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L’INCHIESTA | Palazzo dei Bruzi, cottimo e abbondante

L’INCHIESTA | Palazzo dei Bruzi, cottimo e abbondante
Nel mirino della Procura della Repubblica di Cosenza decine di affidamenti diretti dati dal Comune all’epoca amministrato dall’ex sindaco Mario Occhiuto. Ecco la ricostruzione di tutti gli appalti.
Appalti frazionati in modo irregolare per evitare gare pubbliche, favori a ditte amiche, esborsi di denaro apparentemente ingiustificati: sarebbe questo il quadro alla base dell’ennesima visita della Guardia di finanza a Palazzo dei Bruzi. Tornano nel mirino degli inquirenti opere ed eventi pubblici della sindacatura targata Mario Occhiuto, in particolare le luminarie della Med Labor tanto celebri da finire poco dopo Capodanno perfino sul Tg1 della sera. Il registro degli indagati vedrebbe iscritto – oltre ai dirigenti Domenico Cucunato e Carlo Pecoraro (i due si alternarono alla guida del Settore Lavori pubblici: il primo, uomo di fiducia dell’ex primo cittadino, fu da questi nominato all’indomani delle elezioni del 2011; il secondo è lo storico ingegnere capo di Palazzo dei Bruzi) e al capo gabinetto scelto dall’ex sindaco, Carmine Potestio – infatti l’imprenditore Antonino Scarpelli, numero uno della cooperativa che si è occupata negli ultimi anni delle luci artistiche in città. Insieme ai quattro appena citati, sotto la lente d’ingrandimento della procura sarebbero finiti i titolari di altre due imprese: Francesco Amendola, con la sua Cmt, e Antonio Amato. Per comprendere meglio l’oggetto delle indagini, riguardo le quali in Tribunale tengono le bocche cucite, bisogna addentrarsi nel labirinto di determine dirigenziali quasi mai pubblicate (come, invece, prevederebbe la legge sulla trasparenza) da Palazzo dei Bruzi.
Scarpelli e Med Labor sono tra i protagonisti principali dell’epopea occhiutiana in municipio: la coop tirrenica, trasferitasi poi in riva al Crati e al Busento, tra il 2012 e il marzo del 2015 è apparsa 40 volte in 39 mesi sull’albo pretorio del Comune e si è vista liquidare con puntualità svizzera somme per un totale di 595 mila euro. A quelle cifre, se ne sono aggiunti altri 170mila impegnati nel gennaio del 2015 e ulteriori 30mila alla fine dello stesso anno, sempre per luminarie varie e sempre con affidamenti diretti perché i lavori avevano costi al di sotto, seppur di pochissimo, della soglia dei 40mila euro che, secondo le norme italiane, obbligherebbe a ricorrere a gare pubbliche. Tutto mentre Palazzo dei Bruzi pagava già a Enel Sole fior di quattrini per svolgere i medesimi servizi affidati alla Med Labor. Ma la poliedrica coop di Scarpelli  ha incassato denaro anche per organizzare concerti sul Lungofiume o per fornire, sempre sul boulevard, service audio e, manco a dirlo, luci a spese dei contribuenti.
Amendola è, invece, il protagonista di un altro caso balzato agli onori delle cronache locali: la sua Cmt è la ditta coinvolta nel caso delle cosiddette “transenne d’oro”. Tra il novembre del 2014 e la notte di San Silvestro dello stesso anno Cosenza si trovò ad ospitare prima Matteo Renzi per il lancio della candidatura di Oliverio alle Regionali e poi il concertone di mezzanotte del 31 dicembre che vide sul palco Francesco De Gregori. In entrambi i casi in municipio, secondo le determine, si accorsero a poche ore dallo svolgimento degli eventi che, esattamente come per ogni altra occasione simile in passato, sarebbero servite delle transenne nelle strade. E per rimediare non trovarono di meglio che farsele prestare a titolo gratuito dal Comune di Castrovillari. L’unico inconveniente era che tra le centinaia di stipendiati di Palazzo dei Bruzi (polizia municipale e soci di coop inclusi) nessuno riuscì a trovare qualcuno disposto ad andare a ritirarle. E così per percorrere quei 150 kilometri che separano, tra andata e ritorno, il capoluogo bruzio dalla “capitale del Pollino” si offrì proprio la Cmt, incassando per il disturbo dei due viaggi poco meno di 18mila (10.580 più 7.345) euro, Iva inclusa.
Quanto ad Amato, il suo è un nome che ricorre da decenni negli atti del Comune insieme a quello di altre ditte di fiducia. Una fiducia accordata in abbondanza anche da Occhiuto e i suoi: sono decine e decine gli atti che vedono coinvolta la sua impresa di movimento terra, un “jolly” ai cui servigi si ricorre per lavori di ogni genere. E la duttilità viene ricompensata a dovere: a settembre 2015 erano già 400mila gli euro liquidati durante l’ultima sindacatura, con altri 700mila già impegnati e pronti ad essere versati nelle casse dell’azienda. Anche stavolta, nella maggior parte dei casi il costo dei lavori si aggira intorno ai 40mila euro senza mai superare la fatidica soglia che obbliga a gare pubbliche, ragion per cui affidamenti diretti e cottimi fiduciari fioccano. A certe tradizioni, in municipio, non si rinuncia. (c. g.)

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