venerdì,Febbraio 3 2023

Specialista in racket e droga, ecco chi è il nuovo pentito della ‘ndrangheta di Cosenza

Danilo Turboli era considerato un quadro intermedio nella confederazione di 'ndrangheta guidata da Patitucci, potrebbe parlare anche di un omicidio

Specialista in racket e droga, ecco chi è il nuovo pentito della ‘ndrangheta di Cosenza

Prima di diventare un collaboratore di giustizia, Danilo Turboli faceva parte insieme a suo fratello Alberto della cerchia di fedelissimi di Roberto Porcaro. Danilo e il boss abitavano anche nello stabile, e secondo la Dda di Catanzaro a lui erano demandati diversi compiti criminali, specie nell’ambito del traffico di droga e in quello delle estorsioni.

In tal senso, il ruolo di Danilo sarebbe stato quello di distribuire la droga ai vari pusher dell’organizzazione, di recuperare le somme date in prestito a tassi usurari e, dulcis in fundo, di minacciare le potenziali vittime del racket. È lui, infatti, che il 23 novembre del 2018 fa partire una chiamata estorsiva dalla cabina telefonica di via Tommasi, senza sapere però che sulla stessa sono puntate le telecamere dei carabinieri. Quel giorno, contatta il titolare di una ditta edile rendese recapitandogli questo messaggio: «Mettetevi a posto con qualche buon amico altrimenti vi ammazziamo a tutti quanti».

Spacciatore, picchiatore e telefonista, un profilo eclettico il suo, che secondo i pentiti Francesco Noblea e Giuseppe Zaffonte gli ha consentito di scalare rapidamente le gerarchie dell’organizzazione guidata da Francesco Patitucci nella quale occupa un posto da quadro intermedio. Nell’inchiesta sulle cosche confederate è accusato di associazione mafiosa e tra il 2018 e il 2019, le forze dell’ordine hanno tenuto sotto stretto controllo la bancarella abusiva di frutta e verdura impiantata nel centro città, un paravento rispetto a quelle che erano le sue attività più remunerative. Proprio quel luogo era crocevia di incontri con altri presunti appartenenti al gruppo criminale, compreso lo stesso Porcaro.

Diverse le intercettazioni allegate agli atti dell’indagine che vedono protagonista Danilo Turboli, e in una di queste lo si sente catechizzare le persone a lui vicine, intimando loro di non fare mai il nome del suo capo in pubblico. «Se dovete parlare di lui – spiega – chiamatelo XY». Riservate, almeno per ora, sono le cause del suo pentimento. Secondo Zaffonte, potrebbe essere a conoscenza anche di particolari che riguardano l’omicidio di Giuseppe Ruffolo, consumato in via degli Stadi il 22 settembre del 2011.

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