Cosenza Calcio

Stringara: «Cosenza-Spezia? Tifo per Braglia. Quell’esonero di Barletta…»

Paolo Stringara allena una squadra di detenuti a Livorno nel progetto "Liberi dentro". «La salvezza del Cosenza passa da Pierino Braglia».

Ha appena terminato l’allenamento in carcere. Paolo Stringara è da anni alla testa di un pool di allenatori coinvolti nel progetto di una squadra di detenuti. Si chiama Liberi dentro e riguarda la casa circondariale di Livorno. Piacevolmente accetta di parlare del calcio cosentino in vista della gara di stasera con lo Spezia. Stringara ha guidato entrambe le compagini. Con lo Spezia agli inizi del nuovo millennio e, più recente, in riva al Crati (2010). I finali non sono stati dei migliori dato che ha subito due esoneri, dei quali il tecnico chiarisce i contenuti raccontando, anche, della sua amicizia con l’ex commissario tecnico della Germania Jürgen Klinsmann

Paolo Stringara, c’è Cosenza-Spezia: due squadre di cui forse non serba un bel ricordo…
«Andiamo per gradi. Chiarisco. A La Spezia per me è stata in effetti un’annata dove non ho inciso. A Cosenza no. Avevamo iniziato bene il campionato. Alla prima sconfitta, contro il Barletta, sono stato esonerato. Era una gara strana. Quando andai lì, a Barletta, e il presidente quando seppe che mi cacciarono proprio dopo la sconfitta contro la sua squadra, lui si mise a ridere. Seppi che la gara era al centro di alcune indagini. Gli dissi che era andata ormai in quel modo e non volevo pensarci più. E’ andata in quel modo. Secondo me non stavo facendo assolutamente male. Prima di quel match, in 6 partite ero a 10 punti. Decisero in quel modo, poi alla fine non andò bene al Cosenza. Ci fu anche il fallimento». 

Che risposte ha dato finora la Serie B?
«Il campionato di Serie B come tutti gli anni ha delle sorprese. Molte squadre che sentono la possibilità di vincere, come la Cremonese, lo Spezia e, invece, si ritrovano nei piani bassi della classifica. Pisa, Pordenone che dovrebbero lottare per non retrocedere e stanno lassù nelle alte posizioni. Il campionato è difficile. Vincerà chi avrà maggiore continuità. Con 4-5 vittorie di fila puoi cambiare da così a così la stagione. Ma appena ti distrai, vieni punito». 

Secondo Stringara questo campionato è più difficile di quello della passata stagione?
«Non so se il campionato sia più difficile. Non voglio far graduatorie tra annate. Per esempio, l’Empoli ha un’ottima squadra, però sta faticando. Poi il Pordenone che è in cima. Quindi si può presumere che il livello possa essersi abbassato, nonostante l’ultimo calciomercato. Ogni campionato ha un suo discorso, diverso da quello degli anni precedenti». 

Parliamo dello Spezia. La sensazione che dà è quella di essere una squadra che può ambire, anche a livello societario, a determinati obiettivi. Ma, ogni anno, sembra gli manchi qualcosa.
«E’ vero, perché ha una proprietà fortissima. Ogni anno sembra che gli manchi qualcosa, è un’incompiuta. Non è che sia in buonissime acque. Dispiace. Ogni anno vengono investiti tanti soldi. Faccio un esempio. Mio figlio è nelle giovanili del Livorno. Spesso lo seguo e quando gioca a Spezia mi rendo conto che non tutte le squadre possono avere a disposizioni centri sportivi come il loro, dove sono stati investiti milioni e milioni di soldi. Però, in campionato non incide in modo significativo». 

Il Cosenza è in una fase complicata della stagione. Dolorosa la sconfitta di Ascoli, da 0-2 a 3-2. Stringara che idea si è fatto? 
«Il Cosenza lo continuo a seguire. E’ una piazza ambiziosa. La città la conosco molto bene, dato che da giovane ho giocato nel Rende prima di allenare i Lupi. Poi c’è Pierino Braglia. Io faccio il tifo per lui». 

