giovedì,Luglio 18 2024

L’intervista | Da Castrovillari ai grandi set di Hollywood. Il sogno Giuseppe Bonifati nel cast del film su “Ferrari”

L'attore calabrese da molti anni vive e lavora in Danimarca. Poliglotta, giramondo, regista e drammaturgo è stato attore per Michael Mann nell'ultimo film dedicato al padre del Cavallino rampante che sarà presentato a Venezia

L’intervista | Da Castrovillari ai grandi set di Hollywood. Il sogno Giuseppe Bonifati nel cast del film su “Ferrari”

«Seppi della sostituzione di Kevin Spacey dai giornali. Mi avevano chiamato dalla produzione per chiedermi di tornare a Londra per delle scene aggiuntive. Quando arrivai sul set, Ridley Scott mi puntò il dito e mi disse: “È stata colpa tua”, poi rise». Giuseppe Bonifati ricorda quei giorni di lavorazione con Scott come una favola. Lui, calabrese, giramondo, poliglotta, ha lavorato per Scott in “Tutti i soldi del mondo”, con Tom Hollander nella serie della BBC “Us” (prendendosi anche le lodi dell’attore dalle colonne del London Times). A settembre al festival di Venezia, verrà presentato in anteprima “Ferrari”, l’ultimo film di Michael Mann (Heat, Collateral, L’ultimo dei Mohicani) ispirato alla figura del celebre padre del Cavallino rampante. Nel cast, oltre ad Adam Driver e Penelope Cruz, c’è anche lui, Giuseppe Bonifati.

Classe 1985, ha cominciato da piccolo a studiare ballo, il suo primo amore artistico. Dopo Roma è approdato a Milano tra i banchi della Scuola d’arte drammatica “Paolo Grassi” e da lì sempre più lontano, in quel Nord Europa che l’ha ammaliato senza lasciarlo più, approdando all’Odin Teatet – Nordisk Teaterlaboratorium in Danimarca, dove si é formato come drammaturgo e regista. Adesso è fondatore e direttore artistico del Det Flyvende Teater, un teatro molto particolare che si trova all’interno di un aeroporto «così è più facile per me e mia moglie Linda viaggiare, cosa che facciamo spesso».

Si può dire che ormai ha spiccato il volo, in tutti i sensi.

«Ma i piedi meglio tenerli sempre per terra».

Tutti attendono di vedere “Ferrari”, lei è nel cast, com’è stato lavorare per Mann?

«È una persona molto meticolosa, quasi maniacale nella cura dei dettagli. Ogni cosa deve essere perfetta e non sa quante volte siamo rimasti in piedi fino a tarda notte perché una scena non era ancora come l’aveva immaginata. Poi l’ultimo giorno, quando credevamo di aver finito, ci ha richiamati tutti».

E avete rigirato?

«In realtà ci ha vedere per salutarci con un applauso».

Che ricorda dell’esperienza su quel set?

«Gli attori sono stati eccezionali e molto gentili con me. C’era un macchinista che aveva il tatuaggio di Penelope Cruz su un braccio, lei era nel cast, ma lui non aveva il coraggio di avvicinarla. Quando le ho parlato della cosa, Penelope ha voluto a tutti costi che le mostrassi almeno la foto. Lui è quasi svenuto quando ha saputo».

Mann e Ridley Scott, due grandi registi con cui ha lavorato. Quanto sono diversi su set?

«Mann si prende i suoi tempi, ogni cosa viene preparata fin nei minimi dettagli, Ridley è molto istintivo, gli attori vanno in scena senza quasi aver provato, è un vulcano ma estremamente gentile. Di lui ho un ricordo splendido e poi, per me che sono anche un regista, vederlo lavorare è stata una palestra, una masterclass continua».

Stiamo parlando del film “Tutti i soldi del mondo”, sul rapimento Getty. Cast all star, e poi il caso Spacey sostituito da Christopher Plummer all’ultimo momento. Che aria si respirava in quei giorni?

«Ho conosciuto Spacey durante una scena in cui era completamente trasformato dal trucco. Non l’avevo riconosciuto. Mi giravo in continuazione e chiedevo: “Quando arriva?” e invece era già lì, già nella parte. Christopher Plummer è stato straordinario, non era facile per lui arrivare in una lavorazione già in corso e regalare una grande performance, l’ha fatto da grande professionista qual era».

In “Ferrari” interpreta Giacomo Cuoghi, lo storico avvocato del padre del Cavallino e suo amico per oltre trent’anni. Un uomo che la storia ci racconta come rigoroso e irascibile, pare che i due si diedero sempre del “lei” come è stato vestire quei panni?

«È un ruolo che mi ha emozionato, non è principale certo, ma l’ho affrontato con la giusta dose di concentrazione e passione, che è lo stato d’animo che mi muove da quando faccio questo lavoro. Sono davvero curioso di vedere il film, perché non si racconta solo la figura imprenditoriale di Ferrari ma anche il suo lato umano. E poi Adam Driver, che lo interpreta, è stato davvero grandioso».

O è sul set, o in teatro, o in tour o su un aereo, e da queste parti torna mai?

«La mia famiglia vive qui, a Castrovillari, e torno con piacere a trovarla, appena posso. Certo, per me che sono ormai abituato a un clima nordico, il caldo della Calabria è davvero duro da sopportare, allora ho deciso che il periodo di Natale, in pieno inverno sia l’ideale».

Per lei sarà come tornare a primavera inoltrata.

«Perfetto, direi»