mercoledì,Maggio 25 2022

Sila infestata di processionaria. Ecco perché tutta la zona rischia di diventare off limits

Nonostante l’allarme lanciato quasi un anno fa e l’obbligo di legge di intervenire, non si è agito e ora lo spettacolo che si presenta agli occhi in queste settimane è raccapricciante: milioni di nidi pronti a mangiarsi vivi gli alberi e mettere a rischio la salute

Sila infestata di processionaria. Ecco perché tutta la zona rischia di diventare off limits

Chiunque decida, in questo periodo, di fare una scampagnata in Sila, non potrà fare a meno di notare dei grossi bozzoli biancastri che pendono dai rami dei sempreverdi. Non si tratta di innocui nidi, ma della tana della processionaria. Detto così, sembrerebbe un fenomeno normale, non è così. Tutta la Sila ne è infestata come non mai. Su ogni albero è possibile contare fino a cinquanta involucri che, in questo periodo dell’anno, conservano le larve che nel mese di marzo (e fino ad aprile) daranno vita a centinaia (per nido) di insetti simili ai bruchi ma molto pericolosi.

Cos’è e come si diffonde

La processionaria (chiamata così perché le larve a caccia di foglie da mangiare si mettono in fila come in una processione) aggredisce pini e querce. Una volta stanziata sui rami diventa invasiva e fermarne la riproduzione a catena continua diventa impossibile se non si agisce dall’esterno (per aree molto estese le trappole non servono ma è necessaria l’irrorazione via area di una sostanza specifica). Si tratta di un insetto che distrugge parte delle foglie degli alberi, le divora avidamente, e questo porta alla morte dell’ospite alla lunga debilitato ed esposto agli agenti microbici. Una sorta di cancro che, una volta annidato, è capace di mangiare vivo l’intero albero. Anche le città non sono immuni, il clima torrido ha favorito la diffusione della processionaria anche nei centri urbani alzando il livello di allerta. In Sila quest’anno, il fenomeno ha assunto proporzioni titaniche.

Pericolosa per l’uomo e per gli animali?

A provocare anche violenti attacchi allergici, sono i peli di cui sono cosparse le larve che agiscono non solo per contatto diretto ma anche indiretto, quando vengono trasportate dal vento, un po’ come avviene per l’amianto. Una volta sfiorata la pelle si possono verificare forti dermatiti, eritemi che favoriscono l’insorgenza di papule e, in casi gravi, vesciche. A contatto con gli occhi scatenano congiuntiviti e, nel caso disgraziato in cui i peli riuscissero a penetrare in profondità, possono addirittura cagionare cecità se non si interviene tempestivamente. E non è neanche questa la cosa peggiore.

Sempre i peli rilasciano istamina (non è raro che si attacchino alle suole delle scarpe col rischio poi di portare in casa dei resti), che è la sostanza che scatena le reazioni allergiche. Ad esempio i soggetti atopici devono stare molto attenti a non innalzare troppo il proprio livello di istamina controllando, in primis, l’alimentazione e i luoghi in cui camminano. La processionaria riesce a provocare una vera e propria esplosione di istamina esponendo soggetti allergici a conseguenze anche piuttosto serie (si arriva fino allo shock anafilattico).

Sugli animali si arriva finanche alla caduta di parti del naso e della lingua. Sono le larve a scatenare tutta questa ridda di reazioni, l’insetto nella fase adulta o quando è ancora protetto dalle uova non cagiona alcun danno. Quello che è certo, poi, è che gli alberi muoiono.   

Cosa si sta facendo? Poco

Intanto va detto che in Italia è obbligatorio per legge (D.M. del 30/10/2007) intervenire nelle aree colpite in cui si rischia di veder morire numerosi esemplari di alberi e in quelle trafficate. In Calabria, dalla precedente legislazione erano stati stanziati 4 milioni di euro, fondi Fsc da riprogrammare. A marzo scorso, Gianluca Gallo, al timone dell’assessorato competente, aveva anche scritto ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Stefano Patuanelli, richiedendo al Governo un sostegno straordinario: «Il nostro obiettivo primario – scriveva Gallo – è difendere a denti stretti le specie forestali di pino laricio, prezioso patrimonio della biodiversità non solo della Sila, ma dell’intera Calabria. Per far questo, con gli esperti del settore abbiamo individuato una serie di misure da mettere in atto celermente, partendo dal monitoraggio dell’area interessata con la conseguente quantificazione della presenza del parassita».

Un mese dopo si era riunito un Comitato tecnico-scientifico in Regione, con il commissario dell’azienda Calabria Verde, Pino Oliva; il dirigente dell’Uoa Forestazione, Salvatore Siviglia; il dirigente del dipartimento Agricoltura, Giacomo Giovinazzo. Con loro, anche il presidente dell’ente Parco nazionale della Sila, Francesco Curcio, e, in rappresentanza dell’Università di Reggio Calabria, il professor Vincenzo Palmeri, del dipartimento di Agraria, e gli entomologi Francesco Manti e Elvira Castiglione, del dipartimento Pau. Il gruppo di lavoro, che aveva già fornito la propria opera per la redazione del Piano attuativo di forestazione 2021, aveva discusso delle iniziative da porre in essere a supporto delle azioni messe in campo, già dallo scorso febbraio, dal Servizio fitosanitario della Regione e da Calabria Verde.

Nella deliberazione di giunta di agosto scorso rispunta il caso processionaria. Nel documento tra le linee di azione si legge: monitoraggio e azione di eliminazione della processionaria del pino per la messa in sicurezza della salute di persone e animali e del patrimonio boschivo regionale.

Ad oggi siamo messi così: i boschi sono strapieni di nidi che fra due mesi daranno vita a milioni di larve e la Sila sarà off limits.