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Castrolibero, la Dda: «Da Greco soldi al clan Bruni». Ma il gip stronca i pentiti Foggetti

La Direzione Antimafia di Catanzaro non ha avuto dubbi nel richiedere la misura cautelare per Orlandino Greco e Aldo Figliuzzi, ma per il giudice per le indagini preliminari ritiene che le dichiarazioni di Ernesto Foggetti non siano state genuine, mentre Daniele Lamanna non conferma quanto descritto da Adolfo Foggetti per le elezioni comunali del 2013. Ecco perché l’attuale consigliere regionale e l’ex vicesindaco di Castrolibero restano indagati a piede libero. Ma la Dda prepara il ricorso al Tribunale del Riesame di Catanzaro.

Sono undici gli indagati, di cui uno in carcere, coinvolti nell’inchiesta sul Comune di Castrolibero coordinata dalla Dda di Catanzaro per associazione mafiosa, voto di scambio e corruzione elettorale aggravata.

Le indagini condotte dai carabinieri hanno evidenziato – secondo l’accusa – un comprovato rapporto tra alcuni esponenti del clan “bella bella” oggi “Rango-zingari” con due politici: Orlandino Greco e Aldo Figliuzzi. Il primo è stato sindaco di Castrolibero ed attualmente è consigliere regionale che sostiene Mario Oliverio, mentre il secondo è stato vicesindaco nel periodo amministrato proprio da Greco.

Nel registro degli indagati ci sono anche Adolfo Foggetti, Ernesto Foggetti, Marco Massaro, Roberto Violetta Calabrese – quattro collaboratori di giustizia – Mario Esposito (l’unico per il quale il gip distrettuale Assunta Maiore ha emesso la misura cautelare per il reato di associazione mafiosa), Alessandro Esposito, Marco Foggetti, Fabio Bruni e Giuseppe Prosperoso.

Il pm Pierpaolo Bruni, firmatario il 21 giugno scorso della richiesta di misura insieme al procuratore capo Nicola Gratteri e al procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri, ha ricostruito passo dopo passo le presunte condotte illecite degli indagati e in particolare quelle relative al capo d’accusa 2. Qui vengono accesi i riflettori sule elezioni comunali del 2008 quando Greco e Figliuzzi avrebbero promesso «vantaggi illeciti attraverso la realizzazione di atti contrari ai propri doveri d’ufficio, quali l’assunzione di sodali della cosca Bruni all’interno della cooperativa di servizi denominata “Orizzonte Verde” (aggiudicataria di appalto di servizi per conto del comune di Castrolibero)» ad Ernesto Foggetti, Marco Massaro, Roberto Violetta Calabrese, Mario Esposito, Marco Foggetti, Fabio Bruni e Giuseppe Prosperoso. L’allora sindaco e vicesindaco del comune di Castrolibero, inoltre, avrebbero promesso e assicurato «la permanenza nel posto di lavoro presso la predetta cooperativa di Mario Esposito e Marco Foggetti pur in presenza di loro reiterate e ripetute assenze presso il luogo di lavoro da parte di entrambi e comunque nonostante i due svolgessero la loro attività lavorativa in modo del tutto negligente». Per la Dda Greco e Figliuzzi avrebbero dato ad Ernesto Foggetti la somma di 20mila euro per il procacciamento dei voti da parte della cosca “Bruni”. 

LA VALUTAZIONE DEL GIP. Il gip Assunta Maiore spiega i motivi che portano il suo ufficio a rigettare la richiesta di misura cautelare per Orlandino Greco e Aldo Figliuzzi. «La ricostruzione del patto relativo al sostegno elettorale da parte della cosca Bruni, prima, e di quella Rango-zingari, poi, in favore di Greco Orlandino e Figliuzzi Aldo si basa, in via preminente, sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia». Il gip sintetizza le accuse in paragrafi e scrive che, tra le altre cose, che «nelle ultime elezioni comunali è stato eletto un cugino del Greco ma ad occuparsene fu Rango». Il dato contrario ai riferimenti dati dalla Dda si configura nella genesi della cooperativa di tipo B “Orizzonte Verde” che «è stata costituita molto prima delle elezioni del 2008 e cioè in data 25 maggio 2005». Quindi, sottolinea il gip, «è, allora, evidente che le acquisizioni documentali non confortano le dichiarazioni del collaboratore» Ernesto Foggetti «su un punto decisivo e, cioè, sulla circostanza che la costituzione delle cooperativa e le assunzioni di quei soggetti fossero avvenute in adempimento di un patto elettorale illecito collegato alle elezioni del 2008». Così il pentito viene risentito una seconda volta e lo stesso in sintesi dichiara che «la cooperativa era stata oggetto dell’accordo elettorale per le elezioni del 2003 e non dal 2008; la cooperativa era stata costituita dopo le elezioni del 2003 per mantenere le promesse di assunzioni; l’accordo per le elezioni del 2008 era stato quello di incrementare le assunzioni». Il gip, sul punto, va giù duro: «E’ percepibile, quindi, il mutamento di rotta delle dichiarazioni e, tenendo conto delle risultanze documentali, ciò che non è possibile escludere è che vi sia stato un allineamento a tali risultanze e che, quindi, le dichiarazioni non siano assistite dalla necessaria genuinità». Sulla presunta cessione della somma di 20mila euro, invece, il giudice per le indagini preliminari afferma che «le dichiarazioni in relazione alla parte residua dell’accordo elettorale), difettano sul punto di convincenti riscontri esterni».

