Quattro gradi in più rispetto alla norma. È questa l'anomalia termica prevista per dicembre nelle acque del Pacifico tropicale nello scenario descritto dalle più recenti proiezioni sull'evoluzione di El Niño. Un valore che dà la misura della portata dell'evento atteso alla fine del 2026 e che potrebbe contribuire a spingere ulteriormente verso l'alto la temperatura media del pianeta.

Le ultime indicazioni della World Meteorological Organization (WMO) confermano che El Niño è ormai pienamente affermato e destinato a rafforzarsi ulteriormente nei prossimi mesi, fino a raggiungere una intensità molto forte verso la fine dell'anno. La probabilità che il fenomeno persista fino a febbraio 2027 è prossima al 100%.

Perché il Pacifico può cambiare il clima del pianeta

Per capire cosa sta accadendo bisogna guardare a una delle più grandi distese oceaniche della Terra. In condizioni normali gli alisei spingono verso ovest le acque calde superficiali, accumulandole nella zona dell'Oceania. Lungo le coste del Perù e dell'Ecuador, invece, risalgono acque profonde più fredde e ricche di nutrienti, alimentando uno degli ecosistemi marini più produttivi del pianeta.

È il meccanismo che caratterizza la fase opposta, La Niña. Quando gli alisei si indeboliscono e la circolazione atmosferica cambia, l'acqua calda accumulata nel Pacifico occidentale può spostarsi verso est. Il dislivello oceanico si riduce e le acque superficiali davanti alle coste sudamericane si riscaldano: è la fase di El Niño, parte del più ampio fenomeno ENSO.

Dicembre è il momento da osservare

Il dato dei 4 °C di anomalia termica acquista particolare importanza perché il picco dell'evento viene collocato proprio verso la fine del 2026. Non significa che l'intero Pacifico sarà quattro gradi più caldo, ma che in determinate aree e secondo lo scenario considerato le temperature superficiali potrebbero raggiungere valori eccezionalmente superiori alla media.

Le previsioni ufficiali confermano comunque la direzione del fenomeno. La NOAA indica una probabilità superiore al 90% di un El Niño molto forte nell'autunno e nell'inverno 2026-27 e una probabilità del 69% che l'episodio ottobre-dicembre raggiunga una intensità storica, superiore a quella degli eventi registrati dal 1950.

È proprio l'eccezionalità dello scenario che ha portato alcuni ricercatori e osservatori a parlare di «Super El Niño». La definizione, però, non rappresenta una categoria ufficiale della WMO, che parla più prudentemente di un evento «molto forte».

Caldo globale e fenomeni estremi

El Niño non è la causa del cambiamento climatico, ma agisce su un pianeta che è già molto più caldo rispetto al passato. Un evento di grande intensità può quindi aggiungere ulteriore calore al sistema climatico e aumentare la probabilità di nuovi record della temperatura media globale.

Gli effetti non saranno uguali ovunque. El Niño può modificare profondamente la distribuzione delle precipitazioni: alcune aree possono essere investite da piogge eccezionali e alluvioni, mentre altre possono affrontare siccità più severe e un maggiore rischio di incendi. La WMO avverte proprio della possibilità di cambiamenti significativi nei regimi di temperatura e precipitazione e di un aumento dei rischi legati a caldo estremo, siccità e alluvioni.

E l'Italia?

Qui è necessaria cautela. El Niño non determina automaticamente il tempo europeo e non sarebbe corretto attribuire a questo fenomeno qualsiasi ondata di maltempo che interesserà il Mediterraneo nei prossimi mesi.

L'influenza sul nostro continente è infatti molto più indiretta rispetto a quella esercitata sulle aree tropicali e sulle coste occidentali del Sud America. Le dinamiche dell'Atlantico e altri fattori atmosferici possono modificare o attenuare il segnale proveniente dal Pacifico.

Il dato più importante riguarda piuttosto il quadro globale: la WMO prevede temperature superiori alla norma in quasi tutte le aree continentali nel periodo settembre-novembre 2026 e considera molto elevata la probabilità che El Niño continui anche nei primi mesi del 2027.

Per questo dicembre potrebbe diventare un mese chiave. Se il Pacifico raggiungerà davvero anomalie prossime ai 4 °C nello scenario più estremo, l'evento si inserirà in un contesto climatico già caratterizzato da temperature oceaniche eccezionalmente elevate.

Il punto non è soltanto quanto sarà caldo il Pacifico. È ciò che quel calore potrà aggiungere a un sistema climatico che parte già da livelli record. E il 2026 potrebbe così consegnare al 2027 un'eredità climatica tutt'altro che semplice.