venerdì,Maggio 20 2022

Il linguaggio criptico dei presunti narcotrafficanti della Valle dell’Esaro

L’inchiesta sul narcotraffico nella Valle dell’Esaro inizia quando gli agenti della Squadra Mobile di Cosenza avviano le intercettazioni telefoniche e ambientali nei confronti di Roberto Presta e Mario Sollazzo. Lo scrive il gip antimafia di Catanzaro, Claudio Paris che, nell’illustrare la vicenda giudiziaria, si complimenta con l’operato della Dda di Catanzaro, soprattutto in virtù del

Il linguaggio criptico dei presunti narcotrafficanti della Valle dell’Esaro

L’inchiesta sul narcotraffico nella Valle dell’Esaro inizia quando gli agenti della Squadra Mobile di Cosenza avviano le intercettazioni telefoniche e ambientali nei confronti di Roberto Presta e Mario Sollazzo. Lo scrive il gip antimafia di Catanzaro, Claudio Paris che, nell’illustrare la vicenda giudiziaria, si complimenta con l’operato della Dda di Catanzaro, soprattutto in virtù del “raccolto investigativo” derivato dall’attività tecnica «straordinariamente prolifica». Riferimenti alla droga, tipo cocaina e marijuana, abbastanza espliciti secondo il gip Paris, che in un caso riporta la frase di uno degli indagati il quale chiede al suo interlocutore «“…tieni, ho quattrocento euro… gli altri te li devo dare, ma erba ne avete?”».

Soggetti probabilmente “novizi” alla commissione di questi reati, visto che nella maggior parte dei casi, il linguaggio usato da chi commercializza la droga è molto più criptico. Intercettazioni che fanno riferimento soprattutto all’anno 2017, dove i presunti capi del narcotraffico nella Valle dell’Esaro parlano apertamente di spaccio di droga e denaro da ricevere dagli acquirenti. Infine, c’è la parte degli “stipendi” che ammonterebbero da 30mila a 100mila euro. 

Il linguaggio criptico utilizzato nella Valle dell’Esaro

La comunicazione è fondamentale nella vendita della droga. Se una minima parte degli inquisiti ne parla come se nulla fosse, altri indagati invece sono molto più prudenti. Le sostanze stupefacenti e i soldi diventano “uva e cinque litri di vino”, “trink trink”, “due pantaloni”, due giacche”, “due camice”, “quelle lampadine”, “una bottiglia di vino”, “cavetto” (inteso denaro), “i pezzi della macchina” (inteso denaro), “mi prendo il caffè”, “le birre”, “due favori”, “valvola”, “quei due bracci” e “mattonelle”.

Nell’ambito di questa indagine sul narcotraffico nella Valle dell’Esaro, si intrecciano comunque altri episodi, come gli arresti di Roberto Presta e Mario Sollazzo avvenuti il 20 maggio del 2017, trovati in possesso di oltre un chilo di cocaina o come quelli di Marco Patitucci e Luigi Gioiello, finiti in manette rispettivamente per 110 grammi di marijuana e per quasi 2 chili di erba. Fatti che avrebbero allarmato, secondo quanto si apprende dalle carte dell’inchiesta, Roberto Presta e Mario Sollazzo. 

Inoltre, la presunta attività di narcotraffico sarebbe stata favorita da uno degli indagati, Massimiliano Mungo, titolare di un negozio di telefonini a San Marco Argentano. Intestazioni fittizie di schede telefoniche che sarebbero state utilizzate in seguito dai presunti appartenenti al narcotraffico. Per il gip Paris, comunque, Mungo non fa parte dell’associazione ma l’avrebbe soltanto agevolata con il suo lavoro. Infine, le parole del collaboratore di giustizia, Luciano Impieri che, de relato, racconta ai magistrati antimafia di aver appreso in carcere della caratura criminale di Antonio Presta, rispettato in tutti gli ambienti mafiosi della provincia di Cosenza e non solo.

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