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Massoneria in Calabria, il Gran Maestro: «Ho vietato l’apertura di logge nella fascia ionica»

Massoneria in Calabria, il Gran Maestro: «Ho vietato l’apertura di logge nella fascia ionica»

E’ sempre più chiaro ed evidente qual è il motivo che ha portato la commissione parlamentare antimafia a sequestrare gli elenchi di Calabria e Sicilia della loggia massonica del Grande Oriente d’Italia. Ci si arriva, leggendo le audizioni svolte con i vari Gran Maestri sentiti dalla commissione presieduta da Rosy Bindi. E quella che vi proponiamo ora riguarda la Gran Loggia Regolare d’Italia, fondata nel 1993 dal filosofo Giuliano Di Bernardo.

E’ martedì 24 gennaio 2017 quando in commissione si presenta Fabio Venzi, sociologo e con origini calabresi.

Il Gran Maestro, tra le prime dichiarazioni registrate dinanzi ai deputati, ha tenuto a precisare che non fu d’accordo con Di Bernardo quando lasciò il Grande Oriente d’Italia, in quanto «la sua carica di Gran Maestro, a mio parere, gli avrebbe potuto permettere di farlo direttamente dall’interno, cioè di assumersi la responsabilità dei problemi che riteneva ci fossero nell’obbedienza, come io sto facendo nella mia, qualora ci fosse la necessità di farlo». Ma chiarisce che in quel periodo lui non era un massone, ma lo diventerà solo nel 1999. E spiega. «Qualora un fratello che sia sottoposto a procedimento penale, qualunque esso sia, dovesse ricevere anche l’irrogazione di misure cautelari personali, la Gran Loggia provvederà all’automatico depennamento del fratello. Quindi, c’è l’immediata espulsione dell’iscritto. Poi c’è la dichiarazione che si firma all’atto dell’entrata».

LA CALABRIA. Complessivamente in Italia vi sono 2400 iscritti. «Diciamo che la Calabria in questa distribuzione – dichiara Venzi – dovrebbe essere la quinta o la sesta regione. E soprattutto c’è stata una mia personale richiesta di evitare la fondazione di logge nella dorsale ionica».

Mentre in Sicilia «ci sono circa 300 iscritti. La cosa che, secondo me, è interessante sottolineare per quanto riguarda questa obbedienza che rappresento è l’altissimo livello culturale, di studi, all’interno di queste due regioni, in particolare della Calabria», dove «l’attività culturale è talmente importante che mi sono determinato a fondare una loggia di ricerca a livello regionale nella regione Calabria».

Rosy Bindi, poi, chiede il motivo per il quale sulla fascia ionica calabrese è vietato aprire una loggia. «È stata una misura preventiva, perché, leggendo un po’ le notizie sull’attività della mafia calabrese, all’interno della regione… Poi, insomma, mia moglie è calabrese e io sono di origini calabresi da parte di madre. Conosco la regione e le peculiarità da questo punto di vista. Da un certo punto di vista preventivo ho disincentivato, se possibile, la nascita di logge in quella zona della Calabria».

La provincia più numerosa in tal senso è quella di Reggio Calabria, «a Cosenza c’è una loggia soltanto. Diciamo, però, che c’è una concentrazione soprattutto nella città di Reggio Calabria». Il Gran Maestro della Gran Loggia Regolare d’Italia, rispetto al “collega”, Stefano Bisi del Grande Oriente d’Italia, acconsente all’acquisizione degli elenchi delle logge massoniche di Sicilia e Calabria.

INFILTRAZIONI DELLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA. Durante l’audizione, Rosy Bindi pone la domanda se «Dal 1993, quando siete nati, si è mai verificato un rapporto tra gli appartenenti alla vostra obbedienza e le organizzazioni criminali di stampo mafioso?» e Venzi risponde: «Mi risulta che, se non erro, una decina di anni fa, in questi quasi venticinque anni di attività, ci fu un episodio e la persona in questione venne depennata dalla Gran Loggia Regolare d’Italia», ma il nome del soggetto in questione viene segregato.

Quando la seduta ritorna ad essere pubblica, il Gran Maestro Venzi, a domanda della commissione, dice che il patrimonio della Gran Loggia Regolare d’Italia è riconducibile a «una casa massonica di proprietà a Cosenza e circa 150 mila euro di testi antichi massonici nella nostra biblioteca». 

L’ALTRA LOGGIA. Dopo Venzi è il turno del Gran Maestro della Serenissima Gran Loggia d’Italia-Ordine generale degli Antichi liberi Accettati Muratori, Massimo Criscuoli Tortora. «In Calabria abbiamo tre logge e ne abbiamo una in Sicilia, a Messina e Catania». Nella nostra regione, spiega Tortora, «l’abbiamo a Reggio Calabria e a Locri, che è il nostro fiore all’occhiello. Il posto più difficile è proprio il nostro fiore all’occhiello, ringraziando il nostro delegato, che ha fatto una vera selezione. Poi abbiamo una realtà a Crotone. Ne stiamo aprendo un’altra, ma nell’arco dell’anno, a Catanzaro, per un totale di 50 o 60 – il numero esatto, se lo desidera, glielo faccio avere – in Calabria e una realtà sotto le dieci a Messina». E il delegato calabrese è un «grosso penalista di Locri», ovvero «l’avvocato Francesco Febbraio. È pubblico, perché regolarmente facciamo la nostra denuncia e dichiarazione alla prefettura e alla questura».

Anche in questo caso il Gran Maestro Tortora acconsente all’acquisizione degli elenchi di Calabria e Sicilia, anche se la “trattativa” appare più complicata perché il Gran Maestro introduce la legge sulla privacy, ma la Bindi gli ricorda che la commissione parlamentare antimafia ha ampi poteri e rassicura del fatto che i nomi saranno segretati e non finiranno sui giornali.

Tra gli iscritti alla Serenissima Gran Loggia d’Italia vi era anche un prete che faceva il cappellano nella polizia.

La discussione, prima della conclusione della seduta pubblica, verte sul fatto che la commissione parlamentare antimafia sta lavorando su varie inchieste che hanno il compito di approfondire i rapporti della mafia calabrese con lo sport, e in particolare col mondo del calcio, e la chiesa. (Antonio Alizzi)

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