La Prefettura di Cosenza descrive un Comune condizionato dalle cosche: repressione selettiva, appalti opachi e amministrazione assecondante
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
Secondo quanto riportato nella relazione della Prefettura di Cosenza, la soggezione dell’ente locale agli interessi delle consorterie criminali operanti sul territorio sarebbe emersa in maniera significativa anche nell’ambito delle attività di contrasto all’abusivismo edilizio. In particolare, viene riferito che la polizia municipale di Altomonte avrebbe concentrato la propria azione repressiva esclusivamente sugli abusi edilizi ritenuti “meno eclatanti” e commessi da persone incensurate, mentre le violazioni più gravi, riconducibili prevalentemente a soggetti considerati contigui alle locali cosche mafiose – tra i quali figura anche l’imprenditore più volte richiamato nella relazione – sarebbero state accertate e segnalate all’autorità giudiziaria dalle forze di polizia statali.
La relazione evidenzia, inoltre, che proprio con riferimento agli abusi edilizi più gravi ed evidenti, alcuni dei quali realizzati su terreni demaniali, il Comune di Altomonte non avrebbe adottato i provvedimenti consequenziali previsti dalla legge, quali l’abbattimento dei manufatti abusivi o la loro acquisizione al patrimonio comunale.
L’attività svolta dalla commissione di accesso è stata successivamente esaminata in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. In tale contesto, i componenti dell’amministrazione giudiziaria, nel chiarire che i fatti segnalati dall’organo ispettivo dovevano essere valutati nel loro complesso e in una prospettiva preventiva, hanno rilevato la presenza di una pluralità di elementi indicativi di collegamenti tra l’amministrazione comunale e la criminalità organizzata, con conseguenze sull’ordinaria attività amministrativa dell’ente.
Particolare rilievo, secondo quanto riportato nella relazione, è stato attribuito alle illegittimità riscontrate nelle procedure ad evidenza pubblica, spesso definite mediante affidamenti diretti, con violazioni dei principi di trasparenza, rotazione e parità di trattamento tra gli operatori economici. Vengono inoltre richiamate interferenze della componente politica nei confronti di imprese affidatarie di servizi, anche attraverso indicazioni sul personale da assumere, nonché la grave omissione dei controlli preventivi antimafia, omissione che avrebbe consentito l’affidamento di lavori e servizi a soggetti e imprese destinatari di interdittive prefettizie.
La relazione si sofferma poi sul cosiddetto “ruolo esondante” attribuito a un dipendente comunale nella gestione complessiva dell’ente. Secondo l’organo ispettivo, l’amministrazione comunale non sarebbe intervenuta per contenere tale ruolo mediante l’esercizio delle proprie prerogative, assumendo invece una condotta definita come “assimilabile a una postura assecondante” rispetto agli interessi di soggetti legati alla criminalità organizzata, a discapito di quelli pubblici che avrebbero dovuto essere perseguiti in via istituzionale. In tale contesto, la relazione colloca anche le immagini fotografiche che ritraggono il sindaco di Altomonte, con la fascia tricolore, insieme all’imprenditore ritenuto contiguo agli ambienti criminali locali, richiamandone il valore simbolico nel contesto territoriale di riferimento.
Dall’esame congiunto della relazione della commissione di indagine e di quella del prefetto di Cosenza, viene descritto un quadro caratterizzato da una diffusa carenza di legalità dell’azione amministrativa e da una condizione di precarietà degli uffici comunali, dalla quale sarebbero derivate irregolarità gestionali e un livello di compromissione ritenuto significativo dell’amministrazione nel suo complesso, configurando una grave mala gestio della cosa pubblica.
In particolare, le relazioni richiamano la presenza di elementi ritenuti concreti, univoci e rilevanti in ordine a collegamenti diretti o indiretti tra componenti dell’amministrazione locale ed esponenti della criminalità organizzata di tipo mafioso. Le circostanze analiticamente esaminate avrebbero evidenziato una serie di condizionamenti dell’ente locale orientati al perseguimento di fini diversi da quelli istituzionali, con conseguente perdita di credibilità dell’istituzione e pregiudizio per gli interessi della collettività.
Alla luce di tali elementi, nella proposta conclusiva è stata ritenuta sussistente la necessità di adottare il provvedimento di scioglimento del Consiglio comunale di Altomonte, ai sensi dell’articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. In considerazione della presenza e dell’estensione dell’influenza criminale rilevata sul territorio, che farebbe riferimento alla cosca Forastefano di Cassano allo Ionio, viene inoltre indicata come opportuna la determinazione della durata della gestione commissariale in diciotto mesi.



