giovedì,Marzo 30 2023

Inchiesta su Aieta, l’opposizione presenta il conto al sindaco di Acri

Cofone: «Preoccupa che la Procura avesse chiesto anche il suo arresto, Capalbo deve chiarire la propria posizione in consiglio comunale»

Inchiesta su Aieta, l’opposizione presenta il conto al sindaco di Acri

«Capalbo faccia chiarezza sulla vicenda in consiglio comunale a tutela del suo buon nome e della trasparenza ed imparzialità della sua azione amministrativa». È l’appello che il consigliere comunale d’opposizione rivolge al primo cittadino di Acri indagato nell’ambito dell’inchiesta per corruzione elettorale che, nei giorni scorsi, ha determinato l’allontanamento dalla Calabria di Giuseppe Aieta.

Cofone, già candidato a sindaco alle ultime amministrative si dice «preoccupato» per il fatto che la Procura di Paola avesse chiesto l’arresto in carcere anche per Capalbo, richiesta che «pare, sia stata rigettata solo perché il giudice delle indagini preliminari si è dichiarato incompetente territorialmente e non perché il quadro indiziario sia stato ritenuto carente o insufficiente».

A suo avviso, dunque, ciò «non lascia spazio a dubbi circa l’esistenza di gravi elementi indiziari in merito ai reati contestati (corruzione elettorale e voto di scambio), almeno per ciò che concerne il punto di vista della Procura che indaga».

Al sindaco Capalbo viene contestato di aver procacciato voti in favore dell’ex consigliere regionale, in occasione delle regionali del 2020, in cambio della sua nomina nella struttura speciale di Aieta. Cofone rammenta di aver stigmatizzato questa circostanza anche attraverso una interrogazione parlamentare a firma degli onorevoli Melicchio (5 stelle) e Fratoianni (Si) indirizzata al ministro degli Interni. Nell’interrogazione si poneva l’accento anche sul fatto che «nelle sette liste di candidati a sostegno del sindaco uscente, poi riconfermato, risultavano i nomi di diverse persone che avevano ottenuto incarichi ed affidi diretti dal Comune».

Sia lui che l’altro candidato sindaco, Natale Zanfini, aderirono poi al cosiddetto ‘Patto per la Legalità’, «un gesto simbolico ed allo stesso tempo un impegno formale di presentare liste pulite, senza candidati con pendenze penali e processi in corso né legati mani e piedi alla compagine amministrativa da incarichi o quant’altro, che l’attuale primo cittadino si rifiutò di sottoscrivere poiché, a suo dire, gli altri due candidati non avevano l’autorevolezza morale per proporlo».    

Premesse indispensabili, secondo Cofone, per ribadire come a suo avviso, sia ora «necessario un passaggio formale sulla vicenda da parte del primo cittadino, che non può limitarsi ad un laconico e stereotipato comunicato stampa».

L’esponente dell’opposizione riconosce che «l’inchiesta si trova tuttora in fase di indagini, non sappiamo ancora se verrà archiviata senza alcuna richiesta di rinvio a giudizio, ipotesi abbastanza remota a questo punto. In caso contrario, sono convinto e confido nel fatto che il sindaco Pino Capalbo saprà dimostrare la propria estraneità rispetto ai gravi reati che gli vengono contestati nelle sedi deputate, tuttavia, allo stato, l’evoluzione della vicenda impone un immediato e doveroso chiarimento da parte del diretto interessato».

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