martedì,Agosto 9 2022

Il menù di Capodanno a Cosenza tra lenticchie, melograno e chicchi d’uva

Le classiche portate beneauguranti accompagneranno verso il 2022, tra una bottigllia di spumante e un piatto di zampone

Il menù di Capodanno a Cosenza tra lenticchie, melograno e chicchi d’uva

Si fa sempre confusione sin dal principio, quando si parla di menù di Capodanno (che è l’1 gennaio) al posto di San Silvestro. Ma poco conta, la fine e l’inizio sono sempre legati da un filo sottilissimo, una linea immaginaria che unisce passato e futuro. E tutto comincia a tavola. In Calabria la tavola imbandita per il cenone (nonostante anche quest’anno a festa sarà in formato ridotto a causa dell’emergenza Covid) peserà di calorie e brindisi.

Dall’antipasto ai primi

Ricchi gli antipasti da consumare durante il discorso del presidente della Repubblica Mattarella che saluterà gli italiani per l’ultima volta dalla poltrona del Quirinale. Melanzane sottolio, olive schiacciate, salumi freschi, formaggi tipici e stagionati faranno da apripista alle portate più robuste. I primi sono spesso a base di pesce anche se in alcuni comuni, come Acri, un tempo il cenone era solo a base di carne e lenticchie. Mentre nei borghi si levavano i canti delle strine e i suonatori ricevevano in cambio pane, dolci e frutta, si stappava il vino buono e si tirava fino a tardi.

Immancabili i contorni classici, primo fra tutti l’intramontabile rapa con salsiccia o le squisite patate ‘mbacchiuse silane. Sparpagliati sulla tavola si trovavano spesso anche chicchi di riso, che auguravano abbondanza per l’anno a venire, e i padroni di casa erano soliti regalare ai commensali sacchetti che contenevano sia i chicchi di riso che di melograno. Nei dintorni di mezzanotte, tra i resti della frutta secca e dei mandarini (che simboleggiavano l’infinito per la sua forma sferica e quindi un ottimo portafortuna per Capodanno) i più giovani iniziavano ad accendere fuochi nelle piazze. A Longobucco si accendeva un falò chiamato ‘a Focarina’ in piazza Sfera, dinnanzi al portale della Chiesa Madre.

I chicchi di buon auspicio

Un tempo più che lenticchie, considerata di buon auspicio, era l’uva. All’epoca i tempi della vendemmia sfioravano novembre, in tal modo le donne lasciavano dei grappoli fuori a seccare, per poterne consumare i fruttiu proprio a Capodanno. Infine tocca ai dolci e soprattutto ala classica pitta ‘mpigliata. 

Un antico rito (ma sconsigliato oggi) anticipa come sarà l’anno a venire. Secondo vecchi racconti se lasciando cadere una pietra sul pavimento di casa questa non provocava danni, l’anno sarebbe stato buono, al contrario nefasto.

Dopo i bagordi del 31, l’1 gennaio si pranza a base di carne: tortellini in brodo, la minestra maritata, le lasagne, i cannelloni, la pasta al forno, i timballi di pasta, diversi tipi di pasta fresca al ragù oppure in brodo.