domenica,Agosto 7 2022

L’INTERVISTA | Il primario di Rianimazione: «Agire come se fossimo in uno stato di guerra»

L'intervista di Eleonora Bifano è stata realizzata ieri, prima che la Regione Calabria modificasse i dati della Rianimazione di Cosenza.

L’INTERVISTA | Il primario di Rianimazione: «Agire come se fossimo in uno stato di guerra»

«Il problema sta evolvendo in modo pericoloso, siamo in uno stato di guerra». Così Pino Pasqua, primario di Terapia Intensiva e neo direttore del Dipartimento Emergenza Urgenza dell’Annunziata di Cosenza in un’intervista rilasciata a Cosenza Channel il giorno prima dell’uscita del Decreto Calabria, ma soprattutto qualche ora prima che la Regione Calabria modificasse i dati delle Terapie Intensive. «Per fronteggiare l’emergenza è necessaria la collaborazione fra ospedale e territorio in modo da gestire i pazienti meno gravi come i paucisintomatici. Perché esiste il problema Covid, ma non si muore solo di quello».

Confusione numerica

Confusione tra i numeri dei ricoverati in terapia intensiva all’Annunziata dopo la comunicazione della Regione del decreto Calabria. Bisogna considerare i posti letto occupati o solo quelli in ventilazione invasiva? Due, dodici, quattordici? Non si tratta di giocare ai dadi o al raddoppio né di abbandonarsi in facili interpretazioni, semmai di partire da un dato certo: nonostante i milioni di euro impiegati nelle assunzioni di medici e operatori sanitari per l’emergenza Covid-19 e i nuovi posti di Terapia Intensiva finanziati dalla Regione, la situazione tra le corsie dell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza è tutto fuorché rassicurante.

«La curva dei contagi cresce in modo incontrollabile – dichiara infatti preoccupato Pino Pasqua, primario di Terapia Intensiva e neo direttore di Emergenza Urgenza dell’Annunziata di Cosenza– e così anche quella dei pazienti che vengono ricoverati nel reparto di Terapia Intensiva. In sole 48 ore il numero si più che raddoppiato». Cinque fino a sabato, dieci domenica, poi quattordici pazienti ricoverati, due anche in ventilazione invasiva.

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«La curva dei contagi cresce in modo incontrollabile. così anche quella dei pazienti che vengono ricoverati nel reparto di Terapia Intensiva. In sole 48 ore il numero si più che raddoppiato»

Pazienti sempre più giovani e senza patologie pregresse

«Ci troviamo davanti ad una grande criticità che non possiamo sottovalutare; rispetto alla scorsa primavera – continua Pasqua- è salito in modo esponenziale il numero dei ricoverati per Covid-19, mentre si è abbassata di almeno di cinque anni l’età media dei contagiati. Ora sono per lo più cinquantenni e spesso senza patologie pregresse». Molti miti da sfatare, quindi. Non è il virus nemico solo degli anziani che sconfigge chi ha un quadro clinico già compromesso, come sentivamo ripetere mesi fa ai giovani dall’aria scanzonata immortalati nei telegiornali con i cocktail in mano, ora l’alta contagiosità e la rapidità della trasmissione del virus sta facendo preoccupare chiunque. La curva epidemiologica è così bizzarra e iperbolica che non ci si può trincerare dietro a quei milioni di euro spesi per la sanità che non arrivano a scongiurare il rischio di un ospedale in saturazione.

Dal pre-triage alla zona grigia: il percorso per accedere al Pronto Soccorso

Contagi ogni giorno in aumento, procedura di accesso al Pronto Soccorso lunga e solo cinque i medici chiamati a gestire le emergenze. Forse verranno potenziati con quei pochi fondi rimasti da spendere per le assunzioni- dichiara il primario. O forse no. Certo che il percorso per entrare nel Pronto Soccorso dell’Annunziata è fatto di vari step e di vari tempi di attesa. Dal pre-triage dove avviene attraverso una prima visita un primo smistamento degli utenti in base alla gravità del singolo caso, alla tenda del triage vero e proprio fino alla cosiddetta “zona grigia”, una zona cioè antistante il reparto dove si attende l’esito del tampone. Anche per ore, visto che i tamponi effettuati sono quelli molecolari e i tempi perché vengano processati sono necessariamente non immediati. Questo potrebbe spiegare la presenza di quelle sette ambulanze in coda qualche sera fa all’ingresso dell’Annunziata, una per ogni paziente da ricoverare.

