mercoledì,Maggio 25 2022

Covid e gravidanza, a Cosenza 12 pazienti negli ultimi 3 mesi. La ginecologa: «Il vaccino è necessario»

Le raccomandazioni della segretaria provinciale dell'Aogoi, dirigente medico all'Annunziata, alle donne incinte e in allattamento: «Diffidenza ingiustificata»

Covid e gravidanza, a Cosenza 12 pazienti negli ultimi 3 mesi. La ginecologa: «Il vaccino è necessario»

La quarta ondata della pandemia non risparmia le donne in stato di gravidanza, complice anche una certa diffidenza ed una informazione non sempre chiara e puntuale rispetto alla opportunità di somministrare il vaccino durante la gestazione.

Cosa dice il Cts

Negli ultimi tre mesi l’ospedale di Cosenza ha ospitato nei reparti Covid, si apprende da fonti sanitarie, almeno dodici pazienti in dolce attesa oppure che avevano appena partorito. Almeno altre dieci inoltre sono state sottoposte a terapia con anticorpi monoclonali per frenare l’avanzata della malattia. Sul punto il CTS, il Comitato Tecnico Scientifico del Ministero della Salute, ha diramato precise indicazioni recepite dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) e dall’Associazione degli Ostetrici e Ginecologi Ospedalieri Italiani (AOGOI). Proprio la segretaria provinciale di Cosenza dell’AOGOI, la dottoressa Rossella Marzullo, dirigente medico dell’Unità Operativa Complessa di ostetricia e ginecologia dell’Annunziata, sottolinea come le due principali società scientifiche del settore, «ribadiscono con forza la necessità di vaccinarsi sia in gravidanza che durante l’allattamento, in considerazione del numero sempre più crescente di gravide Covid 19 positive, conseguenza della maggiore morbosità associata alle nuove varianti ed alla crescente circolazione delle varianti stesse».

Il vaccino nel primo, secondo e terzo trimestre

«Proprio perché la gravidanza è un fattore di rischio per malattia grave da Covid-19 – aggiunge – si raccomanda la vaccinazione con vaccini a mRNA (Pfizer e Moderna) a tutte le donne in gravidanza nel secondo e terzo trimestre. Le donne che desiderino vaccinarsi nel primo trimestre devono valutare rischi e benefici insieme ad un professionista sanitario. Ugualmente possono vaccinarsi le donne che allattano senza alcuna necessità di interrompere l’allattamento».

Gli altri casi possibili

«Se una donna vaccinata – ribadisce ancora Rossella Marzullo – scopre di essere in gravidanza dopo aver già ricevuto il vaccino, non c’è evidenza in favore dell’interruzione di gravidanza. Una donna che scopre di essere in gravidanza tra la prima e la seconda dose del vaccino può considerare di ritardare la seconda dose fino al secondo trimestre. L’Organizzazione Mondiale della Sanità sconsiglia l’esecuzione del test di gravidanza prima della vaccinazione. Se la gravidanza comincia dopo una pregressa infezione è utile lo stesso vaccinarsi con una singola dose dopo 6 mesi dalla positività. Si raccomanda, altresì, la vaccinazione dei conviventi per limitare ulteriormente il rischio di contagio delle donne in gravidanza e durante l’allattamento».

Diffidenza ingiustificata

Avverte sentimenti di diffidenza e paura tra le donne in gravidanza rispetto al vaccino contro il Covid? «In realtà sì: molte gravide hanno paura di vaccinarsi. Una delle principali ragioni della diffidenza verso la vaccinazione durante il periodo della gravidanza è rappresentato dal pensiero di possibili effetti dannosi del vaccino sul feto e sul buon proseguimento della gravidanza. Questa diffidenza non trova riscontro, in quanto ad oggi sono stati raccolti una grande quantità di dati sull’effetto dei vaccini a mRNA contro Covid-19 durante la gravidanza. Da questi dati emerge non solo l’efficacia della vaccinazione ma anche l’estrema sicurezza. È giusto sottolineare che si tratta non di un vaccino a virus vivo, ma di un vaccino in cui le particelle di mRNA vengono rapidamente degradate. Diversi studi hanno, inoltre, dimostrato come nel latte materno delle donne vaccinate siano presenti anticorpi contro Sars-Cov2 ipotizzando che il lattante possa acquisire una possibile protezione aggiuntiva contro l’infezione. Di contro non esiste nessuna plausibilità biologica a sostegno di un possibile danno ai neonati allattati da madri vaccinate. Inoltre molte donne hanno anche timore che la vaccinazione possa interferire con la loro fertilità, ma le società scientifiche a livello internazionale escludono una possibile associazione tra vaccino e problemi di fertilità».

Cosa dicono le statistiche

Ci sono dati disponibili sulle percentuali di donne in gravidanza sottoposte a vaccinazione? «A seguito di oltre 200.000 vaccinazioni in gravidanza non sono stati segnalati effetti avversi in eccesso rispetto a quelli riscontrati nella popolazione non in gravidanza – informa la rappresentante dell’AOGOI – Sul profilo della sicurezza uno studio americano, pubblicato su una rivista medica molto accreditata il New England Journal of Medicine, ha preso in esame 35.000 donne e ha confermato l’assenza di rischi sia per le madri che per i loro neonati. Il rischio di aborto spontaneo nei primi tre mesi di gravidanza è del tutto simile tra chi ha ricevuto la vaccinazione e chi non l’ ha avuta. Uno studio israeliano ha evidenziato che l’efficacia stimata del vaccino in gravidanza per le infezioni documentate era del 67% dopo 14-20 giorni dalla prima dose e arrivava al 96% entro 56 giorni dopo la seconda dose».

Complicanze da Covid

Quali sono i rischi per le donne in gravidanza e per il feto nel caso in cui dovessero contrarre il Covid? «E’ stato osservato che nelle donne in gravidanza i rischi di complicanze e decesso causa infezione da Sars-Cov 2 sono estremamente elevati, molte volte maggiori rispetto alle donne non gravide. Sono a maggior rischio di sviluppare forme gravi di Covid-19 le gravide sopra i 30 anni di età, affette da patologie come il diabete e l’ipertensione, quelle obese e quelle provenienti da paesi a forte pressione migratoria. Il rischio maggiore è quello di contrarre una polmonite da Covid-19 che nelle forme gravi ha richiesto l’ossigenoterapia fino alla necessità di supporto ventilatorio con ricovero in terapia intensiva e con ripercussioni anche sugli esiti feto-neonatali. Di fronte a questi dati – conclude Rossella Marzullo – risulta chiaro come la vaccinazione rappresenti l’arma migliore per ridurre il rischio di questi eventi per mamma e feto e soprattutto per ridurre il numero di ricoveri ospedalieri».