venerdì,Febbraio 3 2023

«Adolfo Foggetti mi disse che volevano uccidere la sua famiglia e il sottoscritto»

In aula il commissario Picarelli, agente penitenziario in servizio al "Cosmai" di Cosenza. Il testimone ha riferito sulle minacce subite da Frassanito e sull'inizio della collaborazione con la giustizia del "Biondo"

«Adolfo Foggetti mi disse che volevano uccidere la sua famiglia e il sottoscritto»

Giornata lunga e impegnativa per il tribunale collegiale di Cosenza: dal processo sui presunti rapporti tra ‘ndrangheta e politica a Castrolibero a quello contro le guardie penitenziarie, Luigi Frassanito e Giovanni Porco. I due imputati sono accusati dalla Dda di Catanzaro di aver fatto “favori” alle cosche di ‘ndrangheta cosentine. Accuse che l’ufficio di procura coordinato dal procuratore Gratteri cerca di provare nel corso di una lunga istruttoria che, verosimilmente, si concluderà il prossimo 31 gennaio, data in cui sono previste le ultime acquisizioni documentali chieste dall’avvocato Filippo Cinnante all’istituto penitenziario Sergio Cosmai di Cosenza, circa le perquisizioni effettuate nel periodo di Natale 2014.

Nell’ultima seduta processuale prima della requisitoria della pubblica accusa, delle discussioni difensive e della sentenza del tribunale di Cosenza, la difesa di Luigi Frassanito ha inteso ascoltare in aula il commissario Picarelli, in servizio presso il carcere di Cosenza da circa 30 anni. «Conosco Frassanito e sono a conoscenza di un episodio relativo al danneggiamento dell’auto di Frassanito, la quale era parcheggiata in prossimità della casa circondariale di Cosenza».

Il secondo argomento affrontato è quello delle minacce rivolte a Frassinato da Luciano Impieri e Gennaro Presta. I due esponenti del clan “Rango-zingari”, in primo grado erano stati assolti, ma in appello la sentenza è stata completamente ribaltata e confermata poi in Cassazione. «Impieri e Presta erano in media sicurezza e Frassanito mi riferì che lo avevano minacciato di morte. Invitai il collega a sporgere querela e chiesi l’immediato allontanamento dei due detenuti». Evidentemente, secondo Picarelli, «i due gli avevano chiesto di fare qualcosa e lui si era opposto».

Terza questione, quella delle perquisizioni. «Ora per eseguirle siamo tenuti a specificare i motivi per le quali si fanno e preventivamente bisogna informare il Garante nazionale e altre autorità. Nel 2014, invece, se c’era un sospetto su qualche detenuto, si procedeva utilizzando gli agenti che avrebbero fatto il turno di mattina. Evitavamo di far intervenire quelli del turno pomeridiano. Chi perquisiva veniva informato delle operazioni da fare il giorno successivo dal portinaio, quando uscivano dal carcere. Nel periodo di Natale 2014 non ricordo se Frassanito fosse in servizio». E si arriva a una dichiarazione inedita sull’inizio della collaborazione di Adolfo Foggetti.

Adolfo Foggetti prima di pentirsi

Picarelli ha svelato cosa successe il giorno in cui Adolfo Foggetti decise di collaborare con la Dda di Catanzaro: «Foggetti, di ritorno dal tribunale di Cosenza, era molto agitato e chiedeva di parlare con me, all’epoca ero vice comandante e gli ho detto che poteva farlo con il comandante, ma prima che staccassi alle 14 il collega Straticò mi avvertì che Foggetti era insistente e voleva parlare con me. Quando mi vide riferì che volevano ammazzare sua figlia e il resto della famiglia e avevano deciso di uccidere anche me. Ricordo che era un periodo particolare in quanto qualche tempo prima avevano bruciato la macchina a un altro agente. Tuttavia, informammo della cosa il dottore Bruni e alle 16 arrivò insieme al dottore Luberto e mi premurai di avvertire il Maggiore Borrelli delle dichiarazioni fatte da Foggetti anche nei riguardi del sottoscritto, in quanto temevo per i miei cari. Poi sapete tutti cosa avvenne». Ovvero che prima che facesse notte, il 17 dicembre 2014, Adolfo Foggetti indicò il punto in cui fu seppellito il cadavere di Luca Bruni, in un terreno situato ad Orto Matera, frazione di Castrolibero.

L’avvocato Cinnante, infine, ha chiesto al testimone se fosse a conoscenza di episodi di natura illecita riguardanti Frassanito. «Se avessimo saputo qualcosa l’avremmo arrestato all’istante». Dichiarazione circoscritta al fatto che la pubblica accusa contesta all’imputato di aver fatto entrare la droga al “Cosmai”. Picarelli infine ha rimarcato un concetto espresso poco prima: «Il mio dovere è mettere tutto nero su bianco quando vengo informato di qualcosa, la prassi è questa».

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