaginare. “Sono i calciatori esperti come lo siamo stati io e Marulla e come lo è Parisi a doverli aiutare. Il calcio ora è diverso per tutti”. De Rosa chiarisce quanto sia importante nello spogliatoio una figura come nello Parisi anche per chi inizia a calcare il San Vito. “All’inizio per i ragazzi non è semplice. E’ importante innanzitutto avere testa. Lo chiamo il malessere del benessere. Serve sacrificio, abnegazione, grinta. Se hai queste qualità e sei un giovane cresciuto in Lega Pro, puoi arrivare in Serie A. Se non la hai il calcio non fa per te. A volte questo sport nasconde insidie per i giovani. E’ un capitano, una bandiera, un uomo spogliatoio a dovergli dare una mano”.
IL ROMANZO DI UNA VITA. Gigi De Rosa era un leader silenzioso ma parlare con lui è come riscrivere pagine di calcio vissute in maglia rossoblù. “La mia avventura con il Cosenza è lunga una vita. Non riuscirei mai però ad accostarla a ciò che accade ora. All’epoca con noi giocavano calciatori che poi vedevi in Serie A e dal San Vito passavano talenti che hanno fatto carriere eclatanti. Impossibile fare paragoni tattici ma una cosa la voglio dire. Il cambiamento che si avverte di più è quello relativo al pubblico. Fa quasi male vedere cosa era prima uno stadio e cosa è ora. Un tempio comunque rispettato ma povero. Ora c’è poca gente. Prima eri trascinato”. In campo invece chi deve spingere i compagni alla vittoria è il capitano. De Rosa, Marulla, Napolitano e non ultimo Parisi. Chi ha la fascia nel rettangolo verde è il Cosenza. E’ Cosenza. “Serve coraggio e tanto equilibrio. E’ una responsabilità grossa, specie per chi come Nello è l’emblema di un gruppo. Una volta era il più anziano ad avere questo privilegio. Ora è diverso e mi fa piacere che in rossoblù è il giocatore realmente più rappresentativo a guidare i Lupi. E’ l’uomo prima che il calciatore a dover indossare la fascia. E’ il professionista, la persona intelligente, l’atleta che risponde con i fatti e non con le parole. Una figura moderata, equilibrata ma carismatica. Parisi racchiude in se tutte queste doti. I numeri e la sua carriera non hanno bisogno di commenti. Se per una squadra sei un leader riconosciuto, lo diventi per tutta la tifoseria. La gente ti stima e ti aiuta anche nei momenti delicati. Il capitano deve sempre pensare a ricambiare la fiducia e mentre lo fa intanto cambia anche dentro. Diventi un uomo della città. Ti leghi morbosamente ad un luogo e diventa casa tua. Sei hai le doti e la fortuna di stare dieci anni in una squadra è difficile lasciare una città. E’ successo a me, a Marulla, ora a Parisi. Il calcio è anche sentimento . Un pallone può cambiarti la vita”.
UN LIBRO ANCORA APERTO. L’impressione parlando con De Rosa è che il calcio sia cambiato, ma che esistAno ancora oggi giocatori che hanno lo spirito battagliero di chi vent’anni fa trascinava i rossoblù ed oggi è ancora ricordato. Una sorte di legame fra quei tempi e il 2012 che per l’ex calciatore ed ex tecnico rossoblù, non esiste quasi più. “I miei erano davvero altri tempi. Andando a ritroso partirei dalle mie ultime esperienze in rossoblù. Le ultime gare e l’esperienza da allenatore. Non voglio però parlarne perché io vivo qui e per me il calcio si identifica con la città. La mia storia qui non è quindi finita. Quando penso al mio arrivo invece sorrido. Giunsi in città in estate e Via degli Stadi era strana. Vuota. Tutti erano in vacanza e io invece iniziavo una nuova esperienza. I palazzi erano ancora vecchi e le vie grigie. Che strano pensare adesso a quanto tempo è passato da quel giorno”. De Rosa ha colorato quel grigiore. Lo ha fatto in campo a suon di presenze, sudore, gioie e dolori. Come lui lo hanno fatto altri calciatori e l’ultimo in ordine sarà Nello Parisi. Un calciatore assolutamente degno di essere associato a chi ha fatto la storia del Cosenza. Dopo di lui, secondo De Rosa, saranno in pochi a raggiungere questo gran traguardo. “I calciatori vanno e vengono. Le bandiere no. Se sei bravo, se hai cuore, se ti identifichi pienamente in ciò che fai, diventi uno dei nostri. Parisi lo ha fatto e di questi tempi è un grandissimo merito”. De Rosa lo chiama “uno dei nostri”. Un modo per far capire che quando fra pochi mesi il club compirà 100 anni di storia, un gran pezzo di avventura è nelle gesta di chi come capitan Parisi e De Rosa, hanno avuto ed avranno sempre il cuore rosso e blu. (Francesco Palermo)

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