Tanti i punti oscuri che orbitano intorno alla tragica fine dell’ufficiale di marina riportati nelle nuove relazioni di Legambiente. La perizia sulla «causa tossica» del decesso. L’ipotesi della tortura e quella perquisizione che portò scompiglio e turbamento
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Qual è stata la vera causa sulla morte del capitano di Fregata Natale De Grazia, deceduto «in circostanze quantomeno sospette» a soli 38 anni la notte tra il 12 e 13 dicembre 1995? E che fine hanno fatto le inchieste che stava conducendo sulle cosiddette navi a perde e navi dei veleni?
La Commissione parlamentare d’inchiesta sulle Ecomafie ha avviato un nuovo approfondimento investigativo. L’iniziativa ha preso piede, in sordina, a dicembre 2025 nel corso della commemorazione per la morte del capitano De Grazia. Galeotto è stato l’incontro, in quell’occasione, tra il senatore Nicola Irto e Legambiente. Ora l’associazione ambientalista, su spinta di Irto, ha fornito ulteriori argomentazioni e input per indirizzare l’inchiesta parlamentare.
La morte del capitano de Grazia e la perizia del 2012
Secondo Legambiente «ormai è acclarata l'assoluta e inspiegabile carenza a ogni livello delle indagini essenziali subito dopo la morte del Capitano nel 1995».
La morte per causa naturale non ha mai convinto l’associazione ambientale che punta il dito contro le prime «due carenti autopsie». Dopo 17 anni, una seconda perizia effettuata nel 2012 sentenziò che «la morte di De Grazia non fu nel modo più assoluto determinata da causa naturale, bensì con certezza da causa tossica che se pure non specificamente individuabile potrebbe corrispondere all’avvelenamento».
Questa perizia voluta dall’allora commissione parlamentare d’inchiesta avrebbe dovuto avviare nuove indagini. Ma per la Procura di Nocera Inferiore «non vi erano elementi tali da poter giustificare una riapertura delle indagini sul caso archiviato 15 anni prima, argomentando “la totale inutilità di accertamenti che si volessero eventualmente eseguire”». Il gip accolse la richiesta sulla base della perizia ma senza tenere conto, scrive Legambiente, della «relazione complessiva della commissione, che non gli era ancora pervenuta».
La “terza verità”
Eppure in questa relazione «si descriveva, con contorni precisi il clima di grande pericolo, di pressioni, di minacce in cui operava il pool, di cui Natale De Grazia era il motore investigativo e, dunque, il più esposto».
«Pressioni e atteggiamenti ostili» dei quali ha parlato anche il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi il 24 giugno del 2004 nell'assegnare la medaglia d'oro alla memoria di Natale De Grazia.
Esiste anche una “terza verità”, basata sulla tesi che nella notte tra il 12 e il 13 dicembre del 1995, l'ufficiale di Marina sarebbe stato sì ucciso, ma dopo essere stato sequestrato e brutalmente torturato. Una foto, in particolare, mostra il volto irriconoscibile, gonfio e tumefatto del capitano De Grazia. Quasi un pugile al termine di un incontro.
La «tangentopoli della Marina»
Le chiavi di lettura sulle ragioni del possibile omicidio dell’ufficiale sono molteplici. Non c’è solo l’affare delle navi dei veleni, calcolatamente affondate con carichi letali e tossici, ma all’orizzonte appare anche una sorta di «tangentopoli della Marina Militare italiana per la compravendita delle boe».
Tra l’altro la questione delle boe si collega, scrive Legambiente, «a un episodio inquietante e rimasto tra i più oscuri, avvenuto il 13 maggio 1995» nel corso di una perquisizione a casa di un facoltoso uomo d’affari. In quell’occasione Natale De Grazia perse il controllo.
«Non si sa se a metterlo in agitazione o addirittura ad impaurirlo – è scritto nella relazione – fu la netta percezione di essere spiati, oppure esplicite minacce o, infine, l'aver avuto concreta conferma che uno dei componenti del pool di cui già sospettava facesse il doppio gioco. Una cosa assodata è che, nel corso della perquisizione, come riassunse il sostituto procuratore titolare dell'indagine (a quell'appuntamento fisicamente assente): “erano emersi elementi circa un presunto coinvolgimento dei vertici militari della Marina in fatti di corruzione legati alla realizzazione di boe”».
Una dinamica che non è mai stata del tutto chiarita.
Tutto è spezzato, sospeso, nelle vicende che ruotano intorno alla figura di Natale De Grazia. Tutto è stato ammantato (volutamente?) da una fitta nebbia.



