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L’ospedale di Lamezia Terme in mano alla ‘ndrangheta: anche medici arrestati

L’ospedale di Lamezia Terme in mano alla ‘ndrangheta: anche medici arrestati

L’attività, che interessa sia gli ambiti di criminalità organizzata che quelli di pubblica amministrazione, rappresenta il culmine di due diverse indagini strettamente collegate tra esse condotte dalle articolazioni specializzate del nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Catanzaro, con il fondamentale contributo dello s.c.i.c.o. di Roma.

il primo filone d’indagine, condotto dal g.i.c.o. del nucleo p.e.f. di Catanzaro, riguarda l’individuazione, ricostruzione e disarticolazione di due sottogruppi di ‘ndrangheta operanti nel territorio di Lamezia Terme e riconducibili alla cosca confederata degli “Iannazzo-Cannizzaro-Daponte”. (I NOMI DELLE PERSONE ARRESTATE)

Tali contesti malavitosi sono stati individuati in relazione a due gruppi imprenditoriali ‘ndranghetistici che operavano anche avvalendosi del potere intimidatorio promanante dalla notoria appartenenza alla criminalità organizzata dei loro compartecipi, di fatto realizzando nel corso degli anni un assoluto monopolio, nel redditizio settore delle autoambulanze sostitutive del servizio pubblico, delle onoranze funebri, della fornitura di materiale sanitario, del trasporto sangue e altro ancora.

Il primo di essi, denominato “gruppo putrino”, è riuscito sin dal 2009 ad acquisire una posizione di dominio nello specifico mercato, aggiudicandosi la gara di appalto relativa alla gestione del servizio sostitutivo delle ambulanze del “118” bandita dall’Asp di Catanzaro.

Dal 2010 e sino al 2017, il citato presunto gruppo imprenditoriale ‘ndranghetistico ha continuato a operare in assenza di una gara formale, a seguito di plurime, reiterate oltre che illegittime proroghe, in alcuni casi addirittura tacite, ottenute in considerazione dei privilegiati rapporti tra i vertici del gruppo criminale e numerosi appartenenti di livello apicale dell’Asp di Catanzaro all’epoca in servizio, tra i quali il dott. Giuseppe Perri (già commissario straordinario e poi direttore generale sino all’agosto 2018) e il dott. Giuseppe Pugliese (già direttore amministrativo sino all’ottobre 2017), e ancora in servizio quali il dott. Eliseo Ciccone (già responsabile suem “118” ed ora destinato ad altro incarico) nei cui confronti vengono contestati plurimi episodi di abuso d’ufficio.

Analoghe condotte, con l’aggravante della finalità mafiosa, vengono contestate anche a due esponenti storici della politica lametina, che hanno rappresentato l’anello di congiunzione tra il contesto ‘ndranghetistico e la dirigenza Asp coinvolta.

il primo, Giuseppe Galati detto “Pino”, già più volte parlamentare e componente, con incarichi di assoluto rilievo, di tre compagini di governo delle passate legislature. Il secondo, Luigi Muraca, ex consigliere del comune di Lamezia Terme, sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2017.

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Nello stesso 2017 il soggetto imprenditoriale Putrino è stato colpito da un provvedimento interdittivo antimafia emesso dalla prefettura di Catanzaro che comprometteva la prosecuzione del delicato servizio pubblico affidatogli.

In tale momento storico si inseriva il secondo sottogruppo di ‘ndrangheta, denominato “gruppo Rocca”, anch’esso operante negli stessi settori economici che, forte della illecita concorrenza con cui era stato conquistato il mercato unitamente al “gruppo Putrino” in danno di tutti gli altri operatori economici del settore che illegalmente erano stati posti fuori dal libero mercato, iniziava ad operare nel delicato quanto importante servizio pubblico quale capofila di una associazione temporanea di scopo.

Le indagini, che hanno beneficiato di puntuali riscontri anche dalle dichiarazioni di numerosi ed affidabili collaboratori di giustizia, hanno consentito di tratteggiare una situazione di assoluto allarme sociale presso il nosocomio di Lamezia Terme ove, specie all’interno del reparto di pronto soccorso, gli accoliti dei due gruppi criminali hanno imposto un controllo totale occupando manu militari gli spazi, instaurando un regime di sottomissione del personale medico e paramedico operante. In tal senso, le attività investigative svolte dalla guardia di finanza hanno fatto emergere che i dipendenti dei due gruppi imprenditoriali hanno la disponibilità delle chiavi di alcuni reparti dell’ospedale, la possibilità di consultare i computer dell’Asp onde rilevare dati sensibili in merito a degenti, l’ingresso presso il deposito farmaci dedicato alle urgenze del pronto soccorso, situazione questa ben nota alla dirigenza dell’azienda sanitaria.

In tale filone sono stati sottoposti a misura cautelare 19 persone nei cui confronti vengono contestate a vario titolo le condotte di associazione di stampo mafioso, delitti contro la pubblica amministrazione, l’industria ed il commercio anche in forma aggravata.

In materia di cautela reale si è proceduto con il sequestro preventivo ai sensi della normativa antimafia e della responsabilità “parapenale” delle società ed enti dell’intero complesso aziendale delle sei società/enti riconducibili ai due presunti sottogruppi di ‘ndrangheta per un valore complessivo di 10 milioni di euro. tra questi spiccano le società operanti tanto nel servizio sostitutivo delle ambulanze pubbliche che delle onoranze funebri compreso due “case funerarie”.

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