martedì,Settembre 27 2022

L’inchiesta “Archimede” nasce da Diamante: ecco i retroscena

Irregolarità nella gestione del depuratore di Diamante. La procura indaga il capo dell’ufficio tecnico, Tiziano Torrano, e l’imprenditore Pasqualino De Summa.

L’inchiesta “Archimede” nasce da Diamante: ecco i retroscena

Come e quando nasce l’indagine “Archimede”? Lo racconta nei minimi particolari, il gip del tribunale di Paola, Rosamaria Mesiti, firmando l’ordinanza di custodia cautelare emessa ieri mattina nei confronti di dieci persone, finite sotto inchiesta da parte della procura di Paola, coordinata dal procuratore capo Pierpaolo Bruni.

La vasta attività d’indagine, invece, è stata condotta dalla Sezione Operativa della Compagnia carabinieri di Scalea, diretta dal capitano Andrea Massari che con grande abnegazione ha saputo ricostruire tutti i passaggi più delicati a livello amministrativo circa il mal funzionamento degli impianti di depurazione dei comuni di San Nicola Arcella e Buonvicino. Approfondimenti investigativi che hanno riguardato, allo stato attuale, 17 persone, di cui 6 oggi a piede libero, dopo il rigetto della misura cautelare avanzata dall’ufficio di procura tirrenico.

Cosa scrive il gip di Paola

«Il presente procedimento trae origine dalla visione di alcuni frames di un video analizzato, nell’ambito di un procedimento penale del 2018, ove i conversanti rappresentavano l’esistenza di irregolarità nella gestione dei depuratori del Comune di Diamante affidata, a partire dall’anno 2006, senza soluzione di continuità, a Pasqualino De Summa, per un compenso di circa 300mila euro annue». E ancora: «I successivi approfondimenti investigativi, oggetto del presente procedimento, a seguito dell’acquisizione delle determina di assegnazione riguardanti la gestione degli impianti di depurazione del comune di Diamante, sin dall’anno 2006, riscontravano le condotte rappresentate e, pertanto, veniva richiesta ed autorizzata una mirata attività di captazione volta a corroborare l’ipotesi accusatoria». Sullo sfondo c’è sempre l’inchiesta su Appalti e Massoneria.

«In particolare gli esiti dell’attività fin qui svolta, compendiata nella nota informativa dell’8 dicembre 2020 della compagnia carabinieri di Scalea e seguiti, hanno permesso di ricostruire, nel comune di Diamante ed anche in altri comuni del tirreno cosentino, il diffuso ricorso a procedure negoziate affidate con l’utilizzo di collusioni o di altri modi fraudolenti» rileva il gip di Paola.

«Il fenomeno, per nulla sporadico ed occasionale, è ampiamente diffuso ed è stato oggetto di approfondimento anche da parte dell’autorità nazionale anticorruzione, la quale, al riguardo, ha diramato un apposito studio contenuto nelle linee guida nr. 8 (Relazione Air) ove ha osservato che, spesso, le stazioni appaltanti sono solite ricorrere ad affidamenti con le suddette modalità, giustificandole con il carattere infungibile dei prodotti o dei servizi da acquistare e con i costi eccessivi che potrebbero derivare dal cambio di fornitore».

I gravi indizi di colpevolezza

Sul caso del depuratore di Diamante, dove sono coinvolti Tiziano Torrano, responsabile dell’ufficio tecnico settore II del comune di Diamante e l’imprenditore Pasqualino De Summa, il gip di Paola «l’affidamento e gli atti successivi di proroga sono stati motivati artatamente al solo scopo di ottenere il risultato dell’affidamento esclusivo alla società di Pasqualino De Summa, individuata con la consapevole e dolosa inosservanza della normativa in materia di contratti pubblici, senza che effettivamente venissero interpellate altre ditte, alle quali, dunque, non è stata garantita alcuna informazione e/o pubblicità».

«In merito alle proroghe adottate va, infine, evidenziato il lunghissimo arco temporale che le stesse hanno ricoperto, e che pertanto, non possono ritenersi che rispondessero all’esigenza di assicurare la continuità del servizio nel territorio comunale fino all’espletamento della nuova gara, bensì sono chiaro indice sintomatico dell’anomala formazione di tutte le determinazioni di affidamento diretto del servizio, disvelando la dolosa inosservanza della norma di legge». I fatti contestati a Torrano partono dal 2012 fino al mese di settembre del 2020.

Articoli correlati