sabato,Luglio 20 2024

LA RIFLESSIONE | Il reato ostativo o la vita

Anche il reato di rapina ostacola la concessione di misure alternative al carcere. Ecco il commento dell'avvocato Garritano

LA RIFLESSIONE | Il reato ostativo o la vita

di Gianluca Garritano*

La Corte Costituzionale ha deciso di restituire gli atti al giudice a quo sulla questione dell’ergastolo ostativo. Per i non addetti ai lavori, evidenzio che “l’ostatività” non riguarda solo la pena dell’ergastolo. Spiego: taluni reati, come la rapina, sono ostativi per la concessione di misure alternative al carcere. E, di conseguenza, può capitare che taluno commetta una rapina (per un importo di 200 euro), e venga condannato ad una pena inferiore ai 4 anni di carcere (limite massimo per la concessione della misura alternativa dell’ affidamento in prova ai servizi sociali) e che lo stesso non possa che scontare l’intera pena solo ed esclusivamente in carcere.

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Tutto ciò perché il titolo del reato è “ostativo”. E può capitare che quel taluno che ha commesso la rapina di 200 euro (già questo ne dimostra la disperazione), dopo oltre un anno e sei mesi di carcere presso la Casa Circondariale di Vibo Valentia decida di suicidarsi ed ora si trovi ricoverato in stato di coma. Si, per una rapina di 200 euro, quel taluno non poteva beneficiare di nessuna misura alternativa. Senza adeguata assistenza psicologica perché nelle carceri spesso mancano gli specialisti. Quel taluno non si sa se sopravivverà.

Resta però vivo il reato ostativo, sempre, e per quei reati resta vivo in modo oggettivo, senza possibilità alcuna di valutare efficacemente la personalità del singolo soggetto. È giusto così? No, non è giusto, “il reato ostativo“ non è civiltà, non è giustizia, ma è solo vendetta di uno Stato “democratico”! Tenetevi il reato ostativo e noi Avvocati continueremo a lottare per la vita e per la civiltà giuridica. (*avvocato penalista)

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