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Tragedia Raganello, a Cerchiara l’ultimo saluto ad Antonio De Rasis

Tragedia Raganello, a Cerchiara l’ultimo saluto ad Antonio De Rasis

Era un ragazzo d’oro, un uomo che sacrificava la sua vita per gli altri, una guida escursionista d’esperienza, un componente del Soccorso Alpino Nazionale e un fidanzato dolce e premuroso. Così viene dipinto da chi lo conosceva bene Antonio De Rasis, il 32enne di Cerchiara di Calabria, morto nella tragedia del Raganello.

Era lui la guida che negli ultimi giorni accompagnava coloro i quali volevano intraprendere questa escursione, affascinante ma ricca di ostacoli e di zone impervie. In tanti si avventuravano con la guide e altrettanti senza. Antonio, in un video su Facebook, due giorni prima di morire, scherzava e rideva con gli organizzatori di “Raganello tour”, attività turistica che si trova nella piazza principale di Civita.

Non poteva mai immaginare che 48 ore dopo, lo avrebbe atteso il Paradiso. Antonio De Rasis, che aveva aiutato tante persone rimaste intrappolate nei sentieri di montagna, lunedì scorso ha accompagnato le altre nove persone nel Regno dei Cieli. Un dolore immane per i familiari, per la sua fidanzata Lucia e per gli amici.

Antonio De Rasis, 32 anni, morto nella tragedia del Raganello
Antonio De Rasis, 32 anni, morto nella tragedia del Raganello

Per l’ultimo saluto c’erano oltre 2mila persone nella piazza di Cerchiara Calabra, nota al mondo per essere il paese natale dello Chef internazionale Francesco Mazzei, l’equivalente di Carlo Cracco e Bruno Barbieri a Londra. Avrà pianto anche lui il suo compaesano.

Erano presenti tutte le istituzioni: dalla Regione Calabria alla provincia di Cosenza, dai sindaci dei comuni limitrofi alle associazioni che si occupano di natura ed escursioni, dai familiari agli amici, dai carabinieri alla Guardia di Finanza, corpo d’armata nel quale presta servizio suo fratello, affranto dal dolore.

Commovente ogni momento della celebrazione funebre, così come l’omelia del vescovo della Diocesi di Cassano all’Jonio, monsignor Francesco Savino. «Come il fango e i detriti che hanno ingoiato Antonio e tutte le vittime della sciagura del Raganello, la polvere citata dal testo biblico ci riporta alla nostra fragilità. Siamo canne spezzate dal vento dell’esistenza e siamo richiamati alla grandezza della vita che e fragile: con eventi imprevedibili, ci richiama sul chi siamo, liberandoci da ogni delirio di prepotenza» ha detto in un passaggio dell’omelia, ricordando la figura sociale di Antonio De Rasis, che di recente era stato tra i primi ad arrivare all’Hotel Rigopiano in Abruzzo.

«Ogni istituzione faccia la parte che le compete. Le parole, che hanno un senso, non siano sprecate, sciupate, non siano mai parole al vento, anzi siano di responsabilità matura. Non c’è libertà senza verità e giustizia» ha affermato il vescovo Savino.

«Grazie, Antonio, per quello che sei stato, per quello che hai fatto, per il ricordo di te che rimane nel cuore dei tuoi genitori, della tua famiglia, dell’intera comunità» ha concluso monsignor Savino. (a. a.)

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