Posizione netta e originale degli attivisti bruzi sul trend topic del momento: il nuovo ospedale di Cosenza che nascerà ad Arcavacata nei pressi dell’Unical: «la vera questione è politica e ci interessa quale modello sanitario e quale idea di futuro immaginiamo per il nostro territorio»
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Un ragionamento originale, articolato, che posiziona gli attivisti de La Base lateralmente rispetto a chi alimenta il dibattito per consenso personale o per garantirsi un minimo di agibilità in vista dell’imminente partenza della campagna elettorale. Annunciando la loro presenza alla manifestazione del 26 maggio sul nuovo ospedale di Cosenza che sorgerà ad Arcavcata nei pressi dell’Unical, hanno prodotto un documento in cui rifuggono dalla narrazione istituzionale di Roberto Occhiuto e bocciano senza appello l’amministrazione Franz Caruso.
«Il dibattito sul nuovo ospedale dell’area urbana cosentina è la fotografia perfetta della distanza tra la politica locale e la realtà - scrivono -. Da un lato ci sono foto, video e rendering, oltre a un finto scontro tra Regione e Comune, tra centrodestra e centrosinistra, sulla localizzazione della nuova infrastruttura. Dall’altro ci sono i numeri del disastro sanitario, sempre peggiori. Ambulanze che non arrivano, medici che non ci sono, decessi evitabili ed emigrazione sanitaria che non accenna a diminuire».
«La questione sanitaria è una cosa seria e il dibattito più urgente dovrebbe riguardare il modello di sanità pubblica che si intende ricostruire. Una sanità efficiente deve anticipare le emergenze e costruire le condizioni affinché non si arrivi all’ospedalizzazione. Il modello sanitario necessario è decentralizzato e si basa su prevenzione, assistenza domiciliare e presenza capillare sul territorio. Ci vogliono costringere a parlare di rendering – sostengono gli attivisti - ma il tema ineludibile è questo e lo viviamo quotidianamente sulla nostra pelle».
Per La Base di Cosenza qui che emerge una questione focale, a loro dire «volutamente nascosta dalla narrazione trionfalistica di queste settimane, quella del personale sanitario». «Con quali medici, infermieri, operatori e specialisti dovrebbe funzionare il nuovo hub? Come si pensa di colmare una carenza di personale che oggi mette già in ginocchio gli ospedali esistenti? E soprattutto, come si sopravvive nel frattempo? Mentre il nuovo ospedale viene raccontato come la soluzione definitiva a tutti i problemi della sanità cosentina e calabrese - dicono - il presente continua infatti a essere segnato da una realtà drammatica. A partire dall’Annunziata, che vive da anni carenze croniche di personale e condizioni di enorme difficoltà, fino ai presidi territoriali svuotati, chiusi o soppressi nel corso degli anni e poi ciclicamente trasformati in promesse elettorali».
«Commissariamento o meno – rimarcano - il piano di rientro continua a pesare come un macigno sulla sanità regionale. Le pezze non bastano più. Non bastano i medici cubani utilizzati per tamponare l’emergenza. Non bastano i tirocinanti di infermieristica mandati in corsia a sostituire personale assente. Per questo il nuovo ospedale rischia di diventare l’ennesimo specchietto per le allodole, una grande opera venduta come soluzione miracolosa mentre si continua a ignorare il vero problema, cioè lo smantellamento progressivo della sanità pubblica territoriale e l’assenza di investimenti pubblici».
«E tutto questo rischia di avere un costo enorme anche sul piano urbano e sociale – si legge nella nota -. Per l’area a sud, da Cosenza fino alla Presila, oggi non esiste alcun piano di rilancio. Esiste soltanto il rischio di uno svuotamento progressivo della città, funzionale all’espansione edilizia verso nord e agli interessi della speculazione immobiliare. Ancora una volta il territorio viene trattato come uno spazio da piegare a uno sviluppo improvvisato. Si inseguono finanziamenti e grandi opere senza chiedersi quale impatto avranno sul tessuto urbano, sui quartieri e sugli equilibri sociali e territoriali della città».
Per La Base «il rischio è che il nuovo ospedale diventi l’ennesima occasione utile soprattutto ad alimentare la rendita immobiliare e gli interessi dei soliti palazzinari, mentre intere zone della città vengono lasciate all’abbandono. In tutto questo, l’amministrazione comunale di Cosenza appare completamente marginale rispetto a decisioni che riguardano direttamente la vita delle cittadine e dei cittadini. Nessuna capacità di incidere, nessuna proposta strategica, nessuna visione di città. Allo stesso modo, Regione Calabria in questi anni non ha avanzato uno straccio di progetto per Cosenza né destinato risorse».
«Dopo aver lasciato Palazzo dei Bruzi in dissesto economico e aver costretto i cosentini a pagare a caro prezzo, di tasca propria, le conseguenze del disastro amministrativo, il centrodestra si è totalmente disinteressato alla città. Franz Caruso e Roberto Occhiuto stanno condannando Cosenza al declino. Per questo il 26 maggio scenderemo in piazza e ci uniremo alla mobilitazione in Piazza Kennedy – annunciano - la discussione sul nuovo ospedale non può essere ridotta a una disputa localistica. La vera questione è politica e interessa quale modello sanitario e quale idea di futuro immaginiamo per il nostro territorio».