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«Si è abbassata di almeno di cinque anni l’età media dei contagiati. Ora sono per lo più cinquantenni e spesso senza patologie pregresse»

“Situazione a rischio collasso, urge un rapporto di collaborazione fra ospedale e territorio”

«Sette ricoveri in un solo giorno non sono da considerarsi un numero esagerato – afferma Pasqua- se rapportato alla intera popolazione cosentina, ma può bastare a evidenziare quanto alto sia il rischio di generare caos e di sottrarre tempo e posti a pazienti che possono solo fruire di questo ospedale e non di altri. Alcune patologie, infatti, possono essere curate solo in determinati reparti che mancano purtroppo negli altri ospedali del territorio, motivo per cui non possiamo smistare altrove molti dei nostri pazienti. È perciò imprescindibile una cooperazione costante e stretta fra territorio e ospedale, per far sì che la fascia per così dire “intermedia“, costituita cioè dai pazienti paucisintomatici venga gestita nelle altre realtà distribuite nel territorio, in modo da evitare la saturazione del nostro ospedale».

Dopo la tregua estiva, ora numeri in ascesa. “Siamo in guerra”

«Non è ad oggi allora solo il numero dei medici contagiati nei reparti a far troppo impensierire – continua il primario – o le ambulanze della scorsa notte, ma quello che in poche ore può trasformarsi in qualcosa di incontrollabile. Perché, anche se abbiamo ora a disposizione 108 operatori per le emergenze e per le sostituzioni del personale in quiescenza (sperando si possa provvedere all’inserimento di altre figure nell’organico), anche se un intero reparto – quello di ex Geriatria – è stato destinato ai pazienti Covid, dobbiamo agire pensando di trovarci in stato di guerra. Con questo non voglio certo generare allarmismi, ma invitare a pensare che, pur se in grado di schierarci in prima fila e pur se ad oggi in grado di fronteggiare le emergenze, non abbiamo a disposizione risorse infinite».

«Stiamo in parte scontando la tranquillità dei mesi scorsi. Nel periodo estivo abbiamo esultato pensando di aver sconfitto il virus, ma si è trattata solo di una tregua. Non si tratta certo di recriminare, ma forse proprio quegli aperitivi spensierati e senza controllo per il piacere di riappropriarci di una libertà venuta meno nei mesi del lockdown, hanno fatto sì che tutto si placasse solo momentaneamente. E infatti già nel mese di luglio i casi si sono ripresentati e noi medici sapevamo che presto ci saremmo trovati davanti ad uno scenario preoccupante».

Dalla Regione i protocolli da seguire, ma nel nuovo reparto Covid su 20 posti 13 già occupati

«Da un lato, infatti, – continua il neo direttore di Emergenza e Urgenza dell’Annunziata – siamo oggi più preparati di ieri nella cura del virus. Dalla Regione sono stati validati i protocolli di terapie da seguire: i pazienti vengono messi in ventilazione (non invasiva) per escludere o almeno limitare il degenerare dei sintomi che li porterebbero ad essere intubati; dall’altro lato, però, abbiamo già ampiamente superato i ricoveri della scorsa primavera anche nei reparti di Malattie infettive o Pneumologia. Il risultato è che non sappiamo dove andremo a finire».

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«Abbiamo già ampiamente superato i ricoveri della scorsa primavera anche nei reparti di Malattie infettive o Pneumologia»

«Il problema esiste e non abbiamo contezza della dimensione che prenderà da qui a non molto, sappiamo solo che negli ultimi giorni sta purtroppo evolvendo in modo pericoloso. Ci dobbiamo attenere ai numeri e prendere atto di come possano presto sfuggirci di mano. Sono già tredici i pazienti ricoverati nel nuovo reparto Covid e solo venti in tutto i posti. Così come sono trenta i macchinari per la ventilazione di cui dispone l’Annunziata e di certo non destinati solo ai pazienti affetti da Covid-19».

Il problema è il Covid, ma anche il ‘non’ Covid”

Esistono le emergenze lasciate alla terribile imprevedibilità del caso ed esistono quelle legate al Covid-19 che, seppur non totalmente, più di altre possono essere prevenute col rispetto di quelle regole che ad oggi dovrebbero dirsi consolidate. Nel rispetto reciproco e nel rispetto della vita, prima di tutto. «La collaborazione fra i vari enti del territorio – conclude il primario dell’Annunziata Pino Pasqua -, i provvedimenti presi dalla Regione e dall’Azienda ospedaliera in termini di investimento economico, possono rappresentare la risposta per fronteggiare un picco dei contagi a cui però deve seguire il comportamento di ciascun cittadino. In questo modo si potrebbe scongiurare il pericolo di far collassare le corsie di un ospedale dove purtroppo si rischia di morire non solo di Covid-19. Perché il vero problema, forse banale a dirsi, è che ogni giorno si muore anche di altro».

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