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“Rango-zingari”, inflitti quasi 270 anni di carcere. Ergastolo a Rango

“Rango-zingari”, inflitti quasi 270 anni di carcere. Ergastolo a Rango

Il tribunale di Catanzaro ha condannato 33 imputati. Due invece le assoluzioni. L’inchiesta della Dda di Catanzaro regge in primo grado. Ma il collegio difensivo preannuncia ricorso in Appello.

Una sentenza storica per la città di Cosenza che afferma la presenza dello Stato e contestualizza l’operato illecito della presunta associazione mafiosa denominata “Rango-zingari” nel corso degli ultimi anni a Cosenza e sul Tirreno cosentino, successivi alla morte di Michele Bruni. Da quel momento gli “zingari” come risulta dalle indagini del Nucleo Investigativo dei carabinieri diretto dal maggiore Michele Borrelli e dalla Squadra Mobile di Cosenza agli ordini del vice questore Giuseppe Zanfini, avrebbero stretto un patto con gli “italiani” e più precisamente con il gruppo criminale facente capo a Ettore Lanzino. Tutti i proventi illeciti dovevano finire in un’unica “bacinella”, emersa dalle numerose propalazioni dei collaboratori di giustizia che sul punto hanno raccontato le dinamiche mafiose della criminalità organizzata cosentina. L’inchiesta “Nuova Famiglia-Doomsday”, infatti, si inserisce proprio in questo contesto, dal quale viene fuori un’ascesa al potere di Maurizio Rango che, vista la carcerazione di Franco Bruzzese – ormai ex boss degli “zingari” visto che dal 26 febbraio scorso sta collaborando con la Dda di Catanzaro – aveva assunto il totale controllo della presunta cosca che ieri nel processo svoltosi con rito abbreviato ha subito condanne pesanti nonostante il gup Tiziana Macrì del tribunale di Catanzaro ha dimezzato quasi della metà le richieste di pena formulate dal pm Pierpaolo Bruni, ad eccezione – tra i più importanti – di Rango che è stato punito con la pena dell’ergastolo. “Fine pena mai” sul quale ha influito decisamente il presunto coinvolgimento nell’omicidio di Luca Bruni “Bella bella” ucciso – secondo quanto detto da Adolfo Foggetti – da Daniele Lamanna dopo una riunione che si tenne alla presenza proprio di Bruzzese. Bruni infatti pare volesse ricreare un gruppo autonomo che si sarebbe dovuto contrapporre agli italiani, ma la pax mafiosa – riferiscono i pentiti – doveva rimanere così com’era. Quindi, la spedizione mortale. La notte tra il 2 e il 3 gennaio 2012, infatti, Luca Bruni fu ammazzato e sepolto in un terreno incolto di Orto Matera, frazione di Castrolibero. Di recente la Dda ha chiesto un mandato di arresto per Ettore Sottile sul quale in un primo momento non vi erano gravi indizi di colpevolezza. In tal senso, le ultime dichiarazioni di Bruzzese hanno fatto propendere la richiesta di misura cautelare non eseguita ma notificata al diretto interessato. Le indagini, tuttavia, della Questura di Cosenza – contenute nell’informativa “Thurio” coordinata dal pm Antonio Bruno Tridico della Procura di Cosenza – e del Comando Provinciale dei carabinieri di Cosenza hanno permesso di individuare i presunti responsabili di numerosi atti intimidatori avvenuti in alcuni casi perché le vittime non si abbassarono alla forza mafiosa, rigettando qualsiasi forma di pagamento del pizzo. Un altro argomento importante venuto fuori dagli atti del procedimento penale è sicuramente il narcotraffico, reato per il quale scattò una seconda ordinanza di custodia cautelare nell’ambito del procedimento “Doomsday”. Le 33 condanne dunque hanno consolidato l’impianto accusatorio della Dda. Due invece sono state le assoluzioni: Mario Mignolo, fratello di Domenico, e Roberto Pastore. Ecco nel dettaglio il dispositivo: Maurizio Rango ergastolo, Antonio Abbruzzese “Tonino Banana” 16 anni, Ettore Sottile 16 anni, Domenico Mignolo 14 anni, Antonio Intrieri 14 anni, Celestino Bevilacqua alias “Ciccio” 12 anni, Rocco Bevacqua 12 anni, Gennaro Presta 12 anni, Antonio Imbroinise alias “Ciap Ciap” 10 anni, Luca Maddalena alias “Stellino” 10 anni, Francesco Ciancio 10 anni, Attilio Chianello 10 anni, Danilo Bevilacqua 10 anni, Giuseppe Curioso alias “Bartolo” 8 anni, Alfonso Raimondo alias “Cochino” 8 anni, Francesco Vivacqua 8 anni, Alberto Ruffolo 8 anni, Gianluca Barone 8 anni, Fabio Calabria 8 anni, Luciano Impieri 7 anni, Giovanni Iannuzzi inteso “Mario” 6 anni, Adolfo Foggetti 6 anni (pentito), Leonardo Bevilacqua 5 anni, Cosimo Bevilacqua 5 anni, Giuseppe Esposito 5 anni, Mario Perri 5 anni, Andrea Greco 5 anni, Domenico Cafiero inteso “Luca” 5 anni, Simone Santoro 4 anni e sei mesi, Antonio Abbruzzese alias “Strusciatappine” 2 anni e 8 mesi, Francesca Abbruzzese 2 anni e 8 mesi e Giuseppe Montemurro 2 anni e 6 mesi. Quasi 270 anni di carcere più l’ergastolo.

Tuttavia il collegio difensivo, dopo aver sentito la lettura del dispositivo, ha subito preannunciato che ricorrerà in Appello per dimostrare la non colpevolezza dei loro assistiti rispetto alle accuse della Dda. Chiuso dunque il processo di primo grado, gli avvocati sono pronti a ripartire per il secondo grado di giudizio. Nel processo si sono costituiti il Ministero dell’Interno, le associazioni antiracket nazionali, l’associazione “Lucio Ferrami”, alcune delle persone offese, il Comune di Cosenza e la Provincia di Cosenza.

Redazione cronaca

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