martedì,Marzo 5 2024

Cosenza, «gli Abbruzzese sono le figure chiave dell’inchiesta “Reset”»

Il pm Cubellotti ha anche parlato di Luigi, Marco, Nicola e Antonio. Tra i reati discussi c'è soprattutto il tentato omicidio di Vincenzo Candreva

Cosenza, «gli Abbruzzese sono le figure chiave dell’inchiesta “Reset”»

Secondo la Dda di Catanzaro, i fratelli Luigi, Marco e Nicola Abbruzzese, e Antonio Abbruzzese (classe 1984), figlio di Giovanni Abruzzese, sono le figure chiave dell’inchiesta “Reset“, se consideriamo il clan degli “zingari” di Cosenza. Lo ha detto in requisitoria il pubblico ministero antimafia Corrado Cubellotti, parlando dei quattro imputati, tra le ultime posizioni trattate nell’udienza del 27 novembre scorso, presso l’aula bunker di Catanzaro.

Nell’intervento il magistrato di Catanzaro ha evidenziato che il giudicato cautelare sia stato favorevole alla Dda di Catanzaro, in quanto Luigi e Marco Abbruzzese non hanno presentato richiesta di Riesame, Antonio Abbruzzese (1984) invece aveva rinunciato e Nicola Abbruzzese infine aveva ottenuto un pronunciamento negativo.

“Reset”, il presunto clan Abbruzzese: la requisitoria

«Tutti e quattro hanno già riportato condanne, anche di una certa consistenza nell’ambito del procedimento Testa di Serpente, conclusosi con la sentenza di primo grado. Si tratta di condanne – ha dichiarato il pm Cubellotti – che hanno riguardato la gestione dello spaccio, la custodia delle armi e il compimento di attività estorsive, quindi i tre ambiti fondamentali di attività degli Abbruzzese, intesi come articolazione autonoma della confederazione sia sotto il profilo del 416 bis sia sotto il profilo dello svolgimento del narcotraffico».

«Il ruolo degli Abbruzzese all’interno dei due sodalizi, il discorso che può essere qui effettuato è quello che è stato ripetuto più volte dal punto di vista dei principi di diritto applicabile, cioè richiamando quella che è la Cassazione 18859/19 seconda sezione, quella strumentalità non necessaria nella prova tra reati fine e condotta di partecipazione, con specifico riferimento al 416 bis, è un dato qui di palmare evidenza nel momento in cui già le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia consentono e gli esiti dell’attività di intercettazione complessivamente intesa a prescindere dai singoli episodi consentono la definizione di un ruolo apicale di Nicola Abbruzzese accanto ai fratelli Luigi e Marco Abbruzzese».

Il tentato omicidio di Vincenzo Candreva

«Un’altra vicenda, che è importante, perché riguarda un fatto grave, è il tentato omicidio di Vincenzo Candreva, per il quale sono imputati Marco Luigi e Antonio Abbruzzese. Anche qui dal punto di vista della strategia criminale dei Banana, vediamo una tecnica di repressione del dissenso, comunque del contrasto drammaticamente dirompente per quello che è l’approccio metodologico dagli stessi seguiti. E anche qui l’apporto di Nicola Abbruzzese è un apporto che ha una chiara significatività» ha aggiunto il pm Cubellotti.

«Le fonti di prova sono costituite sostanzialmente dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, da una particolare attività di intercettazione, cioè una captazione che individua il momento genetico della rissa, che poi scaturisce, della, discussione che poi sfocia nell’esplosione dei colpi d’arma da fuoco e le immagini estrapolate dall’impianto di videosorveglianza installato nei pressi dello stabile, dove insiste l’abitazione dei Banana, cioè a Via Popilia».

I collaboratori di giustizia

I pentiti che hanno parlato di questo evento delittuose, richiamati dalla Dda nel corso della requisitoria, sono Celestino Abbruzzese, Anna Palmieri, Luciano Impieri, Alberto Novello, tutti «puntuali nella definizione degli autori come mandanti, dell’esecutore materiale, che viene individuato in Marco Abbruzzese, come colui che ha materialmente esploso i colpi d’arma da fuoco ed anche nell’individuazione del movente di questo delitto

Il movente

«In buona sostanza il movente del delitto è una discussione che nasce tra Candreva, Luigi Abbruzzese e Antonio Abbruzzese presso la casa della madre degli Abbruzzese» dove ci sarebbe stato «un alterco nel quale Candreva pretende il pagamento di un importo di 15-16 mila euro, relativo ad una precedente operazione di compravendita di una casa popolare, che aveva effettuato con una compravendita, una cessione di una casa che aveva effettuato» con un altro Abbruzzese, soggetto che aveva contratto un debito con «Vincenzo Candreva, che gli aveva ceduto l’immobile, rispetto al quale i fratelli Abbruzzese avevano funto da garanti. Nel corso di questo alterco, i toni utilizzati da Candreva non sono stati condivisi, perché sono stati toni di rimbrotto severo per il comportamento degli Abbruzzese, toni di contrapposizione, per cui si decide di punirlo e di punirlo con quella che poi nei fatti si rivela una vera e propria gambizzazione».

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