La Corte d’Appello di Catanzaro ha riqualificato l’accusa contestata a Gabriele Politano, inizialmente chiamato a rispondere di tentato omicidio ai danni di un avvocato del Foro di Castrovillari avvenuto a Corigliano Rossano, nella più lieve fattispecie di lesioni personali. La decisione è stata adottata dalla Prima Sezione penale della Corte d’Appello, presieduta da Carè, con a latere Ciociola e Palumbo.

La pronuncia è arrivata in accoglimento dei motivi di appello presentati dai difensori dell’uomo, gli avvocati Cristian Cristiano e Martina Pellegrino, entrambi del Foro di Cosenza. La pena è stata conseguentemente rideterminata: dai 6 anni di reclusione inflitti in precedenza si passa a 2 anni e 8 mesi.

La vicenda era avvenuta all’interno dello studio professionale del legale. Secondo la ricostruzione della Procura, al termine di un diverbio seguito a un colloquio tra l’avvocato e Politano, all’epoca suo cliente, l’uomo avrebbe colpito il professionista con un coltello da sub dalla lama di circa 20 centimetri. La persona offesa era stata successivamente trasferita al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Cosenza.

La tesi della difesa sul tentato omicidio

Al centro dell’impugnazione presentata dagli avvocati Cristiano e Pellegrino vi era, in particolare, la contestazione dell’esistenza di un effettivo dolo omicidiario, anche nella forma del cosiddetto dolo alternativo.

La difesa ha evidenziato diversi elementi ritenuti incompatibili, secondo la propria prospettazione, con la volontà di provocare la morte della persona offesa. Tra questi, l’unicità del colpo inferto, la mancata prosecuzione dell’aggressione e il fatto che, dopo l’episodio, i due uomini sarebbero rimasti nella stessa stanza, da soli, per un periodo di tempo significativo.

È stata inoltre sottolineata l’assenza di frasi o altre manifestazioni che, secondo la difesa, potessero indicare un’intenzione di uccidere. Nel corso dell’udienza, i legali hanno sostenuto anche la configurabilità del cosiddetto dolo d’impeto, collegandolo alla dinamica improvvisa del litigio. Secondo quanto riferito dalla difesa, il diverbio sarebbe scaturito da una contestazione mossa dall’imputato nei confronti del professionista in relazione a una presunta colpa professionale e al rifiuto del legale di fornire i dati della propria polizza.

Il precedente giudizio e la riduzione della pena

La vicenda aveva già subito un primo ridimensionamento nel corso del processo di primo grado. In quella fase erano infatti cadute entrambe le aggravanti inizialmente contestate, quella della premeditazione e quella dei futili motivi. La Procura di Castrovillari, insieme alla parte civile, aveva chiesto una condanna a 10 anni di reclusione. La sentenza di primo grado aveva invece fissato la pena in 6 anni.

La nuova decisione della Corte d’Appello modifica ora ulteriormente la qualificazione giuridica del fatto, passando dal tentato omicidio alle lesioni personali e portando la pena a 2 anni e 8 mesi. Politano era stato già scarcerato nell’agosto scorso, dopo una precedente decisione della stessa Prima Sezione della Corte d’Appello di Catanzaro, intervenuta anche alla luce di un provvedimento cautelare della Corte di Cassazione.

In quella sede, secondo quanto riferito dai difensori, la Suprema Corte aveva valorizzato diversi elementi ritenuti sintomatici di un affievolimento delle esigenze cautelari, ritenendo adeguata la misura degli arresti domiciliari.

Attese le motivazioni della Corte

La decisione della Corte d’Appello è stata assunta in attesa delle motivazioni. I giudici di secondo grado hanno infatti riservato 90 giorni per il deposito del provvedimento. Saranno dunque le motivazioni a chiarire nel dettaglio il percorso argomentativo seguito dalla Corte nella riqualificazione dell’originaria contestazione di tentato omicidio in quella di lesioni personali e nella conseguente rideterminazione della pena.