A Paola il procuratore della Repubblica lega il consenso alla separazione delle carriere alla domanda di un sistema meritocratico: «Oggi esistono tante cordate, più o meno occulte...»
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Domenico Fiordalisi, procuratore capo di Paola
«Alla fine prevarrà il Sì». È il passaggio più netto dell’intervento del procuratore della Repubblica di Paola Domenico Fiordalisi, già giudice della Corte di Cassazione, durante il convegno sul referendum della giustizia intitolato “Perché Sì”, ospitato all’Auditorium Sant’Agostino. Fiordalisi, intervenendo sul tema della separazione delle carriere e del Csm, ha legato la sua posizione a un problema che – a suo avviso – viene prima di ogni polemica politica: la distanza crescente tra cittadini e giurisdizione.
Nel suo ragionamento, il nodo è una domanda di giustizia che resta insoddisfatta. «Ho percepito che c’è un problema di domanda nel rapporto tra cittadino e giudice che è ancora inadeguatamente insoddisfatto», ha detto, spiegando che questa esigenza di “parità” e di rapporto diretto con chi giudica finisce per spingere verso il consenso alla riforma. «Sono sicuro che alla fine prevarrà il sì, perché questa esigenza di ottenere un rapporto diretto con il giudice, con condizioni di parità, sottende quest’altra esigenza, quella di avere una giustizia effettiva».
Fiordalisi ha poi richiamato il tema che, per lui, rappresenta la “vera essenza” del giudicare: la motivazione. «La vera giurisdizione ha il suo culto nella motivazione», ha sottolineato, rivendicando la funzione della Cassazione come presidio di metodo e garanzia: «La Cassazione è la culla e custode dei valori della giurisdizione, proprio perché la motivazione ha anche una funzione di garanzia che permette il controllo attraverso il sistema delle impugnazioni». Per Fiordalisi, quel controllo è «uno strumento di democrazia» che migliora la qualità della decisione perché trasforma il processo in «un dialogo tra giudice e parti» destinato a essere verificato dal giudice superiore.
Da qui l’attacco alle decisioni senza sostanza argomentativa. «Tutte le volte che noi abbiamo questi provvedimenti o delle motivazioni apparenti è lì che tradiamo la Costituzione», ha affermato il capo della Procura di Paola.
Il procuratore ha collocato il problema soprattutto nella fase iniziale del circuito penale, dove - secondo la sua lettura - la motivazione rischia di appiattirsi e di lasciare spazio a un potere non controllato. «Soprattutto nelle procure, soprattutto nel rapporto procure, dove alla fine il controllo si appiattisce, ci sono tantissime motivazioni apparenti: è lì che si forma questa nicchia di potere, che può sconfinare nell’arbitrio», ha sostenuto. E ancora: «È lì che io avverto che il cittadino sente la sua domanda di giustizia non adeguatamente soddisfatta».
Un’altra parte centrale dell’intervento è stata dedicata alla trasformazione “fisica” della giustizia nei territori. Fiordalisi ha evocato la soppressione delle preture e, più in generale, l’accorpamento degli uffici come fattori che avrebbero allontanato il giudice dalla comunità. «Abbiamo soppresso le preture che erano il luogo per eccellenza, in cui questo rapporto tra cittadino e giudice. Era un rapporto diretto, più umano, più vero», ha detto, collegando quel processo alle successive chiusure.
In questo quadro, Fiordalisi ha sostenuto che la spinta verso il “Sì” non dipenderà soltanto dalle contrapposizioni politiche, ma dalla necessità - avvertita dai cittadini - di un sistema più controllabile e percepito come più equo. «Al di là delle polemiche questa domanda porterà alla vittoria del sì», ha ribadito. E, sul tema del rapporto tra pubblico ministero e potere esecutivo, ha scelto una posizione dichiaratamente non difensiva: «Personalmente non ho paura di finire sottoposto come pubblico ministero al ministro della Giustizia», perché «il ministro risponde al governo, risponde a un Parlamento, qualunque onorevole o senatore può fare un’interpellanza e costringere quel ministro a rispondere nel luogo della democrazia».
Un modello che, nella sua lettura, imporrebbe responsabilità “visibili”, a differenza di dinamiche interne che lui descrive come opache: «Oggi con tante cordate, più o meno occulte, si svela che c’è una deriva, un tradimento del proprio giuramento dinanzi alla Costituzione».
I partecipanti al convegno
All’incontro, in programma martedì 17 marzo alle ore 15.30 a Paola, hanno preso parte per i saluti istituzionali: Roberto Perrotta, sindaco della città; Gianfranco Parenti, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Paola; Giuseppe Bruno, presidente delle Camere Penali di Paola; Anastasia Vommaro, referente Lega Giovani Provincia di Cosenza. Ha introdotto i lavori Emira Ciodaro, presidente del Consiglio comunale di Paola.
Tra gli interventi annunciati: Roberto Le Pera, presidente delle Camere Penali di Cosenza; Pasquale Naccarato, avvocato penalista; Cesare Badolato, avvocato penalista. A concludere: Simona Loizzo, deputata della Repubblica, e Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione e del Merito. Il dibattito è stato moderato dal giornalista Domenico Abramo.




