lunedì,Settembre 26 2022

Di Marzio: «La mia amata Cosenza. Il palo di Lombardo non tremerà più»

Di Marzio ricorda i suoi anni a Cosenza: «Sogno di vederla un giorno in Serie A. Lassù c'è qualcuno che vi ama e lo farà per sempre».

Di Marzio: «La mia amata Cosenza. Il palo di Lombardo non tremerà più»

Serata emozionale quella di ieri sera. La presentazione della squadra in un clima di festa ha raggiunto l’apice nell’assolo di Gianluca Di Marzio. Il giornalista di Sky, com’è noto figlio dell’indimenticabile Gianni, ha riservato parole d’amore puro per il Cosenza. Ricordando la città che lo ha visto crescere negli anni in cui Di Marzio senior guidava i rossoblù dalla panchina. Ecco le sue parole.

«Un amore a distanza mai spezzato»

«Cosenza è per me u Cusenza – esordisce Di Marzio -. Quel boato “lupi lupi” che partiva alle spalle della panchina di papà e risuonava per tutto lo stadio: si sentiva la terra tremare. Quella formazione che era una cantilena no? Simoni, Marino, Ginsanti, Castagnini, Schio, Giovanelli, Galeazzi, Bergamini, Lucchetti, Urban, Padovano. Allenatore signor Gianni Di Marzio.  Quell’amore a distanza che non si è mai spezzato neanche nei momenti più duri perché il primo risultato da chiedere era sempre: ma che ha fatto il Cosenza? Adesso chiamiamo subito giù, per sapere come hanno giocato, voglio sapere un po’ l’aria che tira».

«La vittoria di Salerno ed io come Padovano»

«Cosenza è per me lo striscione con la Nocerina “Mai più prigionieri di un sogno”, e poi “L’uomo Del Monte ha detto B”, ve lo ricordate? Padre Fedele in curva, i Nuclei Sconvolti. Io ragazzino che stavo vicino alla panchina e conoscevo i cori degli ultras a memoria. Il ritorno di notte da Monopoli, pioveva, erano le due e mezza, lo stadio era tutto pieno. Le lacrime mie e di mia madre quando papà andò dopo la promozione all’improvviso. E poi – ricorda Di Marzio – le camicie a fiori e il pizzetto perché volevo imitare Michele Padovano. I calcioni presi da Urban a Salerno in quella vittoria incredibile al “Vestuti”. Molti di voi non erano nati. Quante volte me l’hanno raccontata Ferroni e Gigi Simoni. La squadra arrivò allo stadio 40 minuti prima del fischio di inizio. Oggi sarebbe impensabile. Nelle camionette della polizia. Cioè pensate, il Cosenza arrivò al “Vestuti” nelle camionette della polizia perché all’esterno dello stadio era tutto bloccato dai tifosi avversari».

Il ricordo di Catena, Marulla e Bergamini

«E poi Cosenza è per me la limonata che mi preparava Iazzolino, buonanima, al San Vito, il magazziniere insieme a Roberto Loria. La scritta “Marinooooooo”. Qualcuno di voi forse se la ricorda che era negli spogliatoi. Perché Ciccio Marino era il “bersaglio” preferito di papà. Cosenza – dice Di Marzio – è per me anche dolore, tristezza e rabbia per le tante anime buone che hanno perso la vita lungo la strada rossoblù: il professore Giancarlo Rao,  il presidentissimo Carratelli, Santino Fiorentino, che è stato l’ultimo a lasciarci nei giorni scorsi, e i tre simboli eterni di un amore infinito: Massimiliano Catena, Gigi Marulla e Denis Bergamini per il quale ancora oggi tutti noi chiediamo verità e giustizia».

La scaramanzia di Gianni

«Come non ricordarsi i ritiri a Vipiteno e a Bressanone? Il Motel Agip dove la squadra andava in ritiro. Mamma quanti spaghetti al pomodoro e quante crostate che ho mangiato in quell’albergo la domenica alle 11 insieme a i giocatori perché volevo sentirmi uno di loro. E ricordo anche la Chiesa dove andavamo a messa vicino al Motel Agip. E poi – prosegue Di Marzio – il giornalino, non so se c’è ancora, forse ce n’erano due. Quelli che davano la domenica quando si giocava in casa. il cinema dove i ragazzi andavano al sabato e da dove Denis uscì per l’ultima volta in questa città che è la sua città. La folla incredibile che era presente ai funerali. A quelli di Gigi, a quelli di Massimiliano. Io ero piccolino però ricordo quei momenti come se fosse adesso. Cosenza – prosegue Di Marzio – è per me la porta carraia del San Vito dove una volta abbiamo aspettato il pullman della squadra avversaria perché quello del Cosenza doveva entrare sempre per ultimo e per scaramanzia papà fece fermare il pullman davanti alla porta carraia. Le critiche dopo i pareggi in trasferta, la media inglese, la politica dei piccoli passi, quelli che contestavano e contestano ancora adesso sempre e comunque ma sotto sotto lo fanno per il troppo amore che hanno per il Cosenza».

«Cosenza porto sicuro. Da lassù qualcuno vi ama»

«Cosenza è per me l’amicizia di tante persone vere, il rifugio sicuro nelle emergenze. Per esempio durante il Covid non dimenticherà mai come mio padre e mio madre sono stati protetti per tre mesi al Virginia. E poi – sorride Di Marzio – la soppressata, le melanzanine sott’olio, anzi se avete qualcosa me la porto a casa, il cibo prelibato e le piacevoli compagnie. Sempre a parlare sempre del Cosenza alle prese con le tribolazioni per le annate sofferte, salvezze insperate, promozioni emozionanti e anche delusioni cocenti. Ma sempre a testa alta sempre pronti ad azzannare subito, di nuovo come i veri lupi. Cosenza infine è un sogno bellissimo: quello di vederla un giorno in Serie A con il palo di Lombardo che non trema più e una città e una provincia pazze di gioia. Io ve lo auguro con tutto il mio cuore e sono sicuro che succederà perché – conclude Di Marzio – lassù qualcuno vi ama e sempre vi amerà».

L’intervista di Di Marzio

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