Braglia, dopo Ascoli, ha ricevuto la fiducia della società. Domani la partita sarà un primo bivio… 
«Posso dire una cosa? Secondo me, se il Cosenza si deve salvare non deve prescindere da Braglia. E’ un allenatore navigato, esperto, intelligente. E’ abile nel far quadrare i conti. A lui serve farlo lavorare con tranquillità. Nessuno, però, ha la bacchetta magica. Tutti possono sbagliare. Io, però, mi fiderei di lui. E’ un grandissimo allenatore, uno concreto. Secondo me, nella lotta salvezza, nonostante i tanti campionati vinti, si trova nel suo ruolo naturale. E’ lui che può salvare il Cosenza».

C’è un calciatore che le interessa in particolare nella rosa rossoblù
«Non ce n’è uno in particolare. Ho allenato Sciaudone, Carretta, Monaco. Sono tutti buoni giocatori. Conosco pure gli altri. Intanto, il Cosenza non ha Tutino che ha fatto benissimo. Non ricordo adesso chi hanno preso come attaccante…».

Rivière, ma ci sono pure Litteri, Pierini, Bàez...
«Sì, sì. Sono ottimi calciatori. Io mi fido di Braglia. Secondo me, se tutti sono compatti, i Lupi hanno i mezzi per salvarsi. Cosenza non è una piazza come le altre, come Pordenone. Lì si sente molto la pressione. La gente deve sostenere la squadra, i giocatori». 

In settimana la squadra ha sostenuto un confronto con alcuni tifosi. C’è volontà di mantenere la categoria. 
«Assolutamente. Se fai calcio a Milano ci sono tante altre cose. A Cosenza purtroppo ci sono poche cose, tra cui il calcio che è importante. Ecco perché è un patrimonio di tutta la città. Sono coinvolti tutti, dai calciatori ai tifosi fino ai giornalisti. Quando si parla di Cosenza si fa riferimento a tutto, non a dei scompartimenti stagni». 

Cosa si aspetta stasera?
«Pronostici non ne so fare. Dal Cosenza mi aspetto una gara gagliarda, intensa dal punto di vista dell’attenzione nervosa. Mi aspetto una bella vittoria». 

Stringara, non possiamo fare a meno di parlare del suo impegno con i detenuti del carcere di Livorno. Com’è nato il progetto “Liberi dentro”?
«Fino a mezzogiorno di solito sono dentro, impegnato con l’allenamento. Non sono solo io – dice focalizzandosi sulla sua esperienza -. Siamo una decina di allenatori. Dopo Grosseto ho allenato per due anni con Jürgen Klinsmann nella nazionale statunitense. Ora lui è all’Herta Berlino. Io ho dovuto fare a meno per motivi di lingua. Altrimenti l’avrei seguito. Così come potevamo andare ad allenare la nazionale dell’Ecuador. Io non ho smesso di fare l’allenatore. Noi ci alterniamo nel fare questo volontariato che è assolutamente gratuito. Tutto è nato da una partita che feci ai tempi del Bologna in una casa circondariale. La ricordo ancora, in modo vivido. Quando ho avuto l’opportunità di intraprendere questo percorso con altri allenatori, non mi sono tirato indietro. Stiamo facendo un lavoro importante. A livello personale mi sta dando tantissimo. Tra l’altro stiamo facendo un campionato di buon livello. Liberi dentro, stare liberi comunque dentro. Perché quando sono là, sul campo a giocare a calcio si sentono liberi nonostante il carcere». 

Come hanno reagito i detenuti? 
«Siamo circa una sessantina. Quando ci alleniamo siamo in 27, perché qualcuno studia, va a scuola, lavora, poi c’è chi sta male. A loro ho detto che siamo venuti qua dentro per fare calcio. Non per giudicare. Voi siete stati giudicati da altri per le cose che avete commesso, ma noi facciamo calcio. Punto e basta. Da lì, questo lavoro lo stiamo portando avanti da 4 anni. E’ come essere in una squadra. Anzi, è una squadra. Io penso di non aver mai avuto un rispetto tale, come ce l’ho in quel posto. Questa è la cosa che ci fa piacere». 

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Giulio Cava

Nato a Cosenza il 24 giugno ai titoli di coda del Novecento. Scrivo dal novembre 2013 di sport e attualità. Ho iniziato a Parola di Vita. Collaboro a Cosenza Channel dal luglio 2017, dopo averlo letto da quando ero piccolo. La prima volta allo stadio in tribuna stampa, da cui mi sono separato pochissime volte. Ho frequentato lo scientifico, studio scienze politiche all'Università della Calabria. Amo il calcio, quello umile. Aspiro a diventare giornalista...forse si...forse no...

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