L’ombra della ’ndrangheta nel Comune di Altomonte. La relazione antimafia che ha portato allo scioglimento del Comune, situato a metà tra la zona del Pollino e quella della Valle dell’Esaro, mette in luce le presunte infiltrazioni mafiose nell’ente comunale da parte di uno dei clan operanti nella piana di Sibari, dove, dal punto di vista criminale, l’autorità giudiziaria ritiene vi sia il controllo del territorio da parte delle famiglie Abbruzzese e Forastefano di Cassano all’Ionio.

Un lungo e dettagliato percorso illustrato in 36 pagine che, nella prima parte, dà conto delle motivazioni che hanno portato a tale decisione, assunta dal Consiglio dei Ministri su proposta del Ministero dell’Interno. Nel mirino dello Stato sarebbero finiti diversi soggetti, alcuni dei quali già coinvolti in operazioni antimafia condotte sia dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, oggi diretta dal procuratore capo Francesco Lo Voi, sia dall’ufficio di Procura di Catanzaro, coordinato dal procuratore capo Salvatore Curcio.

L’area di Altomonte, prima di entrare nel merito della relazione, è collocata, nel contesto giudiziario, nel circondario di Castrovillari. Un’area che in passato ha visto le cosche cittadine esercitare un forte predominio nei settori degli appalti pubblici, delle estorsioni e del traffico di droga. Centro di potere criminale oggi decisamente spostato a Cassano all’Ionio, dove le recenti inchieste antimafia hanno scoperchiato le condotte illecite dei rispettivi gruppi mafiosi.

A tal proposito, di recente è giunto al termine il processo abbreviato dell’inchiesta “Kossa”, facendo registrare una raffica di condanne per coloro i quali hanno favorito gli interessi economici del clan Forastefano. Proprio l’indagine “Kossa” viene citata nella relazione antimafia. Ma a Cassano all’Ionio e dintorni, luoghi sporcati da sangue e pallottole per via degli oltre dieci omicidi avvenuti dal 2018 fino ai giorni nostri, esisterebbe il nucleo degli Abbruzzese, raggiunto da due diverse ordinanze di custodia cautelare – “Athena” e “Athena 2” – che hanno azzerato i vertici dell’organizzazione di stampo mafioso. Il quadro, tuttavia, non è ancora completo e lo Stato farà sentire la sua presenza.

Tornando ad Altomonte, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha evidenziato che nel Comune, i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative dell’8 e 9 giugno 2024, sarebbero state riscontrate forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata che comprometterebbero la libera determinazione e «l’imparzialità dell’amministrazione locale», nonché il buon andamento e il funzionamento dei servizi, «con grave pregiudizio dell’ordine e della sicurezza pubblica».

Dall’attività di monitoraggio avviata dalla Prefettura di Cosenza e da riscontri di natura giudiziaria concernenti la presenza sul territorio di Altomonte di consorterie mafiose, sarebbero emerse possibili forme di condizionamento dell’amministrazione comunale da parte di organizzazioni criminali.

Il prefetto di Cosenza, con decreto prefettizio del 28 gennaio 2025, successivamente prorogato per ulteriori tre mesi, ha disposto l’accesso presso il suddetto Comune per gli accertamenti di rito, ai sensi dell’articolo 143, comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

Al termine dell’accesso, la commissione d’indagine ha depositato le proprie conclusioni. Sulle relative risultanze, il 1° settembre 2025, il prefetto di Cosenza, Maria Rosa Padovano, sentito il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, consesso integrato per l’occasione con la partecipazione del procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Castrovillari, Alessandro D’Alessio, e del procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Giancarlo Novelli, ha trasmesso l’allegata relazione, che costituisce parte integrante della presente proposta, nella quale si darebbe atto della sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti e indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando pertanto i presupposti per l’applicazione delle misure di cui al citato articolo 143 del decreto legislativo n. 267/2000.

Sul territorio di Altomonte, come detto, sarebbe stata rilevata la presenza di un gruppo criminale affiliato alla ’ndrangheta cosentina, «cosca che con il tempo è confluita in altra consorteria con raggio d’azione esteso alla fascia ionica cosentina», come evidenziato dalle risultanze di diverse operazioni antimafia svoltesi in quel territorio, tra cui la più recente denominata “Kossa”.

Il confluire delle risultanze investigative riporta alla mente le ipotesi investigative riguardanti la cosiddetta “pax mafiosa” tra gli Abbruzzese e i Forastefano dopo anni di guerre. C’è da dire che negli ultimi mesi, dopo il ferimento di Domenico Forastefano, già condannato per associazione mafiosa e padre di Pasquale, oggi al 41 bis, le cose potrebbero essere cambiate.

Secondo il Viminale, le «organizzazioni malavitose» avrebbero inciso fortemente sull’andamento amministrativo e politico-gestionale del Comune di Altomonte, soprattutto attraverso le presunte interferenze operate da un imprenditore che, come emerge da numerose indagini, «è un personaggio notoriamente legato alla locale criminalità organizzata», rappresentandone «espressione imprenditoriale».

Per il Ministero dell’Interno, la pericolosità del soggetto si evincerebbe anche dal fatto che negli ultimi anni è stato destinatario della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per la durata di cinque anni, disposta dal Tribunale di Catanzaro, con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza, nonché della confisca di numerosi beni di sua proprietà e di un provvedimento preventivo antimafia della Prefettura di Cosenza.

Nel documento antimafia vengono segnalati anche «rapporti di parentela e di frequentazione che pongono in stretta relazione alcuni amministratori comunali», finiti nel mirino per «parentele scomode» con soggetti riconducibili al locale clan mafioso, a cui si fa riferimento per rapporti personali tra l’imprenditore e un soggetto ritenuto vicino ai Forastefano.

Dalle analisi investigative viene inoltre evidenziata «la figura di un consigliere comunale più volte controllato insieme a malavitosi legati alla criminalità organizzata, che fino al settembre 2023 è stato socio in affari del sopracitato imprenditore».

L’amministrazione comunale, diretta fino al giorno dello scioglimento da Gianpietro Coppola, è citata nella relazione. «Di rilievo la vicenda riguardante un assessore comunale emersa durante le audizioni rese alla commissione d’indagine e relativa al personale impiegato presso una società aggiudicataria di un servizio comunale». A tal proposito, agli investigatori risulterebbe che «il citato assessore avrebbe segnalato due nominativi da assumere presso la società affidataria, entrambi legati alla criminalità organizzata altomontese, uno dei quali stretto parente del dipendente comunale nei confronti del quale il prefetto di Cosenza ha chiesto l’applicazione della misura di cui al comma 5 del D.Lgs. n. 267/2000».

Le parole dell’ex sindaco

La relazione prefettizia parla anche dell’atteggiamento assunto al riguardo dall’allora primo cittadino di Altomonte, il quale, in sede di audizione innanzi alla commissione d’indagine, si è detto convinto - oltre ogni evidenza pubblica, anche di natura giudiziaria - della «(...) assoluta assenza di criminalità organizzata (...)» sul territorio amministrato, precisando di non avere contezza di una tale presenza così pervicace e di non aver mai ricevuto segnalazioni da parte del settore attività produttive di «tentativi di oppressione». In conclusione, Coppola ha dichiarato di non vedere «motivi economici di interesse nei confronti delle attività comunali».