lunedì,Gennaio 30 2023

Pd, riaffiorano i veleni dopo la sconfitta elettorale. I “ricostituenti”: «A Cosenza un partito nel degrado»

Il gruppo facente capo a Mario Franchino attacca la dirigenza "rea" di aver provocato una «desertificazione» e di non assumersi la responsabilità del disastro del 25 settembre: «Tutto da rifondare»

Pd, riaffiorano i veleni dopo la sconfitta elettorale. I “ricostituenti”: «A Cosenza un partito nel degrado»

Torna a soffiare più impetuoso di prima il vento che agita le acque del Partito democratico. A gettare benzina sul fuoco acceso dopo la recente (e cocente) sconfitta alle Politiche sono i “ricostituenti”, corrente democrat che fa capo a Mario Franchino, l’uomo che all’ultimo congresso calabrese aveva provato a frapporsi tra Nicola Irto e la poltrona di segretario regionale.

Ricostituenti che suggeriscono, per un Pd che sta provando a fare i conti con se stesso, una cura, appunto, ricostituente. Per «ricostruire», «ristrutturare» e, ancora meglio, «rifondare» il partito. Dopo la brutta performance a livello nazionale, una debacle in Calabria, cosa è stato fatto? Se lo chiedono i “ricostituenti” lamentando l’assenza di analisi e di assunzione di responsabilità di chi, dicono, del disastro dovrebbe farsi carico.

«Molti dirigenti in Calabria – scrivono in un documento in cui dipanano la loro proposta di ripartenza – scaricano le loro gravi responsabilità su Letta e le correnti nazionali. Sono credibili? Sono gli stessi che quasi sempre devono le loro fortune politiche ed elettorali ai segretari ed ai capicorrenti nazionali perché scelti o meglio unti a Roma da quegli stessi a cui oggi attribuiscono le responsabilità della sconfitta».

Un partito «desertificato»

Una sconfitta che, in questo senso, non sorprende il gruppo di Franchino, perché frutto di una «desertificazione» a cui sarebbe andato incontro il Pd «grazie anche alle complicità di coloro che proni ai desiderata romani eseguivano clinicamente e cinicamente la distruzione dei gruppi dirigenti storici calabresi».

Tornano a galla le vecchie ruggini: l’esclusione dal congresso regionale e «l’isolamento» in quello cosentino perpetrato «grazie alle complicità del candidato dell’opposizione Tursi, epurandoci dagli organismi dirigenti». A livello provinciale, dicono i “ricostituenti”, il partito versa in uno «stato di degrado».

Ed eccolo, scrivono, lo specchio di questa situazione. «Circoli chiusi in tantissimi comuni, nonostante in alcuni di questi il sindaco fosse del Pd o eletti del Pd fossero in giunta. In alcuni comuni interni, con grandi tradizioni di sinistra, gli iscritti al Pd non superano la decina. Nei grossi centri urbani anchilosati da tre anni di commissariamento, dove già iniziava a rinascere la vita democratica, spesso si è intervenuti, a partire dal segretario provinciale, non per favorire la ricostruzione ed il rilancio del partito, ma per promuovere le proprie cordate di potere finalizzate alle candidature delle imminenti elezioni politiche».

Il Pd «partito di potere e della conservazione»

Ulteriore ingrediente di un minestrone alla fine risultato indigesto, per Franchino e il suo gruppo sono i criteri di scelta dei candidati al voto del 25 settembre, con «esterni catapultati» come capilista. Una consultazione elettorale avvelenata da un malcontento serpeggiante, dunque, non solo tra i cittadini chiamati alle urne ma nelle stesse file del Pd e che ha consegnato, in provincia di Cosenza, un quadro svilente per il partito: «L’elettorato – scrivono i “ricostituenti” – esprime un voto libero antisistema rappresentato dai 5 Stelle che non premia certamente il Pd che qui invece ha uno tra i risultati peggiori della Calabria e viene percepito come partito di potere e della conservazione. A Cosenza come a Crotone esiste un voto di protesta antisistema potenzialmente anche di sinistra che il Pd non intercetta».

Che fare?

«Forse oltre che discutere delle responsabilità nazionali verso il Mezzogiorno di Letta e dei capicorrente e della necessità di eleggere un segretario nazionale del Sud – dichiara il gruppo – al prossimo congresso sarebbe stato meglio, nella direzione provinciale di Cosenza, fare un’analisi politica vera basata sui dati elettorali per capire concretamente le responsabilità specifiche che riguardano coloro che hanno diretto e dirigono il partito in provincia di Cosenza. Invece ancora una volta assistiamo ad una riunione della direzione provinciale, almeno per fortuna questa volta convocata in presenza e non da remoto, alla partecipazione di solo 27 membri eletti su quaranta e con presenze esterne che non si sa su quali basi siano state invitate. Ancora una volta di fronte alla disfatta elettorale e politica e di fronte al rischio di implosione del Pd c’è chi pensa di risolvere il tutto tra quattro amici in una chiacchierata sulle responsabilità di Letta & co».

Di qui la necessità di un «congresso rifondativo» che, dicono Franchino e i suoi, non può che partire da un fatto: «Tutti hanno diritto di cittadinanza in questo partito». Il partito, insomma, deve «allargare la partecipazione democratica e la discussione a quanti in questi anni si sono allontanati o sono stati costretti ad allontanarsi, ma anche ai tanti che vorrebbero partecipare e vedono invece il Pd come un partito respingente ed incapace di dischiudersi al nuovo che avanza».