LE ELEZIONI DEL 2008. I pentiti raccontano che nel 2008 vi fu una riunione presso un autolavaggio, dice Marco Massaro, dove sarebbero stati consegnati i manifesti elettorali. «In quelle circostanze – scrive il gip – riceveva un compenso che, secondo quanto sempre Foggetti Ernesto gli aveva riferito, proveniva da Greco e Figliuzzi che avrebbero poi assunto, sempre secondo quanto gli aveva riferito Foggetti Ernesto, Muto Giuseppe e un altro soggetto nella cooperativa». I presunti esponenti del clan “Bruni” avrebbero partecipato alla campagna elettorale «minacciando la gente e spendendo il nome di Michele Bruni». Alcuni degli elettori contattati avrebbero ricevuto in cambio del voto la somma di 50 euro. 

In poche parole, la richiesta di misura cautelare della Dda per Orlandino Greco e Aldo Figliuzzi non è stata accolta perché «le dichiarazioni di Foggetti Ernesto non trovano quindi un riscontro solido e confortante in quelle degli altri collaboratori di giustizia che, ancorando il patto elettorale alla promessa, poi adempiuta, di assunzioni di sodali nella cooperativa, sembrano riferirsi a quanto può essere accaduto, con elevata verosimiglianza, dopo le elezioni del 2003.

LE ELEZIONI DEL 2013. Qui entra in scena uno dei collaboratori di giustizia più granitici per la Dda di Catanzaro: Adolfo Foggetti. L’ex reggente sulla costa Tirrenica del clan “Rango-zingari” afferma di aver preso parte alle elezioni del 2013 e del 2014, quest’ultima relativa alle Regionali dove Orlandino Greco è stato eletto. «Adolfo Foggetti sarebbe invece intervenuto personalmente nella campagna elettorale tra il 2013 e 2014 quando sarebbe stato contattato da Figliuzzi» e da un soggetto la cui figlia era candidata «e dietro pagamento di 2000 euro, oltre alle spese – somma che fu consegnata a lui e Lamanna Daniele presso il bar Phoenix dietro assenso di Rango a cui presentarono Figliuzzi» e l’altro uomo – «appoggiarono dette candidature». Seppur le propalazioni di Adolfo Foggetti «si presentano precise e analitiche e frutto di conoscenza diretta» scrive il gip «tuttavia, anche in relazione a tali elezioni mancano i riscontri, atteso che le dichiarazioni di Lamanna Daniele, divenuto nel frattempo collaboratore di giustizia, sono di altro tenore. Lamanna, infatti, ha dichiarato che Figliuzzi gli aveva chiesto l’appoggio elettorale ma egli rifiutò e lo mandò direttamente da Rango. Fu Rango a rivelare a Lamanna che la contropartita fu un appalto per l’illuminazione di Castrolibero». Dunque, «Lamanna, quindi, non ha riferito di aver ricevuto somme di denaro da Figliuzzi in presenza di Foggetti Adolfo o di avervi assistito, né ha saputo riferire di accordi sottesi all’appoggio elettorale». 

Staremo a vedere se l’ordinanza del gip Assunta Maiore sarà confermata dal Riesame, al quale si rivolgerà la Dda, oppure se il Tdl avrà un atteggiamento meno garantista nel valutare le motivazioni che permettono ai due politici di Castrolibero di rimanere a piede libero. (Antonio Alizzi)

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Redazione Cosenza Channel

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