Cosenza Calcio

Toscano: «Cosenza, fidati di Occhiuzzi. Ha idee innovative e la fame giusta»

Mimmo One è legato da amicizia al nuovo tecnico dei Lupi. Toscano punta su Occhiuzzi: «Da calciatore voleva parlare di tattica e movimenti, il Cosenza non è mica retrocesso: le carte sono tornate nel mazzo».

Mimmo Toscano è in attesa che venga certificato per la seconda volta nella sua carriera che è proprio un propheta in patria. Che poi sia Cosenza o Reggio Calabria importa relativamente poco, perché se nel primo caso era cosentino d’adozione, nel secondo parliamo di un reggino doc. Il lockdown ha stoppato in riva allo Stretto una cavalcata storica, molto simile a quelle che dal 2007 al 2009 compì sulla panchina dei Lupi. Compagine dominante la Reggina, saldamente in vetta al torneo di Lega Pro e con la Serie B dietro l’angolo. L’ultimo match ufficiale tra i professionisti lo disputò il Cosenza lo scorso 9 marzo. La sua vecchia squadra finì ko in casa del Chievo Verona. Da quel giorno, è il caso di dirlo, è cambiato il mondo e i rossoblù hanno affidato la panchina ad una sua vecchia conoscenza. Roberto Occhiuzzi era fedele scudiero di Mimmo One, autore,  specialmente in Serie D, di reti preziose dai punti pesanti. Oggi è ufficialmente un suo collega e in comune hanno l’amore per la difesa a tre che lui propinava già più di 10 anni fa al San Vito.

Toscano, all’epoca avrebbe scommesso su Occhiuzzi allenatore?

«Era un calciatore a cui piaceva il confronto tattico e che amava capire il perché di alcuni schemi. Faceva della tecnica e dei movimenti le sue armi migliori. Dal punto di vista caratteriale invece no, non lo immaginavo seduto in panchina. Del resto, però, nessuno allo stesso modo avrebbe puntato un centesimo su di me quando ancora giocavo. L’esperienza e il tempo ti portano a capire se sei tagliato o meno per questo lavoro. Roberto è stato a contatto con tecnici bravi e ha capito da solo quale fosse la sua strada».

Proporrà il 3-4-3, un modulo su cui lei al San Vito lavorò già nel 2009. Da un po’ di tempo la difesa a tre è la moda del momento…

«E’ un sistema di gioco che da calciatore avevo fatto con Orrico e che mi affascinò da subito. Secondo me quell’anno (2009-2010, ndr) disputammo un girone di andata straordinario dando davvero spettacolo. Passavo per un mezzo pazzo perché utilizzavo un modulo poco conosciuto: mi pare che lo attuasse il solo Gasperini. Oggi, invece, è un’idea molto diffusa. Questo perché il calcio non è più statico, ma è diventato estremamente dinamico e la difesa a tre permette di esaltare tale mobilità sul rettangolo verde. Roberto ha del coraggio a puntare sul 3-4-3 e mi auguro che possa riuscire a realizzare ciò che ha in mente».

Ha sentito Occhiuzzi di recente? Che consiglio sente di dargli?

«Ci sentiamo spesso. Ha pensieri davvero innovativi, mi piacciono. In più ho notato in lui tanta voglia ed entusiasmo. L’unico suggerimento che mi sento di dargli è di essere se stesso, perché è una moneta che paga sempre. Il risultato è figlio di fattori molteplici, ma se un tecnico parte da una base forgiata sulla passione e sulle idee si è già portato avanti».

Quale sfida dovrà vincere l’Occhiuzzi allenatore per imporsi?

«Dovrà formare un gruppo, la cosa più importante è fare squadra. Solo così trasmetterà al collettivo i propositi che lo animano. Questa è la sfida più difficile che affronterà».

La salvezza del Cosenza è un terno al lotto. Da una parte c’è chi parla di un tecnico inesperto, dall’altro chi vede di buon occhio la sua freschezza per centrare l’obiettivo. Che idea si è fatto lei?

«Da osservatore esterno credo che il Cosenza abbia un organico che non rispecchia la classifica. Non conosco i motivi che lo hanno portato in basso, ma lo stop può essere un’opportunità. Ritengo che chi starà meglio dal punto di vista mentale e pensi costantemente al campo, possa fare davvero bene alla ripresa. Attenzione: nulla è precluso e nulla è impossibile. Il Cosenza non è retrocesso, mancano 10 giornate».

Toscano, da giocatore prima e da allenatore poi, ha conosciuto i precedenti presidenti del Cosenza. Come Guarascio, nessuno è stato esente da critiche. Da osservatore esterno ritiene che si potesse fare meglio?

«Partiamo da una valutazione globale: con la sua gestione si è fatto un lavoro straordinario. La promozione e la salvezza dello scorso anno sono un fiore all’occhiello. Quando non arrivano i risultati, tuttavia, vuol dire che sono stati commessi degli errori da parte di tutti. Ritengo che il presidente e il suo entourage ne siano a conoscenza e che vogliano assolutamente porvi rimedio. Il tempo c’è, inizia un mini-torneo mai visto dove le carte sono tornate nel mazzo».

Se, sportivamente parlando, la fortuna baciasse la Calabria da nord a sud lei tornerebbe per la prima volta da avversario al San Vito. C’ha pensato?

«Mi piacerebbe molto. Incontrare il Cosenza significherebbe una cosa sola: Lupi salvi. Con la Reggina in Serie B, col Crotone magari in Serie A e buoni playoff da parte di Vibonese e Catanzaro, la nostra regione respirerebbe un’aria completamene differente. Possiamo riuscirci».

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Antonio Clausi

Iscritto all’Ordine dei Giornalisti dal 2010 ha lavorato fin dal 2007 presso le redazioni de “La Provincia Cosentina”, di “Calabria Ora”, di “Cronache del Garantista” di cui coordinava i servizi per la Calabria, e del “Quotidiano del Sud”. Dal 2008, inoltre, collabora attivamente con CosenzaChannel.it. Spesso ospite di talk-show televisivi e radiofonici, ha come hobby i 33 giri e la musica.

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