Cinquant’anni di osservazione scientifica, divulgazione e passione per la biodiversità. Gianluca Congi, vicepresidente della Società Ornitologica Italiana, è uno dei volti più autorevoli nel panorama nazionale per lo studio e la tutela degli uccelli selvatici. In questa lunga intervista racconta la sua storia, il valore della Sila come scrigno di biodiversità e le sfide del presente, dai cambiamenti climatici alla necessità di un’educazione ambientale diffusa.

«La Società Ornitologica Italiana è nata nel 1975. Si occupa di studiare gli uccelli selvatici, ma soprattutto di divulgare questi contenuti. Per questo pubblichiamo la rivista Gli uccelli d’Italia, con studi condotti in tutto il Paese e talvolta anche nel bacino del Mediterraneo».

Il vicepresidente della Società Ornitologica Italiana, racconta 50 anni di studi sui volatili e i progetti per tutelarli

Per Gianluca Congi, l’ornitologia non è mai stata solo un interesse accademico: «La mia passione è nata a 5 o 6 anni, osservando gli uccelli nei pressi di casa. All’epoca non c’erano testi o internet come oggi. Ho coltivato questa curiosità giorno dopo giorno, trasformandola in un impegno quotidiano. Vado sul campo in tutte le stagioni, con la neve, il sole, il vento, per osservare, ascoltare e monitorare».

Le nuove specie e quelle a rischio

Gli effetti del cambiamento climatico sono visibili anche tra le ali degli uccelli. «Alcune specie stanno salendo di quota, altre rischiano l’estinzione locale. Ad esempio, l’ostiacino è un piccolo migratore transahariano che nidifica in Sila: la nostra zona è il limite meridionale della sua diffusione in Italia. Oggi è sempre più raro a causa del cambiamento climatico e della trasformazione degli habitat».

Allo stesso tempo, ci sono anche “new entry”: «La cicogna nera ha nidificato alle quote più elevate d’Italia proprio in Sila. Il gruccione, un uccello variopinto che solitamente nidificava in pianura, è stato avvistato a 1400 metri. E poi c’è l’aquila reale, tornata a nidificare in Sila grande dopo decenni. Tutti segnali importanti per la scienza».

Lo studio degli uccelli avviene con metodi rigorosi. «Utilizziamo i transetti: percorsi di un chilometro da compiere in 30 minuti annotando tutto quello che si vede e si sente. L’udito è fondamentale: spesso si riconosce la presenza di una specie solo dal canto».

Ma c’è sempre una regola aurea: il rispetto. «Quando entriamo in natura dobbiamo farlo in punta di piedi. Alcuni uccelli sono più confidenti, come le cince. Altri vanno osservati da lontano con il cannocchiale. Disturbare una nidificazione può compromettere tutto».

La Sila nella grande ornitologia italiana

Tra le tante attività della Società Ornitologica, spicca lo “Speciale Sila”, realizzato per il 50° anniversario. «È un inserto pubblicato per la prima volta in modo così completo nella rivista Gli uccelli d’Italia. Lo abbiamo presentato all’Università della Calabria, con il contributo del sistema museale di Ateneo e del museo zoologico appena inaugurato».

Lo Speciale contiene dieci lavori scientifici. «C’è uno studio accurato sui 60 uccelli nidificanti nella riserva FAI dei Giganti della Sila. Una checklist frutto di sette anni di lavoro sui 31.000 ettari della Zona di Protezione Speciale della Sila Grande. E otto schede sulle specie più iconiche: aquila reale, ostiacino, gruccione, cicogna nera, tordo bottaccio e altri ancora».

Il lavoro è stato possibile grazie a una rete di collaborazioni. «Ringrazio la Lipu Sila, la Riserva regionale del Vergari, il Parco Nazionale della Sila e il FAI. Senza sinergia non si ottengono risultati concreti. Ci sono voluti anni per raccogliere i dati».

L’atlante, le foto e l’etica della pazienza

Nel 2020 è uscito il secondo volume del suo libro: Atlante fotografico degli uccelli del Parco Nazionale della Sila. «Ci ho lavorato per 23 anni, iniziando a 17 anni. Sono quasi 900 foto, ognuna con una storia. La più difficile? Il picchio rosso mezzano: rarissimo nell’Appennino meridionale, difficile da avvistare e ancor più da fotografare. Per ottenere certi scatti servono ore e giorni di appostamento, con freddo e fame, sveglie alle 4 del mattino. Serve una pazienza enorme».

Congi ha esplorato boschi in tutta Italia, ma il suo cuore resta alla Sila. «Sono nato qui, cresciuto qui. Questo territorio è parte di me. Ogni occasione è preziosa per parlare di questi temi, che spesso restano ai margini dell’informazione».

Studiare per proteggere: piccoli gesti, grandi risultati

Alla base di tutto c’è un principio chiaro: «Studiamo per tutelare, non per pubblicare. Lo studio serve a conservare la biodiversità. Abbiamo segnalato presenze di specie importanti in aree interessate da tagli forestali. In alcuni casi siamo riusciti a posticipare gli interventi, salvando nidificazioni. L’anno dopo siamo tornati e quegli uccelli erano ancora lì. Piccoli gesti, grandi risultati».

La collaborazione con l’Ente Parco e i siti della Rete Natura 2000 è fondamentale. «Solo unendo competenze, enti e associazioni si possono fare cose importanti».

Eventi e didattica: crescere con la biodiversità

Oltre alla ricerca, c’è la divulgazione. «Ogni anno organizziamo l’Euro Bird Watch, evento europeo che si svolge in autunno. Ci ritroviamo al lago Ariamacina per monitorare le migrazioni. I dati confluiscono in un grande database europeo».

C’è anche un progetto con le scuole. «Con l’istituto Da Vinci di San Giovanni in Fiore, i ragazzi hanno finanziato con una lotteria l’installazione di cassette nido in parchi pubblici, per favorire la nidificazione di uccelli insettivori. Ora estenderemo il progetto ad altri paesi della Presila crotonese. È una bellissima esperienza».

Infine, il messaggio più importante: «Non siamo padroni della natura. Siamo ospiti. E come tali dobbiamo comportarci, con rispetto, attenzione e amore per ogni creatura che ci circonda».