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Amaco, giovedì sciopero dei lavoratori: «Turni di servizio insostenibili»

I lavoratori e le lavoratrici dell'Amaco giovedì 9 luglio incroceranno le braccia dopo lo sciopero indetto dalla Faisa-Cisal di Cosenza.

Il prossimo 9 luglio i lavoratori della Amaco incroceranno le braccia, dalle 10 alle 14. Si tratta di un’astensione, proclamata dalla Federazione Autonoma Italiana Sindacale Autoferrotranvieri. Lo sciopero colpisce Amaco dopo oltre un decennio dall’ultima volta, «il che di per sé riteniamo costituisca motivo di riflessione» evidenzia la sigla sindacale. «Come Faisa-Cisal – si legge in una nota – siamo convinti che la soluzione delle criticità non risieda nella procrastinazione delle decisioni ad essa finalizzate, ma si realizzi attraverso impegni assunti seriamente. E concretamente onorati».

«In Amaco orari e turnazioni che generano stress»

«Abbiamo tentato di evitare il disagio dello sciopero ma il comportamento aziendale – volto a non assumere iniziative – ci ha costretti a ricorrere all’astensione collettiva dal lavoro». La Faisa-Cisal nel suo comunicato lascia intendere di non aver avuto alternative e ne spiega le motivazioni riconducibili ad Amaco. «I temi che sottendono alla protesta non possono non essere affrontati e risolti, in special modo quello relativo ai ritmi di lavoro che vede i dipendenti Amaco sottoposti a turni di servizio senza soste e senza rotazione, con conseguente esposizione a stress e malessere che, inevitabilmente, si ripercuotono sul servizio. È bene che la Società comprenda – si sottolinea – che i tempi sono maturi per ricercare nella concertazione tutte le misure correttive necessarie a rendere il servizio equo e di qualità».

Lavoratori e sindacati aspettano fatti tangibili

La Fiasa-Cisal di Cosenza conclude il suo intervento rivolgendosi direttamente all’azienda Amaco. «Non accettiamo ingiustificati rinvii e mancate scelte, ma attendiamo fatti tangibili che si traducano nel corretto trattamento dei lavoratori e che non cozzino, come oggi accade, con le dichiarazioni aziendali intese a rivendicare un utile di impresa che suona come un ossimoro, perché radicato nel mancato riconoscimento di economie, dovute ai lavoratori, connesse a ticket mensa, premio di risultato ed altro. Intere famiglie, il quale bilancio è da marzo agganciato alla cassa integrazione, non possono attendere i tempi della politica di una Società che suona a festa per l’utile aziendale evidentemente realizzato a spese di chi ogni giorno si pone alla guida dei mezzi».

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