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Caso Maximiliano Granata, la Cassazione annulla con rinvio al Riesame

Caso Maximiliano Granata, la Cassazione annulla con rinvio al Riesame

La sesta sezione penale della Corte di Cassazione questa mattina ha notificato l’accoglimento del ricorso presentato dagli avvocati Gianluca Garritano e Angelo Pugliese, difensori di Maximiliano Granata, indagato per corruzione elettorale e abuso d’ufficio nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla procura di Cosenza e condotta dalla Guardia di Finanza.

Gli ermellini hanno annullato con rinvio a una nuova seduta del Riesame di Catanzaro che a sua volta aveva confermato la misura interdittiva per la durata di 12 mesi che aveva costretto Maximiliano Granata a rinunciare alla presidenza del “Consorzio Valle Crati”.

Le indagini si sono focalizzate sui presunti comportamenti illeciti di Granata che nel periodo della scorsa campagna elettorale per le comunali di Cosenza avrebbe aiutato il fratello Vincenzo Granata, poi eletto in consiglio comunale, favorendo Francesco Gallo, titolare dell’Eden Park.

L’ingiusto vantaggio – secondo la procura – sarebbe consistito nella pulitura della zona antistante il ristorante. Intercettato per un altro procedimento penale, Granata avrebbe “intimato” al suo interlocutore di mettersi a disposizione per l’elezioni. C’è da dire che Francesco Gallo e Granata si conoscono da una vita e il tono della conversazione, secondo i legali, era scherzoso nel passaggio in cui l’ex presidente del Consorzio “Valle Crati” ricorda all’altro indagato che deve trovare voti per il fratello. Tra l’altro, i difensori avevano fatto notare al Riesame che la strada della discordia non è pubblica, bensì privata e l’ingiusto vantaggio patrimoniale, qualora ci fosse, sarebbe di 50 euro.

Un altro punto toccato dai penalisti Garritano e Pugliese è quello delle intercettazioni, utilizzate illegittimamente in quanto «l’art. 270 c. p. p., infatti, prevede espressamente che i risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati in procedimenti diversi, salvo che risultino indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza», mentre qui si parla di abuso d’ufficio.

A rafforzare il concetto, i legali avevano già evidenziato che «la Corte di Cassazione ha più volte chiarito che la qualifica di incaricato di un pubblico servizio deve riconoscersi ai dirigenti e rappresentanti delle aziende e dei consorzi costituiti in azienda che eroghino servizi sociali pubblici» e «il consorzio Valle Crati non eroga servizi sociali pubblici».

Infine, la questione relativa alle dichiarazioni del testimone Abenante. Dalle sua parole, sostengono gli avvocati, non sono emerse le condotte che l’accusa addebita a Granata. In virtù di ciò, la difesa aveva chiesto, e oggi ha ottenuto, l’annullamento con rinvio del provvedimento del Riesame di Catanzaro, al quale si è opposto il procuratore generale che aveva chiesto il rigetto del ricorso. (Antonio Alizzi)

 

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