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Comunali 2008 a Castrolibero, Ernesto Foggetti: «Li mandammo noi al potere»

Udienza fiume per il pentito di Cosenza incalzato nel controesame dagli avvocati di Orlandino Greco e Aldo Figliuzzi

Comunali 2008 a Castrolibero, Ernesto Foggetti: «Li mandammo noi al potere»

Ernesto Foggetti “nuovo” di zecca. Il pentito di Cosenza si è presentato in videocollegamento da un sito riservato, sfoggiando un accento “milanese”. Insomma, un cambiamento a tutto tondo per il collaboratore di giustizia che nel processo sui presunti rapporti tra ‘ndrangheta e politica a Castrolibero, ha spiegato di non aver mai accettato di affiliarsi alla cosca in quanto era sì una cosa «di famiglia», ma non condividevano i «fatti di sangue», sebbene nel corso del tempo – da settembre 2014 in poi – si sia accusato di vari reati commessi nell’ambito della cosca “Bruni-zingari” di Cosenza.

Un nuovo pm nel processo di Castrolibero

I due Foggetti, Adolfo ed Ernesto, sono i principali accusatori di Orlandino Greco e Aldo Figliuzzi, all’epoca dei fatti contestati amministratori comunali di Castrolibero, ruoli istituzionali che sono tornati a ricoprire da poco, visto che Greco è stato eletto sindaco del comune a due passi da Cosenza e Rende. Figliuzzi, invece, fa parte del consiglio comunale e rispetto al 2013 si trova dalla stessa parte dell’attuale primo cittadino. Nella seduta odierna, si è registrata una prima novità. Al posto del pubblico ministero Pierpaolo Bruni, insediatosi in procura a Santa Maria Capua Vetere, c’era il magistrato antimafia Pasquale Mandolfino, applicato per ora al processo antimafia, ma coordinatore investigativo delle inchieste contro le ‘ndrine in provincia di Crotone.

I presunti “favori” tra il clan Bruni e i due politici

L’esame di Ernesto Foggetti è stato condotto sulla scorta di quanto dichiarato in due circostanze dal collaboratore che in udienza ha sostanzialmente confermato come il clan Bruni avesse deciso di sostenere relativamente alle Comunali del 2018, l’allora coalizione capeggiata da Orlandino Greco. «Li mandammo noi al potere», ha detto in aula sia nella fase in cui il pm poneva le domande tese a dimostrare l’ipotesi accusatoria che nel controesame, dove gli avvocati Franco Sammarco, Enzo Belvedere e Pasquale Naccarato hanno incalzato il testimone evidenziando alcune discrasie nelle sue dichiarazioni in riferimento ai presunti 20mila consegnati ai “malavitosi” da un soggetto giunto con un’Alfa grigia e nascosti in una busta sottovuoto, fino alla nascita della cooperativa sociale, nella quale erano stati assunti i suoi “amici-sodali“.

Foggetti e la campagna elettorale del 2008

Foggetti, che nel 2003 era minorenne e non si occupava direttamente della raccolta dei voti per i due politici, cinque anni più tardi ha raccontato di aver condotto in prima persona la campagna elettorale, andando ad attaccare manifesti per Greco e Figliuzzi, nonché a raccogliere voti. «Le persone sapevano che c’eravamo noi dietro, capivano a chi votare». Una volta eletti, i politici avrebbero ricambiato i “favori“, assumendo alcuni dei presunti affiliati nella cooperativa sociale. «A volte non andavano a lavorare, venivano richiamati perché dovevano avere rispetto del lavoro in sé». La base dei presunti accordi politico-mafiosi sarebbe stato un autolavaggio nella disponibilità della cosca. Nella prossima udienza sarà sentita la moglie del boss defunto Michele Bruni e Roberto Calabrese Violetta, altro collaboratore di giustizia.

Il commento della difesa

In una nota il commento dell’avvocato Enzo Belvedere, il quale ha evidenziato, dal suo punto di vista, che «contro il sindaco Orlandino Greco è naufragata definitivamente la testimonianza di un collaboratore che definir ondivago è gentile concessione a ben altre considerazioni. All’epoca del suo narrato al PM dott. Bruni, aveva già dovuto correggere il tiro su evidenti contraddizioni in relazione alla costituzione di una Cooperativa. Oggi, solo appena incalzato in controesame, ha reso ulteriore versione, inventando di sana pianta una possibile seconda fantomatica cooperativa, rendendosi conto che non riusciva a “salvare” il suo narrato sulla prima di cooperativa. Dopo le elezioni del 2008, infine, non è riuscito a formulare neanche un solo nome, rispetto ai suoi ex sodali, che fosse stato assunto nella detta Cooperativa come contropartita per una ricerca di voti! Insomma, nulla della originaria ipotesi accusatoria rimane».

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