martedì,Luglio 23 2024

Tentato omicidio al B-side, cadono le accuse contro Rudisi: inchiesta archiviata

La procura di Cosenza aveva aperto un fascicolo d'indagine sui fatti avvenuti a Rende nel lontano 2006. Ma il pm Margherita Saccà ha ritenuto non sufficienti le parole dei collaboratori di giustizia

Tentato omicidio al B-side, cadono le accuse contro Rudisi: inchiesta archiviata

A distanza di sedici anni dal fatto, la procura di Cosenza nei mesi scorsi si è occupata di nuovo del tentato omicidio avvenuto al B-side, storico locale di Rende, chiuso da qualche anno, per il quale è stato condannato in via definitiva Andrea Molinari a 11 anni di carcere. L’imputato, tuttavia, ha sempre professato la sua innocenza anche dopo aver scontato la pena, spiegando di non aver sparato quella notte in una delle zone universitarie più frequentate oltre il Campagnano.

Tentato omicidio al B-side, la nuova indagine contro Andrea Rudisi

A sostegno di questa tesi ci sono stati per anni tanti collaboratori di giustizia che hanno raccontato alla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro che l’autore del ferimento di uno dei bodyguard del B-side in realtà non era Andrea Molinari, ma Andrea Rudisi, conosciuto alle cronache per la famosa poltrona piena di cocaina arrivata dalla Colombia (via Londra) a Mendicino ed intercettata dagli agenti della Squadra Mobile di Cosenza, all’epoca diretta dal vice questore Giuseppe Zanfini, oggi a capo del commissariato di polizia di Paola.

Tentato omicidio al B-side, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia

Per mesi, infatti, il pubblico ministero della procura di Cosenza, Margherita Saccà ha coordinato le indagini della nuova inchiesta sul tentato omicidio del B-Side, ricostruendo i fatti mediante le propalazioni dei pentiti cosentini: Mattia Pulicanò, Ernesto Foggetti, Giuseppe Montemurro, Luciano Impieri e Giuseppe Zaffonte. Oltre alle dichiarazioni, gli inquirenti hanno ripreso anche il materiale probatorio riferito al processo svoltosi in Corte d’Assise a Cosenza nell’ambito dell’omicidio di Giuseppe Ruffolo, dove Massimiliano D’Elia è stato punito a 28 anni e 6 mesi (il giudizio di secondo grado è in corso di svolgimento a Catanzaro).

Tentato omicidio al B-side, le valutazioni della procura di Cosenza

Nel rivalutare quanto narrato dagli ex criminali della ‘ndrangheta cosentina, la procura di Cosenza è arrivata alla conclusione che le parole dei collaboratori di giustizia non sono state in grado di svelare una nuova verità giudiziaria che potesse sovvertire i provvedimenti giunti fino in Cassazione.

Secondo il pm Saccà «il quadro probatorio appare del tutto frammentario e, allo stato, in alcun modo utile a sostenere in modo proficuo l’accusa in giudizio. In particolare – evidenza l’ufficio di procura, coordinato dal procuratore capo Mario Spagnuolo – le dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia, la gran parte delle quali “de relato” a parere di questo ufficio, sono tra loro in conflitto, lo stesso collaboratore Zaffonte che avrebbe assistito alla sparatoria, peraltro, non è stato neppure in grado di riconoscere l’effigie di Andrea Molinari riprodotta nell’album fotografico. Com’è stato sopra riportato, alcuni dei collaboratori interrogati hanno individuato Giuseppe Ruffolo quale autore dei fatti in contestazione».

Tentato omicidio al B-side, contro Andrea Rudisi accuse di «natura calunniosa»

Il magistrato, tra le altre cose, ha preso in esame anche quanto detto da Massimiliano D’Elia nel processo per il delitto Ruffolo, evidenziando come lo stesso si sia «rifiutato, ancora una volta, di rispondere con riferimento all’episodio del quale è stato vittima». Per questo motivo, evidenzia il pm, le parole di D’Elia «non possono essere trascurate e, conseguentemente, indeboliscono il quadro accusatorio, già di per sé equivoco, a carico di Andrea Rudisi, confermando, di converso, quanto accertato con sentenza irrevocabile a carico di Andrea Molinari». Infine, la procura di Cosenza ritiene che le accuse rivolte ad Andrea Rudisi siano «di natura calunniosa». Il gip Salvatore Carpino ha condiviso la richiesta della procura di Cosenza, disponendo l’archiviazione del fascicolo.

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