Giudiziaria

I pentiti su Antonio Taranto: «Fu ucciso per errore, doveva morire un altro»

I pentiti su Antonio Taranto: «Fu ucciso per errore, doveva morire un altro». La procura generale deposita tre verbali.

Antonio Taranto, ucciso nel marzo del 2015 nel quartiere popolare di via Popilia a Cosenza, morì per errore. A dirlo è il collaboratore di giustizia Celestino Abbruzzese, ex esponente di vertice degli “zingari” di Cosenza, pentitosi dopo la condanna definitiva nel processo “Job Center”. Ma non è l’unico che ha parlato del delitto maturato in un contesto mafioso. Infatti venerdì scorso la procura generale di Catanzaro, rappresentata dal sostituto procuratore generale Raffaella Sforza, ha depositato i verbali riassuntivi di Luciano Impieri, ex partecipe del clan “Rango-zingari”, e del neo pentito cosentino, Giuseppe Zaffonte, dichiarazioni già utilizzate dalla Dda di Catanzaro per arrestare Massimiliano D’Elia, ritenuto l’esecutore materiale di Giuseppe Ruffolo.

Processo rinviato e le eccezioni della difesa

L’udienza svoltasi presso la (nuova) Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, dopo l’annullamento con rinvio della condanna nei confronti di Domenico Mignolo, è servita quindi per inserire nel secondo processo d’appello altri elementi utili alla pubblica accusa per arrivare ad una sentenza di colpevolezza contro l’uomo originario di Marano Marchesato. Processo rinviato al prossimo 14 ottobre in quanto il giudice titolare, Carlo Petrini ha aderito al periodo cuscinetto, deciso dal Csm. Al suo posto c’era infatti un giudice della sezione lavoro. Tuttavia, prima di concludere la seduta processuale, gli avvocati difensori degli imputati hanno preannunciato che faranno un’eccezione sull’ammissibilità dei verbali una volta che la procura generale, probabilmente qualche giorno prima della prossima udienza, consegni quelli integrali.

Cosa dice Celestino Abbruzzese?

Celestino Abbruzzese era organico al clan dei “Banana”. Faceva parte della famiglia che, secondo la Dda di Catanzaro, controlla il mercato della droga a Cosenza e dintorni. E ai pm Giuseppe Cozzolino, in servizio presso la procura di Cosenza ma applicato in questo caso all’ufficio inquirente coordinato dal procuratore capo Nicola Gratteri, e Camillo Falvo racconta quello che sa sull’omicidio di Antonio Taranto.

SUMMIT DI MAFIA DOPO L’OMICIDIO TARANTO (Leggi qui)

«L’omicidio avvenne dopo una serie di disguidi tra Strusciatappine», riferimento ad Antonio Abbruzzese «e il suo gruppo e il gruppo “Rango-zingari”», aggiungendo che «la vittima doveva essere Leonardo Bevilacqua». Celestino Abbruzzese, alias “Micetto”, afferma di aver saputo queste cose dal fratello. «Dopo la lite Antonio Taranto e altre persone sono andati a casa da mio fratello in quanto dopo la lite gli interessati» si sarebbero dati appuntamento per risolvere la questione prendendo in consegna delle armi.

«L’indomani mio fratello mi disse di fare attenzione se vedevo a Domenico o Mario Mignolo perché la sera prima avevano ucciso ad Antonio Taranto. L’omicidio? Commesso da Domenico Mignolo» che «dopo altre discussioni» si sarebbe affacciato dalla finestra «e ha sparato per colpire Leonardo Bevilacqua ma ha colpito Taranto per errore». 

Le dichiarazioni di Luciano Impieri

A marzo del 2015, Luciano Impieri era ancora detenuto in carcere per l’inchiesta “Nuova Famiglia”. Quindi, precisa ai magistrati della Dda di Catanzaro, che le notizie riguardanti l’omicidio di Antonio Taranto le ha apprese in cella. «Quando è avvenuto l’omicidio di Antonio Taranto ero in carcere» e avrebbe saputo da un altro elemento del clan “Rango-zingari” che a sparare «era stato Domenico Mignolo, transitato nel gruppo di Antonio Abbruzzese detto “Strusciatappine”, il quale successivamente ha fatto una riunione nel corso della quale» avrebbe detto che «per quell’omicidio “si doveva mettere una pietra sopra”». Imperi aggiunge inoltre che a Mignolo «lo avevano alzato nei meriti criminali per l’omicidio Taranto». (a. a.)

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Antonio Alizzi

Giornalista professionista dal 13 giugno del 2012. Dal 2002 al 2006 ho lavorato con "La Provincia Cosentina", curando le pagine del calcio dilettantistico. Nel 2006 passo al quotidiano regionale "Calabria Ora", successivamente "L'Ora della Calabria", in servizio presso la redazione sportiva. Mi sono occupato del Cosenza calcio e delle notizie di calciomercato. Nel 2014, inizio l'avventura professionale con il quotidiano nazionale "Cronache del Garantista", scrivendo per la cronaca giudiziaria nel Distretto di Catanzaro. Ora collaboro con Cosenza Channel e due riviste nazionali.

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